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Sunday, May 24, 2026

LA PENTECOSTE: ALCUNE IMPORTANTI RIVELAZIONI DI RUDOLF STEINER

Di Anonimo


Il 23 maggio 1904 a Berlino, nella sede della Società Teosofica , Rudolf Steiner tenne una conferenza dal titolo "Pentecoste, la festa della liberazione dello spirito umano". In questa conferenza oggi contenuta nel volume 93 della sua Opera Omnia (La Leggenda del Tempio e la Leggenda Aurea) Steiner fa alcune rivelazioni importantissime, accennando anche, nei termini che il lettore potrà constatare, all' enigmatico Conte di Saint-Germain, da lui citato in molte altre occasioni. Ne proponiamo la parte iniziale.

"Oggigiorno le persone celebrano le loro feste senza avere la minima idea di che cosa significano. Sui giornali, che costituiscono la vera fonte di educazione e di illuminazione di molti dei nostri contemporanei, si possono trovare molti articoli su tali festività, senza che gli autori siano minimamente consapevoli del significato di esse. Ma per i teosofi è necessario sottolinearne ancora una volta il significato interiore. Per questo oggi vorrei attirare vostra attenzione sull'origine di una festa antichissima: la festa di Pentecoste.

La festa di Pentecoste è una delle più importanti e più difficili da capire. Nella coscienza cristiana ci ricorda la venuta dello Spirito Santo. Questo evento ci viene descritto come un miracolo: lo Spirito Santo fu versato sui discepoli e gli apostoli di Cristo, in modo che essi cominciarono a parlare ogni sorta di lingue. Ciò significa che essi hanno trovato accesso a ogni cuore e imparato a parlare secondo la comprensione di ognuno. Questo è uno dei significati della Pentecoste. Ma se vogliamo ottenerne una comprensione più fondamentale, dobbiamo andare molto più a fondo. La Pentecoste - come festa simbolica - è legata ai misteri più profondi, con le qualità spirituali più sacre dell'umanità. Ecco perché è così difficile parlarne. Oggi vorrei almeno toccarne qualche aspetto.

Cosa simboleggia in realtà la festa di Pentecoste, il suo principio sottostante dal quale deriva il suo significato più profondo, è preservato solo in un manoscritto che si trova, nella Biblioteca Vaticana, dove è custodito con la massima attenzione. Questo manoscritto, tuttavia, non parla della festa di Pentecoste, ma di quello di cui la Pentecoste è solo il simbolo esterno. Questo manoscritto non è stato quasi mai visto da nessuno che non sia stato iniziato ai più profondi misteri della chiesa cattolica o che sia stato in grado di leggerlo nella Luce Astrale. Una copia di esso è di proprietà di una personalità che è stata molto mal giudicata dal mondo, ma che ora comincia a interessare gli storici odierni. Avrei anche potuto dire che costui "ha posseduto" invece di "possiede" una copia di tale manoscritto, ma questo creerebbe una mancanza di chiarezza. Perciò dico ancora: una copia è di proprietà del Conte di Saint-Germain, da cui probabilmente provengono le uniche informazioni su questo tema.
Nello spirito della Teosofia vorrei dire alcune cose al riguardo. Siamo portati a qualcosa che è profondamente legato all'evoluzione dell'umanità nella quinta razza radicale. L'uomo ha assunto la sua forma attuale durante la terza razza radicale, nell'antico tempo della Lemuria, la ha ulteriormente sviluppata attraverso la quarta razza radicale, all'epoca dell'antica Atlantide, per poi entrare nella quinta razza radicale con quello che aveva ivi acquisito. Chi ha ascoltato le mie conferenze su Atlantide ricorderà che i Greci avevano ancora una memoria viva di quel periodo.
Per orientarci è necessario fare una breve panoramica su due correnti all'interno della nostra quinta razza, che sono forze nascoste nelle anime umane e che spesso lottano tra loro. Una corrente si trova espressa in modo più puro e chiaro in ciò che chiamiamo la visione della vita egiziana, indiana e meridionale. Tutto il giudaismo successivo e persino il cristianesimo ne contengono qualcosa. Ma, d'altra parte, nella nostra Europa con l'altra corrente, è stata mescolato anche il retaggio di ciò che vive nella visione del mondo che ritroviamo nell'antica Persia e che - se non ascoltiamo ciò che gli antropologi ed etimologi dicono, ma se andiamo più a fondo nella questione - ritroviamo che essa si estende dalla Persia alle regioni abitate dai Teutoni.
Di queste due correnti direi che esse puntano su due importanti, su due grandi intuizioni spirituali che le sottendono. La prima era meglio compreso dagli antichi Rishi. A loro fu rivelato l'intuizione di esseri superiori: i cosiddetti Devas. Chiunque abbia seguito una formazione occulta e che sia in grado di fare ricerche in questo campo, sa cosa sono i Devas. Questi esseri puramente spirituali, che vivono nello spazio astrale o mentale, hanno una duplice natura, mentre gli esseri umani hanno una triplice natura. Perché l'uomo, come sappiamo, è composto da corpo, anima e spirito. La natura dei Devas, tuttavia, consiste - per quanto possiamo ricercarlo - soltanto di anima e di spirito. Potrebbero avere altre membra, ma non riusciamo a rintracciarle, nemmeno con i metodi occulti. Un Deva è uno spirito animato. Gli impulsi, le emozioni, le brame e i desideri vivono invisibili nell'uomo ma, per chi ha sviluppato i propri sensi spirituali, essi appaiono come effetti di luce; quel corpo animico dell'essere umano, che forma l'essere interiore dell'uomo, sostenuto dal nostro corpo fisico, è in realtà il corpo più basso dei Devas. Possiamo considerarlo come il loro corpo fisico. La facoltà d'intuizione dell' antico indiano era principalmente concentrata sul culto di questi Devas. Gli indiani vedono questi Devas ovunque. Li considerano forze creatrici, quando guardano dietro le quinte dell'apparenza esterna. Questa intuizione è fondamentale per la visione del mondo dei popoli della fascia meridionale. Nella visione del mondo dell'Egitto, si esprime con la massima potenza.
L'altra intuizione era la base sulla quale fu fondato l'antico misticismo persiano, e questo ha portato alla venerazione di esseri che erano anch'essi di duplice natura: gli Asuras. Anche questi hanno ciò che chiamiamo anima, ma il loro organo d'anima fu racchiuso entro un corpo fisico sviluppato in modo sublime, titanico. La visione del mondo indiano, che aderisce al culto dei Deva, considerava gli Asuras come qualcosa di inferiore; mentre quelli che erano più inclini al punto di vista dei popoli del nord erano più legati agli Asuras, ovvero alla natura fisica. Dunque, si sviluppò nella zona nord più particolarmente, l'impulso per controllare le cose del mondo dei sensi in modo materialistico, procedendo verso l'ordinare del mondo della realtà attraverso il massimo livello di avanzamento tecnico, tramite le arti fisiche e simili. Oggi non ci sono più persone che aderiscono al culto degli Asuras, ma tra di noi ci sono molti individui che ancora hanno in sé qualcosa di quella natura. Da questo deriva l'attrazione verso il lato materialistico della vita e questa è infatti la tendenza base dei popoli settentrionali. Coloro che professano principi puramente materialistici possono essere sicuri di avere nella loro natura qualcosa che proviene dagli Asuras.
Tra gli adepti degli Asuras si sviluppò una sotto-corrente di sentimento strana. La sua prima comparsa avvenne nella vita spirituale dell’antica Persia. I persiani acquisirono una sorta di paura della natura dei Deva. Essi hanno perciò sperimentato paura, timore e spavento per ciò che è di natura puramente animico-spirituale. Quella era la ragione del grande contrasto che oggi possiamo osservare tra il punto di vista persiano e quello indiano. Nella visione persiana del mondo spesso si venerava proprio ciò che la visione indiana del mondo considerava cattivo, inferiore e proprio ciò che l'indiano considerava degno di venerazione si evitava. L'esperienza persiana del mondo era impregnata da uno stato d'animo che temeva e evitava ogni essere avente la natura di Deva. In breve, fu l'immagine di Satana che apparve in questa visione del mondo. Lucifero, l'essere di spirito e anima, divenne un essere che riempiva di paura e orrore. Ecco dove dobbiamo cercare l'origine di ciò che esiste come credenza nel diavolo. Questo stato d'animo è passato anche nella visione moderna del mondo; soprattutto nel Medioevo: il diavolo divenne una figura temuta ed evitata. Lucifero fu così formalmente sfuggito.
Possiamo saperne di più tramite il manoscritto già menzionato. Se si segue il corso dell'evoluzione del mondo scopriamo che a metà della terza razza radice, nell'epoca lemurica, l'umanità fu rivestita di materia fisica. È sbagliato credere come certi teosofi fanno che la reincarnazione non abbia un inizio e una fine. La reincarnazione è iniziata nel periodo dell’antica Lemuria e terminerà di nuovo all'inizio della sesta razza radicale o sesta epoca di civiltà post-atlantidea. L'umanità si reincarna solo durante un certo periodo sulla terra. Questo fenomeno, questo stato è stato preceduto da uno stato estremamente spirituale che non ha richiesto la reincarnazione, e sarà seguito da uno stato spirituale che similmente non richiederà la reincarnazione".

COME RICONOSCERE UN FALSO NECROMANTE

Di La Necromanzia


Come ben sapete, ho una forte repulsione per tutti quei ciarlatani che al giorno d’oggi si professano Necromanti, quando di necromante non hanno proprio nulla. Giro e rigiro sui social e vedo sempre le stesse immagini: questi ciarlatani che fanno i video mentre accendono le 4 candeline nei cimiteri(stolti che non sanno a cosa vanno incontro). Ed è per questo che oggi voglio darvi le basi per riconoscere immediatamente un ciarlatano da un vero necromante.

Partiamo dalle candele e da ciò che dovrebbe fare un necromante prima di entrare in un cimitero per operare al suo interno: il tasso, il tasso barbasso e la Nigredo. Come sempre citerò le fonti poiché ciò che vi dirò non viene dal mio sapere ma,è tratto da fonti comprovate.

LE CANDELE NEL CIMITERO

Il primo segno per scoprir un ciarlatano è guardar ciò ch'egli accende. Se trae dal sacco candele in cera d'api, soia o paraffina, or su dunque, sappiate che siete davanti a un mero dilettante. I grimori storici e le leggi della magia simpatica spiegan chiaramente perché codesti materiali interrompon il collegamento con l'Oltretomba:

LA CERA D’API E LA SOIA (L'Errore della Forza Vitale)

Come scrive Enrico Cornelio Agrippa nel suo De Occulta Philosophia (1533), le sostanze utilizzate nei rituali devon essere in perfetta simpatia occulta con l'intento. La cera d'api e la soia son derivati diretti della vita organica feconda, legati a forze solari di rigenerazione. Portarle in un cimitero per evocar i morti è un controsenso energetico poiché questa luce respinge l'ombra anziché integrarla.

LA PARAFFINA (Il Vuoto Energetico)

Molti usano le comuni candele industriali poiché costano poco. Dal punto di vista occulto ciò è ancor peggio. Come analizzato da Éliphas Lévi in Dogme et Rituel de la Haute Magie (1854), gli strumenti magici devon posseder una forza vitale naturale per agire da conduttori. La paraffina non è sostanza viva, bensì: un derivato chimico del petrolio, un materiale sintetico, inerte e "morto", privo di memoria eterica. Essa non emana vibrazioni e non crea alcun vinculum (legame energetico). Non serve a trattenere il fluido del defunto, bensì isola il mago in una bolla artificiale, rendendo il rituale una farsa teatrale.

PRIMA DEL CIMITERO LA NIGREDO E IL PERICOLO MORTALE DEL TASSO

Un vero necromante non entra nel cimitero per far foto; vi entra solo dopo aver affrontato la Nigredo (la putrefazione alchemica, lo spogliamento dell'ego). Per sintonizzarsi con la morte, la Stregoneria Tradizionale utilizza l'albero del cimitero per eccellenza: il Tasso (Taxus baccata). Ma qui si vede chi rischia la vita sul serio.

LA TOSSICITÀ DEL TASSO

Il Tasso contiene tassina, un alcaloide cardiotossico letale. Nel grimorio moderno Veneficium: The Path Envenomed,l'esoterista e botanico Daniel A. Schulke svela che lo spirito del Tasso agisce come un "anestetico dell'anima" che simula la morte biologica, bensì avverte che la pianta è una barriera chimica spietata. Mettersi il vero tasso sulla pelle senza schermi o senza conoscer l'alchimia vegetale significa rischiar il collasso cardiaco per assorbimento cutaneo.

IL SENSO ESOTERICO DELLA MORTE RITUALE

Nel monumentale The Dragon-Book of Essex, Andrew D. Chumbley codifica l'uso del Tasso per indur una "morte rituale temporanea". Il necromante deve apparir spiritualmente morto per poter varcar la soglia senza esser aggredito dalle larve astrali. Il ciarlatano dei social, poiché non si scherma e non attraversa la Nigredo, entra nel cimitero con la sua energia solare splendente: un faro perfetto per farsi azzannar e parassitare dalle energie più basse del luogo.

L’UNICA VERA LUCE: IL TASSO BARBASSO

Se le candele moderne non servon a nulla, cosa usa il vero necromante per comunicare? Or sú, egli usa il Tasso Barbasso (Verbascum thapsus)… Ricordate? Ne ho parlato qualche giorno fa in un mio post…

IL CONDUTTORE SATURNIANO

Agrippa, nel De Occulta Philosophia, cataloga codesta pianta sotto la stretta reggenza di Saturno (il tempo, la decomposizione, la terra profonda). Il Verbasco ha la capacità magnetica di addensar i fluidi spirituali.

LA TECNOLOGIA DELLA TORCIA

Nell'opera storica The Art of Simpling (1656), l'erborista William Coles documenta come codesta pianta venisse chiamata Hag's Taper (La candela della strega). Le streghe non usavan la cera, bensì prendevan lo stelo secco del Tassobarbasso, lo privavan delle foglie e lo immergevano nel grasso animale (materia legata alla morte e al sacrificio).

IL FARO INVERTITO

Come spiegato nei grimori di necromanzia rituale di area Daemonolatry (come i testi di S. Connolly), la combustione dello stelo di verbasco nel grasso produce un fumo denso e saturnino. Codesto fumo non serve a illuminar la faccia dell'operatore per un video, bensì agisce come un faro invertito: fornisce alle ombre dei defunti la densità ectoplasmatica temporanea di cui han bisogno per manifestarsi ed esser udite. Senza codesta torcia, non c'è alcun ponte tra i mondi.

LA SCUSA: CONTA SOLO L’INTENTO

Or sú, prevedo già l’obiezione del ciarlatano medio: ”Ciò che conta è l’intento, la materia è solo un mezzo!”

Niente di più falso, poiché codesta affermazione denota una totale ignoranza delle leggi simpatetiche elementari.

Se l'intento bastasse a colmare il vuoto della materia, non avremmo avuto bisogno dei secoli di sperimentazione alchemica dei Grandi Maestri, bensì basterebbe sedersi al buio e desiderare. La materia è il conduttore, il cavo di rame attraverso cui passa la corrente dell'Oltretomba. Se usate la paraffina o la soia, state tentando di far passare l'alta tensione dentro uno spago di cotone: non vi stupite se poi l'unica cosa che si manifesta è la vostra stessa suggestione psicologica.

CONCLUSIONE

Or su dunque, la prossima volta che vedete un video online, fate il check:

1) Ha candele di soia, paraffina o cera d'api? Ciarlatano (Agrippa e Lévi ne spiegan l'inutilità).

2) Entra nel cimitero ridendo, senza aver interiorizzato la Nigredo e la frequenza del Tasso?Stolto a rischio parassitaggio (Chumbley e Schulke insegnan il prezzo della soglia).

3) Non usa la torcia vegetale di Tassobarbasso e grasso? Sta parlando da solo nel buio (Coles).

La Necromanzia è una scienza occulta spietata, non un trend per fare visualizzazioni.

Friday, April 24, 2026

UN PO' DI STORIA: IL CREATORE DELLA CHIESA CATTOLICA È L'IMPERATORE ROMANO FLAVIO VALERIO COSTANTINO II

 Di Anonimo

Era chiamata chiesa cristiana universale...

Nel 325, al Concilio di Nicea, Costantino il Grande crea la Chiesa cattolica dopo un genocidio di 45.000 cristiani, torturandoli affinché rinunciassero a credere alla reincarnazione. Allo stesso tempo raccolgono i libri religiosi da tutti i villaggi dell'impero e creano così LA BIBBIA.

Nel 327, Costantino, detto imperatore di Roma, ordina a Girolamo di tradurre la versione della Vulgata in latino, cambiando i nomi propri ebraici e adulterando le scritture.

Nel 325 al concilio di Nicea venne inventata la Divina Trinità.

Nel 431 viene inventato il culto della VERGINE.

Il PURGATORIO fu inventato nel 594.

Nel 610 viene inventato il titolo di PAPA.

Nel 788 viene imposto il culto delle divinità pagane.

Nel 995 il significato di kadosh (particella) fu cambiato in santo.

Nel 1079 fu imposto il celibato dei preti, parola pienamente cattolica.

Nel 1090 viene imposto il Rosario.

Nel 1184 fu perpetrata l'Inquisizione.

Nel 1190 vengono vendute le indulgenze.

Nel 1215 la confessione viene imposta ai sacerdoti.

Nel 1216, papa Innocenzo III inventò il racconto del terrore del pane (dio della mitologia greca), che diventa carne umana.

Nel 1311 fu imposto il battesimo, battesimo dei bambini.

Nel 1439 viene dogmatizzato l'inesistente PURGATORIO.

Nel 1854 fu inventata l'Immacolata Concezione.

Nel 1870 si impone l'assurdità di un papa infallibile, che non sbaglia mai.

Ci sono oltre 2500 cose pagane inventate da questa religione per schiavizzare gli esseri umani con il cristianesimo.

Le religioni e i loro Dei sono stati creati come mezzo di MANIPOLAZIONE e BUSINESS.

Parte dell' EVOLUZIONE dell'essere umano è LIBERARSI da questi mezzi di manipolazione.

Anche se lentamente, a poco a poco, l'essere umano entra nell'era del risveglio, i giovani sono meno religiosi, meno creduli, meno stupidi, meno ignoranti ogni giorno.

Altre due generazioni e la religione cattolica sarà in declino.

Tutto farà parte della nostra EVOLUZIONE.

Sta a te continuare a credere ciò che ora credi sia la verità assoluta, perché non ti sei messo in discussione.

Mettiti in discussione e capirai che tutte le religioni tutte, sono un'invenzione di uomini utilizzate per soggiogare altri uomini.

Friday, April 17, 2026

Il venerdì 17 è sempre una data particolarmente carica di significati...

Di Monia Mo Calli





Il venerdì 17 è sempre una data particolarmente carica di significati nel mondo esoterico italiano, dove si intrecciano superstizione, simbolismo e tradizioni popolari.
Perché il 17 porta sfortuna?
Nel contesto italiano (a differenza del venerdì 13 anglosassone), il numero 17 è considerato infausto per diversi motivi:
1) In numeri romani, 17 si scrive XVII, che può essere anagrammato in “VIXI”, parola latina che significa “ho vissuto” — quindi implicitamente “sono morto”. Un chiaro richiamo alla fine della vita.

2) Nella tradizione pitagorica, il 17 rompe l’armonia del 16 (numero “perfetto” legato alla completezza), diventando simbolo di disordine.
3) Il venerdì e l’occulto
Il giorno venerdì ha già di per sé una forte valenza simbolica:
È associato al pianeta Venere, legato all’amore ma anche alla sensualità e alla tentazione.
Nella tradizione cristiana, il venerdì è il giorno della morte di Gesù Cristo, quindi carico di energia di sacrificio e lutto.
In alcune correnti esoteriche, è considerato un giorno “sottile”, in cui il velo tra mondi è più permeabile.
4) Superstizioni e pratiche
Nel folklore italiano, il venerdì 17 è spesso evitato per attività importanti:
Non si viaggia, non ci si sposa, non si firmano contratti.
Si teme la “sfortuna accumulata”, una sorta di energia negativa che si manifesta più facilmente.
Alcuni praticanti di magia popolare, invece, vedono questa data come potente per rituali di protezione o divinazione, proprio perché “instabile”.
5) Tra paura e potere
Nel mondo esoterico, ciò che è considerato “negativo” non è sempre da evitare: può essere anche potente. Il venerdì 17 diventa quindi:
Un momento di introspezione
Un’occasione per rompere schemi
Un giorno adatto a lavorare su paure e trasformazioni interiori
In sostanza, più che una data “sfortunata”, è una data carica, che riflette le paure collettive ma anche il fascino del mistero.

Thursday, April 16, 2026

Alchimia La Morte Filosofale – Nigredo

 Di Anonimo

La Morte Filosofale è il primo ed il più importante Passo della Grande Opera, la Fase in Nero, basata sulla Dissoluzione dell'Ego e sulla Putrefazione dei nostri desideri inferiori, affinché si abbia Trasformazione. È il Grande Arcano dell'Alchimia, è una Morte intesa come Trasformazione e Cambio di Paradigma, la Fase governata da Saturno, indispensabile per accedere al livello più elevato di Perfezione e Completezza.

Siamo in pieno Nigredo, simboleggiato dal corvo nero e dalla nera Terra d'Egitto Al-Kimiya, inondata dal Nilo e putrida affinché sia fertile.
Siamo al termine di un ciclo, affinché si abbia un Nuovo Ciclo ad un'ottava superiore.
L'Ermetismo pone al centro lo sviluppo spirituale dell'Adepto, che solo confrontandosi con le sue paure e i suoi limiti, con le sofferenze e con la Morte, può infine raggiungere lo stato più puro ed elevato di Conoscenza e Sapienza.
La Via della Conoscenza Superiore si schiude a noi quando impariamo a morire a noi stessi, perdendo tutti i limiti egoici per rivestirci di una corazza splendente e incorruttibile che ci siamo costruiti con grande costanza e dedizione, con grande fede.
La corazza ci rende Signori della Serpe, cioè capaci di governare e imperare sui nostri più bassi istinti, mettendoli al nostro servizio, signori e non più servi.

Solo rinunciando all'Egoismo si può raggiungere l'agognata Conoscenza.

Ucciso in noi l'Egoismo si realizza la Morte Filosofale, che permette una visione unitaria di tutte le Cose e del Creato, di modo che anche nella più scura e degradata Materia si scorga comunque la Scintilla Divina e la Matrice di Dio.

Se l'Egoismo provoca la Caduta, il Dono di Sé fa risorgere e produce in noi l'Oro Filosofale, attuando la Enantiodromia, il rovesciamento totale da un opposto all'altro, dal Nigredo all'Albedo. Il Solve et Coagula.

Siamo nel pieno della Notte Oscura dell'Anima junghiana, in cui l'individuo si confronta con la sua ombra e la accetta, illuminandola.
Nicola Valois, grande alchimista francese, così scriveva : " La Pazienza è la Scala dei Filosofi, e l'Umiltà è la Porta del loro Giardino, poiché a chiunque persevera senza Orgoglio e senza Invidia Dio farà Misericordia.".

Per raggiungere la Morte Filosofale servono due Chiavi entrambe importanti, la Sapienza e la Volontà.

La Sapienza si conquista in un percorso irto di ostacoli, con la pratica di vita, con la meditazione e lo studio, ma anche con l'estasi, condotti con slancio e fermezza interiore, con grande rigore.

La Volontà è come un muscolo da allenare e potenziare quotidianamente e gradualmente, ed è la nostra forza più grande, che ci permette di crescere in Consapevolezza. Volere senza timore e senza desiderio egoico è il segreto della Volontà Onnipotente, quella per cui "Nihil difficile volenti": Nulla è Impossibile a chi veramente vuole.

Ma non bastano le due Chiavi.

Queste due Chiavi vanno usate insieme e sinergicamente affinché la Volontà sia sempre guidata da una Perfetta Sapienza.
Cristo stesso ha manifestato la Sua Grandezza quando ha avuto la forza di dire:"Padre non sia fatta la Mia Volontà ma la Tua".
Anche Zoroastro era consapevole di questo quando enunció i 4 Verbi: Volere, Sapere, Potere e Tacere.
È "La Morte" della Lama XIII dei Tarocchi, con il suo essere 13, numero duale e ambivalente, positivo per chi tende alla mortificazione e alla conquista dei beni spirituali, negativo in caso contrario, che da Morte Spirituale può farsi mera morte fine a sé stessa.

Il nome dell'Arcano "La Mort" si legge allo stesso modo che se si chiamasse " L'Amor".

Infatti la Morte Filosofale, che è la morte a noi stessi, è un Amore che si sviluppa possente in noi e che ci permette di abbracciare l'intero Creato mentre il Creato ci culla, per Morire a sé stessi divenendo Immortali, perché la Morte è sconfitta dall'Amore, come dono totale di noi stessi.
Una Morte che da terribile e spaventosa si fa sposa bella e dolcissima, Regina dell'Ovest e delle Terre dove il Sole tramonta, che ci sussurra promesse fatte di futuro eterno, di figli e di nipoti ricoscenti, di perpetuarsi dei cicli.
Bella come la Venere Libutina, Amore e Morte in lei, bella come Diana e come Artemide, che ci porta in dono la Giustizia più Grande ed Imparziale.
La Morte e le Avversità diventano, grazie alla Consapevolezza che ci dà Sophia, fattori naturali ed essenziali dell'Eterno Ciclo della Vita, necessari affinché ci sia Rinnovamento e Rinascita e la Vita fluisca.
Il distacco dallEgo, che può sembrare doloroso, si rivela per l'eroe e per il giusto addirittura piacevole poiché appagante più di qualsiasi cosa, rendendo capaci di andare oltre i limiti umani. Si raggiunge così il traguardo, il premio di sentirsi parte integrante dell'Uno e del Suo Infinito Potere di Donarsi continuamente. Una volta raggiunta questa faticosissima vetta il respirare e il vivere sarà inebriante.
Ritornati allo stadio primitivo, al momento creativo del passaggio dal Caos originsrio all'Essenza Indifferenziata, e da lì poi ad ogni cosa.

NON C'È NULLA DI NASCOSTO CHE NON SARÀ SVELATO... MALEDETTI

Di Leonardo Santi


"Il 23 maggio 1992 la vettura su cui viaggiavano Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli uomini della scorta (Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani) saltò in aria uccidendoli tutti. Dopo soli due mesi, il 19 luglio l'altra strage in Via D'Amelio dove persero la vita il magistrato Paolo Borsellino e cinque uomini della scorta.

Qualche settimana dopo, il mercoledì 16 settembre 1992 (noto come Black Wednesday), il sionista George Soros attaccò l’Italia speculando contro la lira e causando l'espulsione dell'Italia dallo SME (Sistema monetario europeo)!

Il ministro Giuliano Amato, il ministro del Tesoro Piero Barucci, il governatore della Banca d’Italia Carlo Azeglio Ciampi e il direttore generale del Tesoro Mario Draghi (tutti ampiamente premiati successivamente) fecero vaporizzare 15.000 miliardi di riserve della Banca Centrale, per poi alla fine cedere alle pressioni del mercato (di Soros) e svalutare la moneta italiana del 30%.

Dovevano indebolire il paese, destabilizzando la classe politica per spianare la strada all'Operazione Tangentopoli, detta Mani Pulite: l'inchiesta della magistratura politicizzata che tra il 1992 e il 1994 scoperchiò un vasto sistema organizzato di corruzione. Nulla di nuovo ovviamente (hanno mangiato sempre tutti), ma necessitava fare pulizia del vecchio per far posto al nuovo Sistema!

Grazie a questo, Romano Prodi dal 1992/1993 diede il via alla più grande svendita dei patrimoni e dei gioielli nostrani, regalandoli a gruppi stranieri e al suo amichetto, De Benedetti. Parliamo di Autostrade, Telecom, Alitalia, Iri, Motta, Cirio, Autogrill, Locatelli, Invernizzi, Buitoni, Galbani, Negroni, Ferrarelle, Peroni, Moretti, Fini, Perugina, Mira Lanza, SME, Siv dell’Efim, il Nuovo Pignone dell’Eni, Acciai Speciali Terni, Ilva Laminati Piani, Italimpianti, Dalmine…

“Smonterò il paese pezzo per pezzo“, disse Romano Prodi il 17 gennaio 1998, e per questi servigi ovviamente ebbe totale copertura mediatica dai giornali di Agnelli e De Benedetti.

Avete capito perché dovevano morire Falcone e Borsellino?"

Papa Leone: “Ho appena letto l’ultima profezia di Fatima, e questo è ciò che dice…”

Di John Smith

Quella mattina il Vaticano si svegliò avvolto in un silenzio insolito, come se le mura secolari che sono state testimoni di cospirazioni, confessioni e decisioni che hanno fatto la storia del mondo, custodissero un segreto troppo pesante per essere svelato con leggerezza. Non era un giorno qualsiasi.
Nelle stanze private del pontefice, lontano dalle telecamere e dallo sguardo pubblico, Papa Leone – una figura la cui stessa presenza aveva già generato dibattito dentro e fuori la Chiesa – teneva tra le mani un documento che, per decenni, era stato oggetto di speculazione, paura e fascino: l’ultima profezia di Fatima.
Da anni la cosiddetta “terza profezia di Fatima” è oggetto di controversie. Sebbene il Vaticano abbia affermato di averlo rivelato ufficialmente nel 2000, molti esperti, teologi e ricercatori indipendenti hanno sostenuto che ciò che è stato divulgato non era l’intero messaggio. Si parlava di una parte omessa, una sezione ancora più inquietante, che descriveva eventi capaci di scuotere non solo la Chiesa, ma l’ordine mondiale.
Secondo fonti vicine alla Santa Sede, Papa Leone aveva chiesto il pieno accesso agli archivi segreti poco dopo la sua elezione. Non è stata una decisione cerimoniale. Si è trattato, secondo chi lo conosce, di una ricerca personale, quasi ossessiva, per comprendere le radici spirituali della crisi contemporanea. Quella mattina, finalmente, ricevette il documento completo.
“L’ho appena letto… e non è quello che ci aspettavamo”, avrebbe detto a bassa voce a uno dei suoi più stretti consiglieri, come rivelato da una fonte con conoscenza diretta della conversazione. Non c’era drammaticità nel suo tono, ma c’era una gravità che gelava la stanza.
Ciò che era contenuto in quel testo, scritto originariamente da Suor Lucía dos Santos dopo le apparizioni del 1917 a Fatima, in Portogallo, non era semplicemente una visione simbolica. Si trattava, secondo coloro che hanno avuto accesso indirettamente a frammenti del contenuto, di un avvertimento diretto. Non di guerre passate o di persecuzioni religiose già conosciute, ma di una crisi interna, di una frattura del cuore stesso della Chiesa.
Il documento descriverebbe una scena inquietante: un leader spirituale circondato dal caos, un’istituzione indebolita dall’interno e un’umanità che, avendo raggiunto progressi senza precedenti, si ritrova spiritualmente disorientata. Questa non sarebbe una profezia di distruzione immediata, ma piuttosto una lenta erosione morale, una progressiva perdita di fede e di significato.

Ma la cosa più inquietante non sarebbe la visione in sé, bensì la sua interpretazione.

“Il messaggio non è solo un avvertimento… è una responsabilità”, avrebbe commentato Papa Leone in un incontro privato poche ore dopo. I presenti descrivono un’atmosfera tesa, quasi elettrica. Non si trattava di un pontefice allarmato, ma profondamente consapevole delle implicazioni di ciò che aveva letto.
Alcuni analisti interni al Vaticano sostengono che la decisione di mantenere segreta una parte della profezia per così tanto tempo non sia stato un atto di occultamento doloso, ma piuttosto una misura di contenimento. Il mondo, sostengono, non era pronto. Ma oggi, in un’epoca segnata da sovrainformazione, polarizzazione e sfiducia nelle istituzioni, sorge una domanda inevitabile: siete pronti adesso?
Fonti interne assicurano che Papa Leone non ha intenzione di divulgarne subito l’intero contenuto. Non per paura, ma per strategia. La rivelazione, dicono, deve essere accompagnata da un contesto, da una guida, da una narrazione che non alimenti il ​​panico, ma piuttosto la riflessione.

Tuttavia, il semplice fatto che il pontefice abbia riconosciuto l’esistenza di contenuti non del tutto rivelati ha rilanciato un dibattito globale. Sui social network milioni di utenti hanno cominciato a speculare. È questa una crisi di fede? Da un collasso istituzionale? O un messaggio più ampio sulla direzione dell’umanità?
Ricercatori indipendenti hanno iniziato a setacciare testi antichi, dichiarazioni passate e file declassificati alla ricerca di indizi. Alcuni sottolineano inquietanti coincidenze tra la presunta profezia e gli eventi recenti: conflitti geopolitici, crisi climatiche, progresso incontrollato della tecnologia e un crescente senso di vuoto esistenziale nelle società altamente sviluppate.

Ma al di là delle teorie, c’è un elemento che risalta: la reazione dello stesso Papa Leone.

Coloro che lo hanno visto da quel giorno descrivono un uomo cambiato. Non indebolito, ma più determinato. Più introspettivo. Più consapevoli del peso del proprio ruolo in un momento critico. Ha ridotto le sue apparizioni pubbliche, intensificato i suoi incontri privati ​​con i leader religiosi e ha avviato una serie di riforme interne che, seppur discrete, preannunciano una profonda ristrutturazione.
“Non si tratta di predire il futuro, ma di evitare lo scenario peggiore”, avrebbe detto in uno dei suoi interventi più recenti, senza fare riferimento diretto alla profezia, ma accennando alla sua influenza.

La storia di Fatima è sempre stata avvolta nel mistero. Dalle visioni di tre pastorelli alle interpretazioni che hanno attraversato generazioni, è stato uno specchio su cui credenti e scettici proiettano le loro paure e speranze. Ma ora, con un Papa che afferma di aver letto quello che molti considerano l’ultimo capitolo nascosto di quella storia, il mistero assume una nuova dimensione.

Non si tratta solo di ciò che dice la profezia, ma di ciò che provoca.

In un mondo che cerca la certezza in mezzo al caos, l’idea di un messaggio nascosto, custodito da più di un secolo, ha un potere quasi irresistibile. Ma solleva anche una domanda fondamentale: cosa facciamo con quelle informazioni?
Papa Leone sembra avere la sua risposta. Non sotto forma di dichiarazioni grandiose o rivelazioni immediate, ma in azioni silenziose, in decisioni strategiche, in una leadership che, almeno per ora, preferisce la prudenza allo spettacolo.

Perché, come suggerisce chi è stato vicino a quel documento, il vero potere della profezia non sta nel suo contenuto letterale, ma nella sua capacità di metterci di fronte a una verità scomoda: il futuro non è scritto, ma i segni ci sono.
E forse, solo forse, il messaggio più importante non è ciò che verrà, ma ciò che abbiamo ancora tempo per cambiare.