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Friday, January 30, 2026

CHI È DIO?

Di Vito Di Paola


La risposta a questa domanda potrebbe tranquillamente valere un miliardo di dollari.

Per secoli è stato il territorio di teologi e mistici. Ma oggi, la fisica teorica e la cosmologia stanno bussando a quella stessa porta, cercando di dare un nome e una formula a ciò che abbiamo sempre chiamato Dio.

Non stiamo parlando di un uomo con la barba tra le nuvole, ma di una struttura, un'intelligenza o una legge che sottende tutto ciò che esiste.

La scienza non cerca più Dio nel cielo, ma nelle pieghe dello spazio-tempo e nei bit di informazione.

Adesso proveremo a spingerci oltre la ragione, oltre il muro di Planck. Ecco le teorie scientifiche più accreditate (e inquietanti) che cercano di spiegare l'architetto del cosmo.

Dio come "Codice"

La Teoria della Simulazione

Una delle ipotesi più discusse (sostenuta da menti come Nick Bostrom e accarezzata da Elon Musk) suggerisce che l'Universo non sia materia, ma computazione. In questo scenario, ciò che chiamiamo Dio è il Programmatore.

Se l'universo è governato da leggi matematiche precise e costanti fisiche finemente regolate, è possibile che siamo all'interno di una simulazione ultra-avanzata.

Dio è il SysAdmin: In questa prospettiva, i miracoli sarebbero 'patch' del sistema e le leggi della fisica il codice sorgente. Il 'divino' è l'intelligenza che ha impostato le condizioni iniziali del software cosmico.

Dio come "Informazione": Il Biocentrismo e l'Universo Partecipativo

Il fisico Robert Lanza e il leggendario John Wheeler hanno proposto che l'universo non esista indipendentemente dall'osservatore. È la coscienza a creare la realtà.

L'Universo Olografico: Dio potrebbe essere la Coscienza Collettiva o l'Informazione Pura che si manifesta attraverso di noi. Secondo il principio olografico, ogni parte dell'universo contiene l'informazione del tutto.

Il Grande Osservatore: Se la meccanica quantistica ci dice che una particella esiste solo quando viene osservata, Dio sarebbe l''Osservatore Ultimo' che mantiene l'universo in uno stato di esistenza coerente.

Dio come "Equazione": Il Panteismo Matematico

Per Albert Einstein e Baruch Spinoza, Dio si rivela nell'armonia ordinata di ciò che esiste. Non è un essere che interviene, ma la “Logica del Cosmo”.

La Teoria del Tutto: Molti fisici teorici, cercando la E = mc^2 definitiva che unisca gravità e meccanica quantistica, sentono di essere vicini a leggere 'la mente di Dio.

Fine-Tuning (Sintonizzazione Fine): La scienza osserva che se la forza di gravità o la massa dell'elettrone variassero di una frazione infinitesimale, l'universo collasserebbe o non formerebbe stelle. Questo 'ordine' è, per molti, la prova di un'Intelligenza Matematica intrinseca alla materia.

Dio come "Multiverso"

L'Autocreazione Quantistica

Alcune teorie suggeriscono che l'universo si sia creato dal nulla attraverso una fluttuazione quantistica. In questo caso, Dio è la Legge della Probabilità.

L'Universo che si Autogenera: Secondo Stephen Hawking, poiché esiste una legge come la gravità, l'universo può e si creerà dal nulla. Dio non è l'agente esterno, ma il meccanismo stesso della creazione spontanea che si ripete in infiniti multiversi.

Le ipotesi e le teorie per cercare di capire chi sia il creatore del tutto sono tante e alcune molto verosimili e affascinanti, ma alla fine, nessuna riesce davvero a convincere la logica umana.

La scienza, tuttavia, ha trovato qualcosa che gli somiglia terribilmente: un ordine così profondo, un'eleganza così sottile e una complessità così vasta da far tremare anche il più ateo dei ricercatori. Forse Dio è solo il nome che diamo a ciò che non abbiamo ancora tradotto in equazioni.

E tu cosa ne pensi? Chi è secondo te DIO?


Thursday, January 29, 2026

DEMONI TRASMESSI SESSUALMENTE... (Cosa significa davvero per gli empatici)

Di Anonimo


Lasciatemi parlare con quelli che sentono tutto...
Probabilmente avete già sentito questa frase:
"Demoni trasmessi sessualmente".
Sembra folle finché non la vivete.

Lasciate che ve la spieghi in parole semplici.

1. Non si tratta di malattia. Si tratta di ENERGIA.
Questo non è un termine medico.
Nessuno in ospedale vi diagnostica "MST - demoni".
Questo è il linguaggio di una chiesa di strada per qualcosa di molto reale:
Quando andate a letto con qualcuno, non state solo scambiando corpo.
State aprendo il vostro spirito e il vostro sistema nervoso a qualsiasi cosa porti con sé.

Se sono:

• freddi, crudeli, gelosi, dipendenti

• manipolatori, violenti, subdoli

• pieni di vergogna, odio per se stessi, vuoto

...non state solo condividendo una notte.

State condividendo il peso.

2. Per gli empatici, il sesso è una FUSIONE del sistema nervoso.
Quando ti corichi con qualcuno, il tuo corpo scarica:

• dopamina (ricompensa - "torna indietro")

• ossitocina (legame - "questa è la mia persona")

Il tuo sistema nervoso dice:

"Siamo al sicuro con loro. Attaccati."

Ma se l'energia di quella persona è oscura, il tuo sistema inizia a rispecchiare quell'oscurità:

• sbalzi d'umore che non ti appartengono

• pesantezza, confusione o rabbia improvvisa

• perdita di te stesso, perdita della tua pace

• sensazione di "strano" dopo essere stato con loro ma non riesci a spiegarne il motivo

I fedeli chiamano questo "demoni".

Gli psicoterapeuti lo chiamano "legame traumatico" e "contagio emotivo".

Io lo chiamo così:

Hai dormito con qualcuno la cui anima era sporca, e ora il tuo sistema nervoso sta pagando il conto.

3. "Un pezzo di loro rimane con te" non è solo una citazione.

Hai mai notato:

Stavi bene prima di loro.
Poi, dopo quella connessione sessuale:

• pensi come loro

• desideri come loro

• tolleri ciò che hai giurato di non accettare mai

Questo è ciò che la gente intende quando parla di "legame d'anima" o "demoni trasmessi sessualmente".
Stanno cercando di descrivere come la loro oscurità inizia a vivere dentro il tuo corpo.

Specialmente per gli empatici:

Non si catturano solo i sentimenti.
Si catturano le frequenze.

4. Ecco perché il tuo spirito odiava certe persone anche se il tuo corpo le desiderava.

Sei mai stato a letto con qualcuno e qualcosa nel profondo ti ha sussurrato:

"Non appartengo a questo posto".
Ma la chimica era pazzesca.
Il trauma era forte.
La solitudine era forte.
Quindi sei rimasto.
Poi più tardi ti ritrovi a combattere:

• una depressione che non è tua

• una rabbia che non è tua

• una vergogna che non è tua

È proprio questo che questo discorso sui "demoni sessualmente trasmissibili" cerca di metterti in guardia.

5. Come DISINTOSSICARSI da questo
Se sai di aver dormito con qualcuno che portava con sé l'oscurità, ecco cosa fare:

• Nessun contatto. Smetti di riaprire il portale che stai cercando di chiudere.

• Lascia che il tuo sistema nervoso si ripristini. Tempo, riposo, solitudine.

• Purificazione spirituale (se è il tuo percorso) – preghiera, digiuno, scrittura di un diario, sfogo.

• Indica ciò che non è tuo:
"Questa rabbia non è mia. Questa vergogna non è mia. L'ho presa da LORO."

• Ricostruisci i confini in modo da non continuare a barattare la tua pace con 20 minuti di attenzione.

6. La regola per gli empatici da seguire in futuro
Se la loro energia è caotica prima del sesso,
quella stessa energia vivrà nel tuo petto dopo il sesso.

Rileggilo.
Non sei fatto come tutti gli altri.
Sei sensibile, non debole.
Il tuo sistema nervoso è aperto, non rotto.
Questo è un dono, ma nel letto sbagliato diventa una maledizione.
Puoi chiamarli legami dell'anima.
Puoi chiamarli traumi.
Puoi chiamarli demoni trasmessi sessualmente.
Il linguaggio non ha importanza.

Sunday, January 25, 2026

ANGELI E ARCANGELI. JOHN DEE E IL LINGUAGGIO ANGELICO

Di Anonimo


John Dee, nacque nel 13 luglio del 1527 a Londra, e fu uno dei fondatori del Trinity College di Cambridge.

John Dee fu il perfetto intellettuale del suo tempo, un matematico, scienziato e astrologo al servizio della corte di Elisabetta I, che si ingrazio' con un oroscopo in cui le predisse l'ascesa al trono. Ebbe così accesso alla biblioteca reale inglese, la più ricca d'Europa, e ai suoi preziosi e rari manoscritti ermetici, come il De Occulta Philosophia di Cornelius Agrippa, il più completo testo magico rinascimentale e utilizzò il Libro di Soyga, un grimorio cifrato composto da 36 pagine di matrici di lettere creato utilizzando un complicatissimo algoritmo crittografico.

Dal 1582 le ricerche di Dee si concentrano sempre più su magia e spiritismo con l'obiettivo di svelare i misteri del cosmo.

In tali studi fu affiancato da un giovane alchimista di nome Edward Kelley, rivelatosi talentuoso medium.

Con la guida di Dee Kelley comunicava con spiriti attraverso un cristallo di quarzo e uno specchio nero.

Durante le innumerevoli e complicate sedute Kelley incontrava angeli e arcangeli che via via diedero istruzioni in un complesso e apparentemente indecifrabile sistema crittografico composto da sigilli e griglie alfanumeriche, che Dee trascriveva sotto dettatura di comunicazioni complicatissime, spesso lettera per lettera e con l'aiuto di tabelle cifrate.

Tale approccio geometrico-matematico per comunicare con le schiere angeliche svelava una lingua sconosciuta, perfetta e perduta, un linguaggio originario universale, il linguaggio adamico capace di unire i popoli della terra in una nuova comunione con il divino, la lingua enochiana, presentata da Dee come un dono divino all'umanità precipitata nel peccato e nell'ignoranza.

La lingua enochiana è fatta di 21 caratteri con i quali vengono composte 19 Chiavi o Chiamate Angeliche, simili a incantesimi di evocazione, i cui toni sono quelli dei salmi biblici e di contenuto apocalittico.

Quest'opera diviene il cuore pulsante del Risveglio della Magia, una scuola di corrente di esoterismo contemporaneo inglese che prese le mosse dall'Hermetic Order of the Golden Dawn, società segreta di stampo rosacrociano-massonico che mescolava il sistema angelico di John Dee a forme di magia cerimoniale di derivazione egizia.

Mac Gregor Mathers recupero' i manoscritti sino ad allora trascurati e li diffuse fra gli iniziati come base per la magia cerimoniale.

Sulle sue orme Aleister Crowley continuò l'opera di diffusione del materiale enochiano tra gli occultisti di tutto il mondo. Durante un viaggio nel deserto algerino recitò tutte le 30 invocazioni angeliche di Dee per accedere ad elevatissimi stati di estasi mistica, raggiungendo gli Aethyrs, e trovando la mescolanza di numerologia, ritualistica egizia e iconografia apocalittica che gli erano congeniali.

Saturday, January 24, 2026

GUSTAVO A. ROL RESUSCITA IL CUGINO FRANCO ROL (1953)

Di Anonimo


Franco Rol
Marina Ceratto, figlia dell’attrice Caterina Boratto (1915-2010), ha recentemente pubblicato un volume sulla sua amicizia con il regista Federico Fellini dove parla anche di G.A.Rol, da lei conosciuto già da bambina. Gli aneddoti non sono molti, tuttavia ve n’è uno inedito e molto significativo, che conferma – se ancora ce ne fosse bisogno – come Rol fosse un Grande Illuminato, come pochi altri Maestri nella storia.

In effetti, lo scrivente Franco Rol – nipote del Franco Rol di cui si parla nel racconto qui di seguito – si è spesso chiesto come mai non si conoscessero ancora testimonianze su questo tipo di “possibilità” nella biografia di G.A. Rol – far tornare in vita una persona deceduta, come Gesú con Lazzaro (Gv 11, 1-44) – visto che pur essendo una “siddhi” molto rara è tuttavia ben conosciuta dalla tradizione indù (e in misura minore da altre tradizioni) e compatibile appunto con le possibilità di un grande Maestro spirituale.

Ora questa “lacuna” è stata colmata, e porta il numero delle “possibilità” di G.A. Rol, che avevo classificato nel 2008 in numero di 49, a 50, una coincidenza anche simbolicamente appropriata.

Ecco il racconto:

«Mamma [Caterina Boratto] era rimasta legata a Rol, tramite gli amici Elsa e Nino Farina, il campione automobilistico, cui il sensitivo consigliava come impostare le gare sulle piste di tutto il mondo, tappa dopo tappa.

Quella sera [nel 1964] mia madre raccontò, fra lo stupore generale [presente anche Fellini], che Rol, da Torino, aveva fatto risorgere un cugino deceduto durante la Targa Florio a Palermo. Dato per morto da due medici diversi e mentre già era stata allestita la cerimonia funebre nella Cattedrale, mio padre [Armando Ceratto] vide il defunto sollevarsi piano piano dalla cassa, e le candele vibrare per il suo respiro improvviso. Gli amici intorno riuniti fecero appena in tempo a dire “Mai visto Franco con una così bella cera!” che rimasero senza parole. Il morto si era seduto nella bara e si guardava intorno disperato e stupito.
Tanto che si era ridisteso, desiderando in cuor suo esser morto per sempre, poiché pur essendo un uomo di grande ingegno e fortuna economica, era sommamente infelice e anni dopo [nel 1977] si suicidò gettandosi in mare.

Rol ebbe a dire: “Ho potuto salvarlo una volta, non due! Decide sempre e solo Dio il nostro destino”.
Mi disse come il miracolo fosse stato ottenuto prevedendone la morte e supplicando la sua salvezza da Gesù. In seguito il cugino era completamente sfuggito alla sua vista e al suo potere.»

(Ceratto Boratto, M., “La cartomante di Fellini. L’uomo, il genio, l’amico”, Baldini+Castoldi, Milano, 2020, pp. 162-163)

Chiariremo qui subito alcuni punti (oltre alle parentesi quadre già aggiunte) riservandoci maggiori approfondimenti in altra sede.
Parlando direttamente con l’autrice, ci ha intanto chiarito che la Cattedrale era quella di Palermo.
Premettiamo che lo scrivente, cosí come mia mamma Raffaella, figlia di Franco, non conoscevamo questa storia. M. Ceratto non riferisce l'anno, ma si tratta del 1953, quando al Giro di Sicilia, XXXVII edizione della Targa Florio, mio nonno Franco Rol – industriale nel settore chimico e pilota di automobilismo – uscì fuori di strada precipitando da una scarpata e fu portato in condizioni gravissime prima all’ospedale di Castelvetrano e in seguito in una clinica di Palermo.

L'incidente era avvenuto al mattino di domenica 12 aprile. Nel tardo pomeriggio Franco aveva perso conoscenza, e risulta dai giornali dell’epoca che la riprese solo il giorno successivo (lunedì 13 aprile) nel pomeriggio, quindi circa 24 ore dopo.
La sera di domenica e la notte di lunedì, mia nonna Elda con altre persone da Torino, e altri amici di Franco da Milano, andavano al capezzale del moribondo a Palermo.
È in questo lasso di tempo che deve essere collocato l'episodio di cui riferisce Marina Ceratto.
Mia mamma nel 1953 era poco piú che una neonata e quindi non è stata resa partecipe di questa vicenda. Non ricorda che da adulta se ne sia parlato. Ma la cosa non è sorprendente, perché, per strano che possa sembrare, quasi mai nella mia famiglia si parlava delle “possibilità” di Gustavo, erano considerate “routine” sia da mia nonna che da mia mamma (su questo dirò maggiormente in altra sede).
Probabilmente i medici diedero per morto Franco a tarda sera o nella notte. In una fase avanzata della notte o al mattino del giorno seguente sarebbe stata allestita la veglia funebre nella Cattedrale, che sarebbe stata quindi la camera ardente. Il funerale si sarebbe certamente poi svolto a Torino nei giorni successivi.
I giornali dell’epoca però, per lo meno “La Stampa”, non menzionano la Cattedrale (e neanche il “ritorno alla vita”). Ci sono due possibilità: premesso necessariamente che il fatto sarebbe rimasto conosciuto solo da quella ristretta cerchia di familiari e amici (incluso il padre di M. Ceratto) che erano intorno alla bara aperta (come è solito nelle veglie funebri), la resuscitazione (a distanza, visto che Gustavo non era lì presente) sarebbe anche potuta accadere direttamente in una stanza della clinica adibita a camera ardente (e magari la Cattedrale era rimasta solo al livello di ipotesi, poi non concretizzatasi.) Oppure, effettivamente il fatto è avvenuto in Cattedrale, ma i protagonisti si sono ben guardati dal renderlo pubblico, men che meno ai giornali.
Circa l'ultima frase, cioè che Franco in seguito fosse «completamente sfuggito alla sua vista e al suo potere» non può significare che non si videro piú, perché si frequentarono ancora (anche se mio nonno in effetti non stava molto a Torino, per lavoro viaggiava spesso), ma forse che Gustavo non avesse piú presa su di lui. Tra l'altro, Franco scansava in genere gli incontri di “esperimenti”, era qualcosa che non lo interessava e ne aveva una specie di timore.

🜂 JOHN DEE – IL SAPIENTE DELLA SOGLIA 🜂 - Scienza, Magia e Angeli nel cuore del Rinascimento

Di Anonimo


“Ciò che è in alto è come ciò che è in basso, per compiere i miracoli della Cosa Una.”

— Tabula Smaragdina

🜂 John Dee fu un uomo di confine.

Tra visibile e invisibile.

Tra numero e simbolo.

Tra Verbo e silenzio.

Per lui scienza, magia e fede non erano opposti, ma tre volti della stessa Verità.

☉ Nato a Londra il 13 luglio 1527, sotto il segno del Leone, Dee incarna l’energia solare di Tiphereth, il cuore dell’Albero della Vita. Figlio di un artigiano della corte di Enrico VIII, mostrò fin da giovane una vocazione assoluta allo studio e alla conoscenza sacra.

A soli quindici anni entra a Cambridge. Vive come un asceta del sapere: nei suoi diari racconta giornate di studio che arrivano a 18 ore consecutive. Matematica, astronomia, filosofia, simbolismo: per Dee il sapere è un atto sacro.

Viaggia in Europa e incontra Gerardo Mercatore, entrando in contatto con le menti più avanzate del suo tempo. Il numero, per lui, non è astrazione: è linguaggio divino.

Tornato in Inghilterra viene accusato di stregoneria, ma le accuse cadono. Con l’ascesa di Elisabetta I, tutto cambia. Dee diventa il suo astrologo e consigliere personale, scegliendo persino la data astrologica dell’incoronazione.

Secondo fonti storiche, Dee organizza una rete segreta di informazione al servizio della Corona. Il suo nome in codice? 007. Un numero che diventerà leggenda.

Dal 1581 inizia la fase più misteriosa. Insieme al medium Edward Kelley, Dee entra nel campo della teurgia angelica. Le entità evocate non sono spiriti emotivi, ma Intelligenze cosmiche, simili ai Malakhim della Qabbalah.

Sigillum Dei Æmeth
Nasce così la Magia Enochiana:

• un alfabeto sacro

• una lingua angelica

• sigilli e sistemi rituali complessi

Secondo Dee, questa lingua precede la Caduta ed è affine alla Lingua Adamica: ogni lettera crea ciò che nomina.

Al centro dei rituali compare il Sigillum Æmeth, il Sigillo della Verità.

Æmeth = אמת

Aleph (Principio) – Mem (Flusso) – Tav (Compimento)

Un sigillo che protegge, ordina e separa il sacro dal profano, come il Velo del Tempio.

La fama di Dee e Kelley attraversa l’Europa. Invitati in Polonia dal nobile Albert Laski per la ricerca della Pietra Filosofale, iniziano però il declino: sospetti, fallimenti, rottura definitiva tra i due.

Tornato in Inghilterra, Dee subisce il saccheggio della sua immensa biblioteca. Nonostante tutto, Elisabetta I continua a proteggerlo, nominandolo cancelliere di San Paolo e poi sovrintendente del Christ College di Manchester.

Nel 1605 la peste colpisce Manchester. Dee perde quasi tutta la famiglia. Rimane solo, povero, dimenticato. È la Nigredo finale, la dissoluzione dell’io prima della reintegrazione. Muore nel 1608 a Mortlake.

Cristiano devoto, ma profondamente ermetico, Dee vede nella matematica il linguaggio di Dio, nell’astronomia l’ordine cosmico, nella magia il mezzo di dialogo con le forze superiori.

🜁 Nella Monas Hieroglyphica racchiude l’universo in un solo glifo: Sole, Luna, Mercurio, Croce degli elementi e Fuoco primordiale. È l’immagine della Kether cabalistica, la Corona non manifestata.

🜃 Per John Dee l’alchimia non è fare oro, ma diventare oro.

Purificare l’anima.

Elevare la coscienza.

Risalire da Malkuth a Kether.

Secondo il principio eterno: V.I.T.R.I.O.L.

Oggi John Dee è riconosciuto come:

• precursore dell’occultismo moderno

• fondamento della magia cerimoniale

• ponte tra Qabbalah, Ermetismo e Cristianesimo

Su Il Grimorio, John Dee è il Magus Iniziato: colui che conosce, osa, vuole e tace.

Chi conosce il Numero conosce il Nome.

Chi conosce il Nome governa la Forma.

CHE COS’È IL MALOCCHIO?

Di Monia Mo Calli

Il malocchio attraversa i secoli come una presenza silenziosa, insinuandosi tra superstizione, religione e cultura popolare. È una delle credenze più antiche del bacino mediterraneo e del Medio Oriente, e ancora oggi sopravvive nel linguaggio quotidiano, nei gesti apotropaici e nei rituali tramandati soprattutto per via orale. Nonostante la modernità e il progresso scientifico, il malocchio continua a occupare uno spazio simbolico importante, soprattutto nelle società dove il confine tra sacro, destino e relazioni umane resta fortemente sentito.

Secondo gli studi di antropologia culturale, il malocchio nasce dall’idea che lo sguardo umano possa possedere un potere distruttivo. L’antropologo Ernesto de Martino, nel suo lavoro sul folklore dell’Italia meridionale, descrive il malocchio come una forma di aggressione simbolica: non un atto consapevole di magia nera, ma un’emanazione involontaria di invidia, desiderio o ostilità. È lo sguardo, carico di emozioni negative, a diventare il veicolo del danno. Questa concezione è condivisa da molte culture antiche: già nella Grecia classica si parlava di baskanía, mentre i Romani temevano il fascinatio, un’influenza maligna capace di colpire persone, animali e persino raccolti.

Il malocchio, nella tradizione popolare, non richiede necessariamente un rituale complesso per essere “compiuto”. Spesso si genera in modo spontaneo: un complimento non accompagnato da una formula protettiva, uno sguardo insistente su qualcosa di desiderabile, l’invidia per la fortuna altrui. Proprio per questo è considerato particolarmente pericoloso, perché può provenire anche da persone vicine, inconsapevoli del danno che stanno causando. James George Frazer, nel celebre Il ramo d’oro, colloca il malocchio all’interno della cosiddetta “magia simpatica”, dove il contatto, anche solo visivo, stabilisce una connessione invisibile tra chi guarda e chi è guardato.

I sintomi attribuiti al malocchio variano da cultura a cultura, ma presentano sorprendenti somiglianze. Malessere improvviso, stanchezza persistente, mal di testa, insonnia, perdita di appetito, sfortuna ripetuta. Nei bambini, secondo la tradizione, può manifestarsi con pianti continui e irrequietezza. Dal punto di vista antropologico, questi segnali vengono interpretati come una risposta psicosomatica a uno stato di ansia o stress, incanalato però attraverso una lettura simbolica condivisa dalla comunità.

Per contrastare il malocchio, le società tradizionali hanno sviluppato una vasta gamma di pratiche di difesa. Amuleti come il corno rosso in Italia, l’occhio di Nazar in Turchia e Grecia, o i gesti rituali delle mani servono a “riflettere” lo sguardo maligno. In molte regioni italiane sopravvive ancora il rito della “lettura dell’olio”, una pratica di origine antica in cui alcune gocce d’olio versate nell’acqua vengono interpretate come segni della presenza del malocchio. De Martino osservava come questi rituali avessero una funzione fondamentale: ristabilire l’ordine simbolico e offrire alla persona colpita un senso di controllo e protezione.
La Chiesa cattolica ha storicamente assunto una posizione ambivalente. Da un lato ha condannato il malocchio come superstizione pagana; dall’altro ha assorbito alcune pratiche sotto forma di preghiere, benedizioni e invocazioni contro il male. Questo compromesso ha permesso alla credenza di sopravvivere, trasformandosi e adattandosi al contesto religioso dominante.
Oggi il malocchio non è più riconosciuto come fenomeno reale dalla scienza medica, ma continua a essere studiato come fatto sociale e culturale. Sociologi e antropologi concordano sul fatto che esso funzioni come una metafora delle tensioni umane: l’invidia, la competizione, la paura del giudizio altrui. In un mondo sempre più esposto allo sguardo degli altri dai social network alla vita pubblica il malocchio sembra aver trovato nuove forme di espressione, pur mantenendo intatta la sua struttura simbolica.
Più che una forza oscura, il malocchio appare dunque come uno specchio delle fragilità umane. Racconta il bisogno di spiegare l’imprevisto, di dare un volto alla sfortuna e di proteggere ciò che si ama. È una storia antica, che continua a essere narrata non perché sia vera in senso scientifico, ma perché è profondamente vera nel modo in cui gli esseri umani cercano di dare senso al mondo.

L'INQUIETUDINE SPIRITUALE DI QUESTO SECOLO

Di Samael Aun Weor


L'inquietudine spirituale di questo secolo è iniziata certamente con la Maestra Helena Petronila Blavatsky. Non voglio dire che non ci fossero state scuole esoteriche nei secoli precedenti; quello che sto facendo notare è che l'inquietudine esoterica contemporanea è iniziata con il lavoro iniziato da questa Maestra.

Lei era davvero allo Shangrila e il suo Maestro o Guru era il grande Maestro Kout Humi. Da giovane si sposò con il vecchio conte Blavatsky, con il quale non fece vita coniugale; rimase al suo fianco solo per pochi mesi, viaggiando con lui attraverso l'Egitto, l'India e il Tibet, perché all'epoca era molto mal visto che una donna viaggiasse da sola. Durante questi viaggi, ha incontrato il suo Maestro.

Che possedeva poteri straordinari? È vero! Che era legata, spiritualmente e personalmente, ai Maestri del Tibet? È vero! Scrisse opere notevoli come «La Dottrina Segreta», «Isis senza Velo», «La Voce del Silenzio», ecc. Le dure sofferenze che ha dovuto sopportare sono dovute proprio alla difficile missione che gli è stata affidata: quella di convincere gli scettici, a coloro che hanno dato prova dei loro notevoli poteri psichici. Lei fu il motivo per cui l'inglese Sinnet e il maestro Kout Humi iniziarono una corrispondenza molto importante. Una volta, su richiesta dell'inglese, il Maestro rispose: «Sei sicuro che se mi vedesse personalmente, non perderebbe l'interesse che ha per la mia corrispondenza? » Così conosciamo la sapienza dei Maestri! Vi assicuro che se vedeste qui il Maestro Hilarión, o Moria, o il conte San Germán; se veniste a vivere qui con noi, nel nostro ambiente, i primi giorni non uscireste da quelle case: i cinque milioni di pseudo-occultisti, spiritualisti e simpatizzanti, si deviverebbero per conoscere i Maestri. Dopo, chissà se anche il saluto li toglierebbero! Affiliati o simpatizzanti di questi studi, ce ne sono per milioni, ma al momento del test, quando si tratta di dover davvero risolvere, di doversi definire, in verità, dall'essere o non essere della filosofia, tutti vedono la cosa così grave che fuggono senza paura, no Ne rimane uno. La maggior parte della gente cerca questi studi per divertimento, come chi va ai tori o al cinema. La maestra Helena Petronila Blavatsky ha dovuto subire molte vessazioni e umiliazioni, nonostante abbia fatto prodigi e meraviglie (dimostrando i suoi poteri) per convincere gli increduli. Questa è stata la sua missione, peraltro molto dura, perché quando si sono convinti dieci increduli, ne arrivano mille; quando ne sono convinti mille, ne arrivano diecimila, e così quando finiremo di convincere gli increduli?
Noi, da parte nostra, stiamo compiendo una missione importante: consegnare il messaggio all'umanità. E nel nostro caso concreto, non ci dedicheremo mai a convincere gli increduli; ci dedicheremo esclusivamente a formare l'Esercito della Salvezza mondiale e a lavorare secondo il Circolo Conscio dell'Umanità Solare, sui piani di una nuova civiltà e di una nuova cultura.
Anche se facciamo questo lavoro da 35 anni, credo che stiamo iniziando. Ci sono circa 5 milioni di gnostici sparsi nel mondo che studiano la nostra dottrina. Tuttavia, credo che siamo all'inizio di questa grande opera. Il messaggio che dobbiamo trasmettere è diviso in tre parti. La prima è il Kinder, la seconda è l'istruzione superiore contenuta nei "Messaggi di Natale" di ogni anno e un terzo è più importante.

Non cercherò di convincere gli increduli, non sprecherò tempo con cose inerti. Chi vuole accettare la dottrina, la accetti: chi la vuole respingere, la respinga; che ognuno la interpreti, con la propria mente, come bene vuole. Chi vuole credere, chi crede; chi non vuole credere, non crede (questo non ci interessa).

Ovviamente, non possiamo aspettarci che l'anticristo della falsa scienza si faccia torcere, così perché sì. Li conosciamo molto bene; sappiamo che i loro seguaci sono superbi, credono di sapere tutto. La cosa più sicura è che lanceranno contro di noi i loro attacchi e la loro bava diffamatoria, ma questo non ci importerà. A noi non succederà ciò che Madame Blavatsky, che l'hanno uccisa con tante calunnie, che è morta di tristezza, e per questo la chiamano «la grande martire del secolo scorso». Non ci faranno male le calunnie della gente. «Non sono più perché mi lodano, né meno perché mi vituperano; io sono sempre ciò che sono». Quindi se dicono, che dicano; se non dicono, non dicano. Una sola cosa è quella che ci interessa: consegnare il messaggio e basta!
Parliamo così, supportati dall'esperienza. Potremmo dare molte dimostrazioni, ma non ha senso. Convincere gli increduli è un grande errore. Questo è stato esattamente ciò che ha portato alla morte Madame Blavatsky. È chiaro che la donna è squisitamente sensibile e vedendola così vegliata pubblicamente, umiliata e calunniata, si è ammalata ed è morta.
Sappiamo dunque cos'è l'umanità. Conosciamo quel sorriso sottile degli increduli. E abbiamo già detto, in precedenza, che se oggi convinciamo diecimila scettici, domani ne arriveranno un milione e non termineremo mai questo compito assurdo.
Noi siamo, in questo senso, più pratici: consegniamo le chiavi affinché ognuno si convinca da solo. Se qualcuno vuole convincersi, che sperimenti nella propria pelle e non nella nostra.
Insegniamo, per esempio, come uscire nel Corpo Astrale, affinché ognuno si convinca da solo. Insegniamo il sistema per inserire il corpo fisico nella quarta dimensione, affinché ognuno vada in carne e ossa, a sperimentare le cose dell'ultra. Così, coloro che vogliono vedere, ascoltare e palpare le grandi realtà dei mondi superiori, dovranno prendersi la briga di lavorare su se stessi.
Vi consegniamo i segreti del Grande Arcano e la dottrina scritta in molti libri che si trovano già in molte parti del pianeta Terra. Stiamo facendo il lavoro affidatoci dal Circolo Conscio dell'Umanità Solare: formare il Movimento Gnostico, e questo sarà sempre più potente. Molte, migliaia di persone studiano i nostri libri e si moltiplicheranno molto di più in futuro.
Abbiamo intrapreso una grande campagna pubblicitaria in tutta l'America Latina, gli Stati Uniti, il Canada, l'Europa, l'America e l'Asia; abbiamo lanciato Missionari in tutte le direzioni, e questi prendono la parola nelle Università, nelle Case Culturali, Radio, Televisione, case di famiglia, ecc. , e che inoltre fondono scuole dove si studiano i grandi misteri e gli aspetti scientifici del cosmo infinito.
Intendiamo creare l'Esercito della Salvezza Mondiale. Che c'è di reazionari? È vero! Sapete che ci sono molte scuole di tipo pseudo-esoterico o pseudo-occultista, che ancora sono fedeli alle teorie del passato e che non accettano nulla di nuovo. Dobbiamo lasciarli in pace con i loro piani antiquati e stantii. Noi siamo rivoluzionari e i reazionari non potranno stare con noi. I nostri insegnamenti sono rivolti a coloro che accettano la rivoluzione della coscienza.
Abbiamo bisogno della liquidazione o della disintegrazione dell'Ego; abbiamo bisogno che gli aggregati psichici scompaiano completamente, per liberarci dall'errore e dal dolore. Perché, in realtà, l'animale intellettuale erroneamente chiamato uomo, l'unica cosa che ha (la cosa più decente) è l'Essenza, il materiale psichico, che non è altro che una frazione dell'anima umana (la Mana Superiore della Teosofia). Cioè, l'umanoide non possiede ancora Alma.
In ogni caso, la cosa più importante nella vita dell'essere umano è diventare un vero uomo, un «cambero» (che significa «saggio» o «santo»), nel senso più completo della parola. È chiaro che, per essere saggio e santo, bisogna morire in se stesso, perché altrimenti è impossibile diventare un «cambero».
La triade immortale: Atman-Buddhi-Manas, è citata in molti testi sacri, ma chi l'ha incarnata? Il fatto che molti iniziati (in passato) non abbiano rivelato tutta la verità, è stato necessario. Bisognava parlare come hanno fatto loro, per suscitare l'interesse del pubblico. Forse se prima fosse stato chiarito che l'essere umano non ha ancora incarnato la sua Anima umana, e che ha solo una frazione di Alma rinchiusa nell'Ego, la gente avrebbe rifiutato questa verità.
Il Dr. Rudolf Steiner (nel 1912) profetizzò che «verrebbe un insegnamento di tipo superiore» e ovviamente si sta già facendo. Prima bisognava preparare l'ambiente, e ovviamente è già pronto. Solo così si poteva dare all'umanità questo insegnamento superiore.
Sappiamo che l'Essenza è una frazione di Anima, ma con questa frazione possiamo elaborare ciò che il Tao chiama «Embrione Aureo». Questo Embrione Aureo viene a stabilire in noi un perfetto equilibrio tra materiale e spirituale. Ma non è possibile elaborare un tale embrione, se prima non abbiamo liberato l'Essenza che si trova imbottigliata all'interno dell'Ego, dell'Io, del me stesso. Disintegrando l'Ego, l'Essenza o il Buddhata si trasforma nell'Embrione Aureo.
Solo una persona che possiede l'Embrione Aureo è cosciente. Chi riesce a creare dentro di sé il meraviglioso Embrione Aureo, si risveglia in tutte le regioni o mondi dello spazio e incarna la sua triade immortale. Senza dubbio, chi raggiunge questo scopo, diventa un uomo legittimo, un Adepto del Circolo Conscio dell'Umanità Solare. Questo è tutto!

COME FUNZIONA E COME AGISCE LA GIUSTIZIA DIVINA CODICE PENALE DELL'ALDILÀ VITA FUTURA NEL MONDO SPIRITUALE Principi della Dottrina Spiritista sulle pene future

 Di David Schiano

Per ciò che concerne le pene future, la Dottrina Spiritista non è fondata su una teoria preconcetta, più che nelle altre sue parti. Non si tratta, cioè, di un sistema che sostituisce un altro sistema: in tutte le cose, essa si basa su delle osservazioni; ed è questo che costituisce la sua autorevolezza. Nessuno, dunque, ha mai immaginato che le anime, dopo la morte, debbano trovarsi nella tale o tal'altra situazione; ma sono esse, le anime stesse, che, abbandonata la Terra, vengono oggi a iniziarci ai misteri della vita futura, a descrivere la loro condizione felice o infelice, le loro impressioni e la loro trasformazione alla morte del corpo; a completare, in una parola, su questo punto, l'insegnamento del Cristo.

Non si tratta, qui, della relazione d'un solo Spirito, il quale potrebbe vedere le cose solo dal suo punto di vista, sotto un solo aspetto, oppure essere ancora dominato dai pregiudizi terreni; né si tratta di una rivelazione fatta a un solo individuo, il quale potrebbe lasciarsi ingannare dalle apparenze; né di una visione estatica che si presta alle illusioni e che, spesso, non è che il riflesso di una immaginazione esaltata; [1] ma si tratta di innumerevoli esempi forniti da tutte le categorie di Spiriti, da quella più in alto fino a quella più in basso della scala, con l'aiuto di innumerevoli intermediari disseminati su tutti i punti del globo, di modo che la rivelazione non è il privilegio di nessuno, ciascuno è in grado di vedere e di osservare, e nessuno è obbligato a credere attraverso la credenza altrui.

Lo Spiritismo non viene, dunque, con la sua autorità privata, a formulare un codice di fantasia. La sua legge, per quanto concerne il futuro dell'anima, viene dedotta da osservazioni raccolte sul fatto. Essa può riassumersi nei punti che seguono.

1° L'anima, o lo Spirito, subisce nella vita spirituale le conseguenze di tutte le imperfezioni di cui essa non si è liberata durante la vita corporea. Il suo stato, felice o infelice, è inerente al grado della sua purificazione o delle sue imperfezioni.

2° La felicità perfetta è legata alla perfezione, vale a dire alla completa purificazione dello Spirito. Ogni imperfezione è nello stesso tempo una causa di sofferenza e di privazione della letizia, così come ogni qualità acquisita è una causa di letizia e di attenuazione delle sofferenze.

3° Non c'è una sola imperfezione dell'anima che non porti con sé conseguenze dolorose e inevitabili, né v'è una sola buona qualità che non sia fonte di gioia. La somma delle pene è, perciò, proporzionale alla somma delle imperfezioni, allo stesso modo che quella delle gioie è in ragione della somma delle qualità.

L'anima che abbia, per esempio, dieci imperfezioni soffre più di quella che ne abbia solo tre o quattro. Quando di quelle dieci imperfezioni non gliene resterà che un quarto o la metà, l'anima soffrirà meno; quando poi non le resteranno più imperfezioni, allora non soffrirà più del tutto e sarà perfettamente Felice. Come, sulla Terra, colui che ha parecchie malattie soffre più di quello che ne ha una sola o di quello che non ne ha affatto, per la stessa ragione l'anima che possiede dieci qualità ha più gioie di quella che ne ha meno.4° In virtù della legge del progresso, avendo ogni anima la possibilità di acquisire il bene che le manca e di sbarazzarsi di quanto possiede di malvagio, secondo i suoi sforzi e la sua volontà, ne consegue che l'avvenire non è precluso ad alcuna creatura. Dio non ripudia nessuno dei Suoi figli; Egli li accoglie nel Suo seno, nella misura in cui raggiungono la perfezione, lasciando così a ognuno il merito delle proprie azioni.

5° Essendo la sofferenza legata all'imperfezione, così come la letizia è legata alla perfezione, l'anima porta in sé stessa il suo castigo dappertutto, ovunque essa si trovi; per questo non c'è bisogno di un luogo circoscritto. L'inferno, dunque, si trova dappertutto, ovunque cioè vi siano delle anime sofferenti; così come il cielo si trova dappertutto, ovunque vi siano delle anime felici.

6° Il bene e il male che si commettono sono il prodotto delle buone e cattive qualità che ciascuno possiede. Non fare il bene che si è in grado di fare è dunque il risultato di una imperfezione. Se ogni imperfezione è una fonte di sofferenza, lo Spirito deve soffrire non solo per tutto il male che ha commesso, ma anche per tutto il bene che avrebbe potuto fare e che, durante la sua vita terrena, non ha fatto.

7° Lo Spirito soffre inoltre per il male che ha commesso, affinché, essendo la sua attenzione incessantemente portata sulle conseguenze di questo male, ne comprenda meglio gli inconvenienti e sia così sollecitato a correggersene.

8° Essendo la giustizia divina infinita, viene rigorosamente tenuto un conto del bene e del male; se non c'è una sola cattiva azione, un solo cattivo pensiero che non abbia le sue conseguenze fatali, neppure c'è una sola buona azione, un solo moto positivo dell'anima, in una parola il più lieve merito, che vada perduto, persino presso le persone più perverse, poiché ciò è un inizio di progresso.

9° Ogni colpa commessa, ogni male realizzato, è un debito che si è contratto e che deve essere pagato; se non è stato pagato in una esistenza, Io sarà in quella seguente o in quelle seguenti, poiché tutte le esistenze sono solidali le une con le altre. Colui che si sdebita nell'esistenza presente non dovrà pagare una seconda volta.

10° Lo Spirito subisce la pena delle sue imperfezioni, sia nel mondo spirituale, sia nel mondo corporeo. Tutte le miserie, tutte le vicissitudini che si subiscono nella vita corporea sono conseguenze delle nostre imperfezioni, sono espiazioni di colpe commesse, sia nell'esistenza presente, sia in quelle precedenti.

Dalla natura delle sofferenze e delle vicissitudini che si subiscono nella vita corporea, si può giudicare la natura delle colpe commesse in una precedente esistenza e la natura delle imperfezioni che ne sono la causa.

11° L'espiazione varia a seconda della natura e della gravità della colpa; la medesima colpa può così dar luogo a espiazioni differenti, secondo le circostanze attenuanti o aggravanti nelle quali essa è stata commessa.

12° Non esiste circa la natura e la durata del castigo, alcuna regola assoluta e uniforme. La sola legge generale è quella secondo cui ogni colpa riceve la sua punizione, e ogni buona azione la sua ricompensa, secondo il suo valore.

13° La durata del castigo è subordinata al miglioramento dello Spirito colpevole. Nessuna condanna per un determinato tempo viene mai pronunciata contro di lui. Ciò che Dio esige per mettere termine alle sofferenze è un miglioramento serio ed effettivo, e un ritorno sincero al bene.

Lo Spirito è, così, sempre l'arbitro della sua propria sorte: egli può prolungare le sue sofferenze con la sua ostinazione nel male, può attenuarle o abbreviarle con i suoi sforzi per compiere il bene.

Una condanna per un tempo determinato qualsiasi avrebbe un doppio inconveniente: quello di continuare a punire lo Spirito che si fosse migliorato, oppure quello di cessare di punirlo quando egli si trovasse ancora nel male. Dio, che è giusto, punisce il male fin tanto che esiste; cessa di punire quando il male non esiste più; [2] oppure — se si vuole — essendo il male morale, per sé stesso, una causa di sofferenza, la sofferenza dura per tanto tempo quanto sussiste il male; e l'intensità della sofferenza diminuisce nella misura in cui il male si affievolisce.

16° Il pentimento è il primo passo verso il miglioramento; ma esso solo non basta, c'è bisogno ancora dell'espiazione e della riparazione.

Pentimento, espiazione e riparazione sono le tre condizioni necessarie per cancellare le tracce d'una colpa e le sue conseguenze.

Il pentimento addolcisce i dolori dell'espiazione in quanto dà la speranza e prepara le vie della riabilitazione; ma soltanto la riparazione può annullare l'effetto distruggendo la causa; il perdono sarebbe una grazia e non un annullamento.

17° Il pentimento può aver luogo dappertutto e in ogni tempo; se esso è tardivo, il colpevole soffre più a lungo. L'espiazione consiste nelle sofferenze fisiche e morali — che sono la conseguenza della colpa commessa — sia fin dalla vita presente; sia, dopo la morte, nella vita spirituale; sia in una nuova esistenza corporea, finché le tracce della colpa siano cancellate.

La riparazione consiste nel fare del bene a colui cui si è fatto del male. Chi non riparai suoi torti in questa vita, per impossibilità o cattiva volontà, si ritroverà, in una ulteriore esistenza, in contatto con le medesime persone che hanno avuto di che lamentarsi nei suoi confronti, e nelle condizioni da lui stesso scelte, in maniera da poter loro dimostrare la sua dedizione e far loro tanto bene quanto male fece loro in passato.

Non tutte le colpe arrecano un pregiudizio diretto ed effettivo; in questo caso, la riparazione si realizza: facendo ciò che si doveva fare e non si è fatto, assolvendo i doveri che si sono trascurati o disconosciuti, compiendo le missioni in cui si è fallito; praticando il bene a risarcimento di ciò che si è fatto di male, vale a dire essendo umili se si è stati orgogliosi, dolci se si è stati duri, caritatevoli se si è stati egoisti, benevoli se si è stati malevoli, laboriosi se si è stati pigri, utili se si è stati inutili, sobri se si è stati dissoluti, di buon esempio se si è dato cattivo esempio ecc. È così che lo Spirito progredisce mettendo a profitto il suo passato.

4] La necessità della riparazione è un principio di rigorosa giustizia, che si può considerare come la vera legge di riabilitazione morale degli Spiriti. Si tratta di una dottrina che finora nessuna religione ha proclamato.

Tuttavia alcune persone la respingono, perché trovano più comodo cancellare le loro cattive azioni con un semplice pentimento che costa solo delle parole e con l'aiuto di alcune formule; libere tali persone di credersi esentate: vedranno più tardi se ciò è loro sufficiente. Si potrebbe chiedere loro se questo principio non è forse consacrato dalla legge umana, e se la giustizia di Dio può essere inferiore a quella degli uomini. E, ancora, si potrebbe chiedere loro se esse si riterrebbero soddisfatte di un individuo il quale, avendole rovinate abusando della loro fiducia, si limitasse a dir loro ch'egli ne è infinitamente dispiaciuto. Perché tali persone, dovrebbero ritrarsi davanti a un obbligo che ogni onest'uomo si fa un dovere di compiere, nella misura delle sue forze?

Allorché questa prospettiva della riparazione sarà inculcata nella credenza delle masse, essa sarà un freno ben altrimenti potente di quello dell'inferno e delle pene eterne, perché tocca l'attualità della vita, e perché l'uomo comprenderà la ragion d'essere delle penose circostanze in cui si trova collocato.

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18° Gli Spiriti imperfetti sono esclusi dai mondi felici, la cui armonia verrebbe da loro turbata; essi restano nei mondi inferiori dove espiano le loro colpe attraverso le tribolazioni della vita; si purificano delle loro imperfezioni, fin quando meritano d'incarnarsi nei mondi moralmente e fisicamente più avanzati.

Se si può concepire un luogo di castigo circoscritto, questo è nei mondi di espiazione, perché è attorno a questi mondi che pullulano gli Spiriti imperfetti disincarnati, attendendo una nuova esistenza che, permettendo loro di riparare al male che hanno fatto, contribuirà al loro avanzamento.

19° Avendo lo Spirito sempre il suo libero arbitrio, lento è talvolta il suo miglioramento, e molto tenace la sua ostinazione nel male. Egli può persistervi degli anni e anche dei secoli; ma arriva sempre il momento in cui la sua caparbietà nello sfidare la giustizia di Dio si piega davanti alla sofferenza, e in cui, malgrado la sua protervia, egli riconosce la potenza superiore che lo domina. Non appena si manifestano in lui i primi barlumi del pentimento, Dio gli fa intravedere la speranza.

Nessuno Spirito si trova nella condizione di non migliorarsi mai; altrimenti sarebbe fatalmente votato a un'eterna inferiorità e sfuggirebbe alla legge del progresso, la quale sostiene provvidenzialmente tutte le creature.

20° Quali che siano l'inferiorità e la perversione degli Spiriti, Dio non li abbandona mai. Tutti hanno il loro angelo custode che veglia su di essi, spia i moti della loro anima, e fa di tutto per suscitare in loro dei buoni pensieri, il desiderio di progredire e riparare, in una nuova esistenza, il male che hanno fatto. Tuttavia la guida protettrice agisce il più delle volte in maniera occulta, senza esercitare alcuna pressione. Lo Spirito deve migliorarsi per un impulso della sua stessa volontà, e non in seguito a una qualche costrizione. Lo Spirito agisce bene o male in virtù del suo libero arbitrio, ma senza essere fatalmente spinto in un senso o nell'altro. S'egli fa del male, ne subisce le conseguenze per tutto quanto il tempo che rimane sulla cattiva strada; non appena fa un passo verso il bene, ne ottiene immediatamente gli effetti benefici.

Osservazione — Sarebbe un errore supporre che, in virtù della legge del progresso, la certezza di arrivare presto o tardi alla perfezione e alla felicità può essere un incoraggiamento a perseverare nel male, salvo a pentirsi più tardi: prima di tutto, perché lo Spirito inferiore non vede il termine della sua situazione; in secondo luogo, perché lo Spirito, essendo egli l'artefice della sua stessa disgrazia, finisce per comprendere che dipende da lui farla cessare, che quanto più a lungo egli persisterà nel male, tanto più a lungo sarà infelice, e che la sua sofferenza durerà per sempre se non vi metterà termine lui stesso. Questo sarebbe dunque, da parte sua, un calcolo falso, di cui egli sarebbe vittima per primo. Se, al contrario, secondo il dogma delle pene irrevocabili, ogni speranza gli fosse negata per sempre, egli non avrebbe alcun interesse a convertirsi al bene, che sarebbe per lui senza alcun profitto.

Davanti a questa legge, cade egualmente l'obiezione tratta dalla prescienza divina. Dio, quando crea un'anima, sa in effetti se, in virtù del suo libero arbitrio, essa prenderà la buona o la cattiva strada; Egli sa che essa sarà punita se agirà male; ma Egli sa anche che questo castigo temporaneo è un mezzo per farle comprendere il suo errore e farla rientrare sulla buona strada, dove essa presto o tardi arriverà. Secondo la dottrina delle pene eterne, Egli sa ch'essa fallirà e che è condannata in anticipo a torture senza fine.

21° Ognuno è responsabile soltanto delle sue colpe personali; nessuno porta la pena delle colpe altrui, a meno che non vi abbia dato origine, sia provocandole con il proprio esempio, sia non impedendole, pur avendone il potere.

Così, per esempio, il suicidio è sempre punito; ma colui che, con la sua durezza, spinge un individuo alla disperazione e, da qui, a distruggersi, subisce una pena ancora più grande.

22° Benché la diversità delle punizioni sia infinita, ve ne sono di quelle che sono inerenti alla inferiorità degli Spiriti, e le cui conseguenze, salvo alcune sfumature, sono quasi identiche.

La punizione, quella più immediata, soprattutto presso coloro che si sono attaccati alla vita materiale a detrimento del progresso spirituale, consiste nella lentezza della separazione dell'anima e del corpo, nelle angosce che accompagnano la morte e il risveglio nell'altra vita, nella durata del turbamento che può protrarsi per mesi e anni. Presso coloro, invece, la cui coscienza è pura, e che da vivi si sono identificati con la vita spirituale e si sono distaccati dalle cose materiali, presso costoro la separazione è rapida, senza scosse, il risveglio è tranquillo e quasi nullo.

23° Un fenomeno, assai frequente presso gli Spiriti di una certa inferiorità morale, consiste nel credersi ancora vivi. Questa illusione può protrarsi per degli anni, durante i quali essi provano tutti i bisogni, tutti i tormenti e tutte le perplessità della vita.

24° Per il criminale, la vista incessante delle sue vittime e delle circostanze del crimine è un crudele supplizio.

25° Certi Spiriti sono immersi in fitte tenebre; altri si trovano in un isolamento assoluto in mezzo allo Spazio, tormentati dal non conoscere né la loro posizione né la loro sorte. I più colpevoli soffrono torture tanto più intense, in quanto non ne vedono il termine. Molti sono condannati a non vedere gli esseri che sono loro cari. Tutti, generalmente, subiscono i mali, i dolori e le necessità con una intensità relativa a mali, dolori e necessità che essi hanno fatto subire agli altri, finché il pentimento e il desiderio della riparazione sopraggiungono ad apportarvi un alleviamento, facendo intravedere a tali colpevoli la possibilità di porre essi stessi un termine a quella situazione.

26° È un supplizio per l'orgoglioso vedere, sopra di lui, attorniati e festeggiati nella gloria, coloro ch'egli aveva disprezzato sulla Terra, mentre lui è relegato negli ultimi ranghi. È un supplizio per l'ipocrita vedersi trapassato dalla luce che mette a nudo i suoi più segreti pensieri, che tutti possono leggere, senza che lui possa occultarli o dissimularli. È un supplizio per il sensuale avere tutte le tentazioni, tutti i desideri, senza poterli soddisfare; per l'avaro, vedere il suo oro dilapidato e non poterci far nulla. È un supplizio per l'egoista, essere abbandonato da tutti e soffrire tutto quanto altri hanno sofferto a causa sua: avrà egli sete, e nessuno gli darà da bere; avrà fame, e nessuno gli darà da mangiare; nessuna mano amica stringerà la sua; nessuna voce pietosa lo consolerà. Egli non ha pensato che a sé stesso durante la sua vita, e nessuno pensa a lui e lo piange dopo la sua morte.

27° Il mezzo per evitare o attenuare le conseguenze dei propri delitti nella vita futura è quello di disfarsene quanto più possibile nella vita presente; è quello di riparare al male, per non doverlo riparare più tardi in maniera più terribile. Più si tarda a disfarsi dei propri difetti, più le conseguenze saranno penose, e più rigorosa sarà la riparazione che si dovrà compiere.

28° La situazione dello Spirito, dalla sua entrata nella vita spirituale, è quella che egli si è preparata nella vita corporea. Più tardi, gli viene data un'altra incarnazione, per l'espiazione e la riparazione attraverso nuove prove; ma egli se ne avvantaggia più o meno, a seconda del suo libero arbitrio. Se non ne trae vantaggio, sarà un compito che dovrà ricominciare ogni volta in condizioni più penose: così che di colui che soffre molto sulla Terra suol dirsi che aveva molto da espiare; coloro che godono di una felicità apparente, nonostante i loro vizi e la loro inutilità, sono certi di pagare il tutto a caro prezzo in una esistenza ulteriore. È in questo senso che Gesù ha detto: "Beati gli afflitti, perché essi saranno consolati" (Il Vangelo secondo lo Spiritismo, cap. V).

29° La misericordia di Dio è senza dubbio infinita, ma non è cieca. Il colpevole, che essa perdona, non è però esonerato, e finché egli non ha soddisfatto la giustizia, subisce le conseguenze delle sue colpe. Con il termine misericordia infinita, bisogna intendere che Dio non è inesorabile e che lascia sempre aperta la porta del ritorno al bene.

30° Le pene, essendo temporanee e subordinate alla riparazione e al pentimento, i quali dipendono dalla libera volontà dell'uomo, sono contemporaneamente castighi e rimedi, che devono aiutare a guarire le piaghe del male. Gli Spiriti in punizione sono, dunque, non quali carcerati condannati per un determinato tempo, ma quali malati in un ospedale, che soffrono sia di una malattia di cui spesso sono essi la causa, sia dei dolorosi mezzi curativi che la malattia esige. Sono come malati, dunque, che hanno la speranza di guarire e che guariscono tanto più velocemente quanto più rigorosamente seguono le prescrizioni del medico, il quale veglia su di loro con sollecitudine. Se essi prolungano le loro sofferenze per propria colpa, il medico non ha niente a che vedere con ciò.

31° Alle pene che lo Spirito subisce nella vita spirituale vanno ad aggiungersi quelle della vita corporea, che sono la conseguenza delle imperfezioni dell'uomo, delle sue passioni, del cattivo uso delle sue facoltà, e l'espiazione dei suoi errori presenti e passati. È nella vita corporea che lo Spirito ripara al male delle sue esistenze anteriori, ch'egli mette in pratica le risoluzioni prese nella vita spirituale. Si spiegano così quelle miserie e quelle vicissitudini che, di primo acchito, sembrano non avere ragion d'essere, e che sono del tutto giuste, dal momento che sono l'eredità del passato e che servono al nostro avanzamento.

32° Dio, si dice, non dimostrerebbe un più grande amore verso le sue creature, se le avesse create infallibili e, di conseguenza, esenti dalle vicissitudini legate all'imperfezione?

Sarebbe occorso, per questo, ch'Egli creasse degli esseri perfetti, che non dovessero acquisire nulla, né riguardo alla conoscenza né riguardo alla moralità. Senza alcun dubbio, Egli lo poteva. Se non lo ha fatto, è perché, nella Sua saggezza, Egli ha voluto che il progresso fosse la legge generale.

Gli uomini sono imperfetti e, come tali, soggetti a vicissitudini più o meno penose; è un fatto che bisogna accettare, poiché esiste. Dedurne che Dio non è né buono né giusto sarebbe una ribellione contro di Lui.

Si tratterebbe di ingiustizia se Egli avesse creato degli esseri privilegiati, gli uni più favoriti degli altri, godendo senza alcuna fatica della felicità che altri raggiungono solo a prezzo di sofferenze o che non possono raggiungere mai. Ma dove la Sua giustizia risplende è nell'eguaglianza assoluta che presiede alla creazione di tutti gli Spiriti; tutti hanno un medesimo punto di partenza; nessuno che sia, alla sua formazione, meglio dotato degli altri; nessuno la cui marcia ascensionale sia eccezionalmente facilitata: coloro che sono giunti alla meta sono passati, come gli altri, attraverso la trafila delle prove e della inferiorità.

Ammesso questo, che cosa di più giusto della libertà d'azione lasciata a ciascuno? La strada della felicità è aperta a tutti; il fine è il medesimo per tutti; le condizioni per raggiungerlo sono le medesime per tutti; la legge incisa in tutte le coscienze è insegnata a tutti. Dio ha fatto della felicità il premio della fatica e non del favore, affinché ciascuno ne avesse il merito. Ciascuno è libero di lavorare o di non fare niente per il suo avanzamento; colui che lavora molto e velocemente ne è più presto ricompensato; colui che si smarrisce per strada o perde il suo tempo ritarda l'arrivo e non può prendersela che con sé stesso. Il bene e il male sono volontari e facoltativi; l'uomo, essendo libero, non è fatalmente spinto né verso l'uno né verso l'altro.

33° Malgrado la diversità dei generi e dei gradi di sofferenza degli Spiriti imperfetti, il codice penale della vita futura può riassumersi in tre principi.

La sofferenza è legata all'imperfezione.

Ogni imperfezione — e ogni colpa che ne è il risultato — porta con sé il suo castigo, attraverso le sue conseguenze naturali e inevitabili; così la malattia è la conseguenza degli eccessi, la noia quella dell'ozio, senza che vi sia bisogno di una condanna speciale per ogni colpa e per ogni individuo.

Ogni uomo, potendo disfarsi delle sue imperfezioni per effetto della sua volontà, può preservarsi dai mali che ne sono la conseguenza e assicurarsi la felicità futura.

Tale è la legge della giustizia divina: a ciascuno secondo le sue opere, così in Cielo come in Terra.