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Monday, February 17, 2020

Il Cerchio Firenze 77

RIASSUNTO DEI PIU' IMPORTANTI CONCETTI ESPOSTI DAI
MAESTRI DEL CERCHIO DALL' ANNO 1950 ALL' ANNO 1975


Uno degli insegnamenti su cui le nostre Guide richiamano spesso la nostra attenzione è quello di non identificare noi stessi con il nostro corpo fisico: infatti esso non è altro che un mezzo, un veicolo, un tramite della parte più vera e più importante di noi. Quella parte che risiede in altri piani di esistenza e che comanda al corpo fisico attraverso al cervello per le funzioni intellettive ed al cervelletto per quelle istintive.
Per piani di esistenza non si deve intendere spazi diversamente ubicati nell'universo, ma differenti stati di materie più o meno sottili che. permeano tutto il creato; cosicché un piano si distingue dall'altro solo per la diversa densità della materia.
Nell'universo impera la legge dell'analogia per cui, partendo dalla natura della materia del piano fisico, può essere facile capire la costituzione della materia degli altri piani.
La scienza umana ci insegna che la materia fisica esiste in tre stadi di aggregazione molecolare o densità: solido, liquido, gassoso.
I nostri Maestri ci dicono che esistono altri quattro stadi di aggregazione che interessano la materia a livello atomico e che hanno chiamato: eterico, super-eterico, sotto-atomico, atomico. Il termine "atomico" di queste definizioni è usato nel suo vero significato di indivisibile, ossia riguardante tutte quelle particelle che costituiscono l’atomo della scienza ancora in fase di studio. Sicché, per esempio, un elettrone che secondo la scienza è una particella sotto atomica, secondo le nostre Guide è ancora al di sopra del vero atomo (indivisibile) perché fa ancora parte del piano fisico.
Infatti scomponendo la materia più sottile del piano fisico (la vera atomica) che è comune, alla base di tutti i differenti tipi di materia fisica si ha un altro tipo di materia conosciuto dalla nostra scienza come energia. Cioè l'insieme della materia del piano fisico è il risultato di innumerevoli aggregazioni di un'unica unità elementare.
Questa unità elementare del piano fisico non è l'ultima in senso assoluto: è l'ultima del piano fisico. Oltre questa esistono altre sette densità e sottigliezze di materia di un altro piano di esistenza sconosciute all’uomo, che i nostri Maestri chiamano piano astrale.
A sua volta l’ultima materia, la più sottile del piano astrale (quella unità elementare che aggregandosi dà luogo a tutte le differenti materie del piano astrale) non è l'ultima in senso assoluto. Oltre quella, esistono altre sette densità e sottigliezza di materia di un altro piano di esistenza, anche questo sconosciuto all’uomo, che è stato chiamato piano mentale. E così via per analogia, per il piano successivo chiamato piano akasico, oltre il quale esistono i piani spirituali nei quali ha dimora la parte reale dell'uomo: lo spirito.

Come nel piano fisico l’uomo vive attraverso il suo corpo fisico, per ogni altro piano di esistenza ha un analogo veicolo.
Nel piano astrale il corpo astrale che presiede alla sua vita di emozioni, sensazioni, desideri. Nel piano mentale il corpo mentale che dà all'uomo tutte le facoltà che sono proprie della mente. Nel piano akasico il corpo akasico, o coscienza, che riceve e trascrive, facendole diventare natura medesima dell'uomo, le realtà che l'uomo esistendo scopre ed acquisisce.

Riferendosi a quanto detto all’inizio, cioè che l’uomo non è identificabile con il suo corpo fisico, è facile capire che alla morte del suo corpo fisico l'uomo non perisce, ma non avendo più un mezzo (veicolo) che gli permetta la vita nel piano fisico, trasferisce la propria consapevolezza nel piano astrale, quello immediatamente successivo, ove sperimenta una nuova fase della nuova esistenza.

Una particolarità della materia del piano astrale rispetto a quella fisica è di plasmarsi sotto l'impulso del desiderio e delle emozioni: da questo si capisce che coloro che hanno basato la loro vita sulla ricerca di sensazioni o nel soddisfacimento di desideri animaleschi, trovano qui il loro inferno perché si creano, sotto i propri impulsi, immagini di cose ardentemente desiderate in vita e che non possono gustare senza il corpo fisico. Inoltre, più i vizi erano radicati in loro, più a lungo soggiorneranno in questo piano, con tutte le conseguenti limitazioni e sofferenze. Chi invece avrà avuto una vita equilibrata, non avendo desideri trascinanti, non si creerà qui simili miraggi ed il suo soggiorno durerà quel tanto che è necessario al naturale abbandono del corpo astrale.

Coloro che lasciato il corpo fisico, hanno consapevolezza del mondo astrale, in questo loro nuovo stato possono percepire cosa accade nel piano fisico, ossia nel piano immediatamente più denso, ma non hanno la sia pur minima percezione degli altri piani più sottili, così come vivendo sulla terra non si ha idea del sussistere di altri piani di esistenza.

Abbandonato il corpo astrale, evento analogo alla morte del corpo, l'individuo si desta nel piano mentale.

Una particolarità del piano mentale è che la sua essenza si plasma sotto l’impulso del pensiero, come nel piano astrale la relativa essenza si plasmava sotto l'impulso del desiderio. In questa nuova dimensione l'individuo può appagare la sua sete di conoscenza, approfondendo gli studi che ha intrapreso in vita, potendo ottenere risposte definitive a quesiti che lo hanno assillato, ma non iniziando nuove esperienze, altrimenti la vita sul piano fisico non avrebbe più significato.
E' facile capire come qui l'individuo non abbia più alcun desiderio grossolano, anche perché non ha più il veicolo adatto a rilevare una vita emotiva (corpo astrale) . La sua esistenza è prettamente di pensiero. Similmente a quanto accade negli altri piani di esistenza, anche nel piano mentale non abbiamo nessuna percezione di piani di esistenza più sottili. A suo tempo anche il corpo mentale viene abbandonato e l'individuo si trova spogliato di tutti i suoi veicoli più grossolani (fisico, astrale, mentale) e con il suo solo veicolo della coscienza o corpo akasico, quel veicolo che riceve e trascrive le realtà acquisite.

Cioè il corpo akasico si costituisce con il succo che viene tratto dalle esperienze avute in vita.

Si può allora avere il caso di un individuo il cui livello di coscienza non gli permette di avere un corpo akasico sufficientemente costituito, tanto da poter vivere consapevolmente nel piano akasico. In tal caso si cade in uno stato di inconsapevolezza chiamato "riposo dell'ego". Solo coloro nei quali la coscienza è sufficientemente costituita potranno godere di una lucida consapevolezza imperniata sui nobili sentimenti che la coscienza acquisita può dettare loro.

A differenza di quanto avviene per i corpi più grossolani (fisico, astrale, mentale) il veicolo della coscienza non viene abbandonato nemmeno dopo il trapasso, ma rimane con le esperienze acquisite, fino al momento in cui l'individuo è pronto ad una nuova incarnazione. Si, le Guide ci insegnano che l'individuo è soggetto a molteplici incarnazioni “in corpi capaci di esprimere l'evoluzione conseguita, allo scopo di conseguire evoluzione". Ad ogni nuova incarnazione si forma un nuovo corpo mentale, un nuovo corpo astrale, un nuovo corpo fisico, ma per il fatto che il corpo akasico è sempre lo stesso, questi corpi si sviluppano secondo direttrici che corrispondono a eredità di precedenti incarnazioni. In sostanza una stessa individualità con differenti personalità, sia maschili che femminili, una stessa individualità che comunica all'inconscio del nuovo essere il succo delle esperienze trascorse, si che in ogni incarnazione l'individuo amplia la propria coscienza e non torna mai indietro nell'evoluzione.

La reincarnazione quindi ha lo scopo di formare per gradi la coscienza individuale: cioè l'individuo, in successive molteplici incarnazioni, con l'esperienze che ha nella vita, finisce con completare la sua coscienza. Col termine "coscienza" sono comprese tutti quei sentimenti che le Guide spirituali dell'umanità hanno indicato come ideali morali da raggiungere. (Senso del dovere, non violenza, amore al prossimo etc.).

Per giungere a completare la coscienza individuale esiste un trinomio indissolubile: legge di evoluzione, legge di reincarnazione, legge di causa ed effetto (o legge karmica). La legge di causa e di effetto si esplica ogni qual volta l'individuo si pone contro il fine d'amore che sta alla base di tutto il creato, danneggiando in questo modo se stesso e gli altri. Così facendo l'individuo promuove una causa il cui effetto ricadrà su di lui con lo scopo di fargli capire l'errore commesso: questo avviene per tutte le attività dell'individuo, siano essi azioni, desideri od altro. In ciò i nostri Maestri ci insegnano a saper vedere l'aspetto di giustizia, ma anche di misericordia di Dio "in quanto nessuno mai è eternamente condannato, ma dalla giusta conseguenza delle proprie azioni ognuno impara e si santifica".

C'è però da aggiungere che tutto è così perfettamente equilibrato ed armonico che anche quando questo equilibrio viene rotto, l'effetto di ciò è sfruttato per riequilibrare la situazione, in quanto non accadrà mai che qualcuno subisca ingiustamente un' azione. Ci sarà più facile illustrare questo concetto con un esempio: supponiamo che un uomo uccida un suo simile. Colui che uccide muove una causa il cui effetto lo porterà ad essere a sua volta ucciso, insegnandoli così che non si deve uccidere: ma non sarà mai che un individuo possa provocare un danno così grave qual'é il togliere la vita, senza che la creatura alla quale la vita è stata tolta, non dovesse subire quell'effetto. Ciò non toglie tuttavia "che la responsabilità di aver fatto soffrire un nostro fratello ricada su di noi, anche se questa sofferenza egli doveva patirla".

Riepilogando: la legge di causa e di effetto (Karma) permette all'uomo di costituire la sua coscienza: la reincarnazione di avere innumerevoli esperienze fino a che la sua coscienza non sarà costituita, attuando così la legge di evoluzione. Da tutto ciò appare chiaro che "la vita dell'uomo non è un collaudo del suo spirito, ma una vera e propria nascita spirituale".
Cosicché l'uomo non è provato per vedere se resiste alla lusinga del male, oppure per vedere se la sua fede è solida, ma ha delle esperienze affinché nasca spiritualmente. Ai fini di questa nascita non è quindi importante che l'uomo infranga consapevolmente o no, intenzionalmente o meno, liberamente o coercitivamente le leggi divine. In ogni caso subirà degli effetti, avrà delle esperienze che allargheranno la sua coscienza e ne determineranno la sua nascita spirituale.
Nascita spirituale che non avviene solo attraverso al dolore: l'uomo ha a sua disposizione altri mezzi per allargare la sua coscienza. Può capire una verità anche attraverso il ragionamento, senza sperimentare direttamente e con dolore l'opposto. Cosicché "il dolore che l'uomo incontra non è il castigo per una colpa commessa, ma l'ultimo rimedio per fargli comprendere una verità".

Parlando della legge di evoluzione abbiamo accennato solo all'aspetto che riguarda l'uomo, cioè all'evoluzione dell'autocoscienza: ma questa legge riguarda invece tutto il creato (evoluzione della materia, della forma, dell'autocoscienza).
Per meglio capire di che cosa si tratta, bisogna rifarsi da molto lontano e cominciare col dire che il termine "creato" per indicare tutto quanto esiste, non è esatto. Infatti non possiamo pensare a Dio come ad un essere umanizzato che guarda da lontano e con distacco la Sua opera, "che misura la Sua onnipotenza con la debolezza degli uomini". Pensare che Dio sia avulso dalla Sua opera, significa pensare ad un Dio che non contiene tutto quanto esiste, quindi ad un Dio incompleto. Dio, per essere tale, deve essere "eterno, perfetto, infinito, indivisibile, immutabile, costante, onnisciente, onnipossente, deve comprendere in Sé tutto quanto realmente è, esiste, è esistito, esisterà..." perciò deve essere Assoluto.

Una creazione dal "nulla" è un assurdo, in quanto il nulla nell'Assoluto che è il Tutto, non può esistere. Dunque non si deve parlare di "creazione", ossia Dio ha emanato da Sé stesso in Sé stesso tutte le cose". Come diversi pianeti costituiscono un sistema solare, più sistemi solari costituiscono un universo, così più universi formano un cosmo. Un cosmo corrisponde ad una emanazione, ma innumerevoli sono le emanazioni in Dio, ciascuna delle quali è costituita di divina sostanza. Le nostre Guide chiamano questa sostanza divina, di cui in definitiva è permeato tutto l'Assoluto, "spirito".
Di conseguenza anche il nostro cosmo è formato di spirito, spirito che rimane alla radice di tutte le cose.

Se il nostro lettore si ricorda come è stata spiegata la costituzione dei vari piani di esistenza, gli sarà facile capire come dai piani spirituali abbiano avuto origine, per successive aggregazioni di differenti unità elementari, le materie di cui sono composti i diversi piani di esistenza (akasico, mentale, astrale, fisico). Si è così accennato come nasce l'ambiente cosmico, che permette la nascita degli individui suoi abitatori. Intanto c'è da ricordare che l'individuo, o microcosmo, è analogo nella sua costituzione al macrocosmo e che alla radice del suo essere c'è lo spirito. Ossia è lo spirito che, ammantandosi delle materie dei vari piani di esistenza, origina nel piano fisico le innumerevoli forme di vita.

La forma più semplice di vita è il processo di cristallizzazione: da questa, attraverso forme di vita che fanno parte del regno vegetale, a quelle che appartengono al regno animale fino all'uomo ed oltre, è la storia evolutiva dell'individuo, che in forza alla evoluzione della materia, della forma e dell'autocoscienza, nasce spiritualmente. Quindi, noi, come individui, proveniamo da molteplici incarnazioni nel regno minerale, vegetale, animale: incarnazioni che hanno avuto lo scopo di costituire, di formare, prima un corpo astrale e poi un corpo mentale. Ad esempio, l'alternarsi delle stagioni con i relativi fenomeni, stimola negli individui legati alle forme di vita nel regno vegetale, lo sviluppo del corpo astrale, attraverso le continue sensazioni che spingono le piante a ricercare, nei limiti delle loro possibilità, l'ambiente più adatto alla loro sopravvivenza, come l'umidità o la luce etc.
Negli animali invece, in cui il corpo astrale è già formato, il piano messo in atto per procacciarsi il cibo, o per seguire gli impulsi dettati dall'istinto, sollecita lo sviluppo del corpo mentale.

In definitiva, come si può capire, i passaggi dell'individuo nelle forme di vita in questi tre regni, servono a dargli, nelle successive esistenze come uomo, gli strumenti per lo sviluppo della coscienza.

Quanto abbiamo accennato ci permette di fare delle considerazioni: ad esempio possiamo vedere come il bene ed il male siano fattori del tutto relativi all'individuo, potendo essere ciò che riteniamo male, come il dolore, l'aver subito una violenza etc., mezzi della nostra evoluzione. "Non v'è nulla che non abbia significato e che debba considerarsi un errore o una ingiustizia". Inoltre non ha importanza che l'uomo conosca esattamente qual'è il bene e qual'è il male per avere la responsabilità delle sue azioni. Le leggi cosmiche sono infrante sia che l'uomo le violi consapevolmente che inconsapevolmente, sia liberamente che nella costrizione.

Si affaccia qui il problema del libero arbitrio che, con questa premessa, perde molta della sua importanza perché non si tratta di porre l'individuo libero fra il bene e il male per renderlo responsabile della sua scelta: si tratta di dargli quel tanto di libertà necessaria al suo sviluppo, ma non in misura tale che possa danneggiarsi. "La libertà dell'uomo è relativa e cresce proporzionatamente alla sua "evoluzione".

Da questo nuovo concetto della vita, i doveri verso i nostri simili, insegnati dal Cristo, non risultano diminuiti, anzi. Nei confronti di noi stessi, aiutare il nostro prossimo, per quanto nobile sia, non è abbastanza. Noi dobbiamo conoscere ciò che si agita nel nostro intimo, capire la radice della nostra avidità, comprendere noi stessi per superare l'egoismo che fa di noi degli esseri in preda ad ogni impulso. Controllare il nostro atteggiamento esteriore per non danneggiare gli altri è lodevole, ma solo quando non esisterà più il senso di separatività fra noi e gli altri saremo sicuri di aver superato il nostro egoismo, saremo sicuri che il nostro atteggiamento esteriore corrisponde alla nostra natura interna.

Finito di abbozzare questo generico schema in cui trovano posto concetti che, se ampliati, possono dare risposta a molti perché, una domanda rimane insoddisfatta: il perché del Tutto.

Se questo significa perché Dio esiste, le nostre Guide ci rispondono che il quesito non ha senso. Dio è la prima causa, non può avere un perché, né essere conseguenza di altro. Diversamente Dio sarebbe quel perché. Se invece ci si domanda perché esiste l'emanato, la risposta che ci viene data è . Dio è Colui che E' ed esiste perché E' come E' . I cosmi quindi sono parte integrante di Lui stesso. Noi siamo conseguenza della Sua esistenza. ma non si deve vedere in ciò un freddo meccanismo: noi siamo Sue creature, partecipi della Sua natura.

Se noi siamo Sue creature, questo è il momento in cui Lui ci crea, o più precisamente in cui noi esistiamo: ed il cosmo è il modo con cui si attua questa creazione o questa esistenza.

Ma parlare di "momento" in Dio non ha senso; l'emanazione, che per noi ha un inizio ed una fine, è nell'Assoluto un atto che non conosce questa sequenza di tempo.

Ogni attimo della emanazione e l'intero suo ciclo sono presenti nell'Assoluto. Se il cosmo fosse un libro in cui è narrata la storia della nostra esistenza dalla nascita alla maturità, Dio sarebbe (ci sia perdonata la banalità dell'esempio) la biblioteca che contiene questo libro, nella quale il libro esiste per la eternità senza tempo. Il libro, o il cosmo, rappresenta il modo in cui noi esistiamo in Lui e vi esistiamo non solo nella fase della nostra maturità, ma in tutte le fasi; e vi esistiamo nell'eternità del non tempo.

(Per farci comprendere questo profondissimo concetto i nostri Maestri ci hanno dedicato moltissime sedute d'insegnamento che sono raccolte nel libro "OLTRE L'ILLUSIONE").


                                                                                                                              C. e R.





NOTE RIASSUNTIVE DAL LIBRO "OLTRE L'ILLUSIONE"


Nell'accingerci a cercare di riassumere per sommi capi le Verità che i nostri Maestri ci hanno rivelato e che noi abbiamo raccolto nel libro suddetto, dobbiamo pregare coloro che ci leggono di meditare con calma su alcune frasi che ad una prima lettura possono apparire talmente oscure da non meritare la fatica di essere comprese o che possono sembrare semplici affermazioni sempre sentite, al cui vero significato però raramente ci siamo sforzati di dare una logica spiegazione.

Infatti dire che nell'Assoluto il tempo non esiste, che Dio è immutabile, che in Dio esiste tutto, anche ciò che noi faremo o saremo nel futuro e che esiste sempre ciò che per noi è il passato, dire che Dio è l'Uno e il Tutto, sono tutte belle frasi che molti di noi hanno già sentito formulare.

Ma come può esistere l'immutabilità in un mondo in continua mutazione, in che forma può esistere ciò che per noi è il passato ed il futuro, come si può collocare il libero arbitrio in un mondo in cui già tutto esiste, sono domande a cui forse solo le scuole di iniziazione potevano dare una risposta, concetti che forse solo le filosofie più astratte riescono ad accennare.

Proprio per la difficoltà che gli stessi nostri Maestri disincarnati hanno incontrato con noi per farci intendere delle Verità così alte, non possiamo sperare di essere compresi con uno stringato riassunto. Pure vogliamo tentare di segnalare all'attenzione di coloro che ne possono avere interesse, le Verità che ci sono state comunicate in lunghi anni di insegnamenti.

"Queste lezioni - sono parole dei nostri Maestri - rappresentano un corso superiore che inutile sarebbe far conoscere a chi non potesse apprezzare ciò che veramente vogliono significare: ma inutile sarebbe stato anche il nostro ed il vostro lavoro. se nessuno, al di fuori di voi, potesse beneficiarne. Per questo vi diciamo fate pure conoscere, con le cautele che il buon senso vi suggerisce, a coloro che voi ritenete possano comprendere, il lavoro che assieme abbiamo fatto poiché, come voi sapete, l'evoluzione degli individui avviene sì nella vita, nell'esperienza diretta, ma anche nella conoscenza di certe Verità che all'inizio colpiscono solo l'attenzione degli individui, ma che piano piano passano alla loro consapevolezza e dalla consapevolezza alla coscienza, seguendo cioè lo stesso sistema che è seguito, inconsapevolmente, per tutte le esperienze e per tutti gli insegnamenti".

Ed ancora: "Non ancoratevi allo scoglio che fu di salvezza ieri: siate pronti a salire più in alto, a comprendere che la Realtà non può essere commisurata in termini di tempo e di spazio...
"Non rimanete cristallizzati sulle vostre convinzioni, su ciò che credete: siate duttili, rinnovatevi continuamente, questo
significa "nascere ogni giorno"... "Non possiamo, per non turbare i vostri animi, per essere rispettosi delle vostre opinioni, tacere. Se dobbiamo continuare a parlarvi, dobbiamo andare avanti nell'insegnamento, altrimenti basterebbe rileggere quello che con tanto amore avete già raccolto: l'insegnamento non deve essere una semplice comunicazione di principi morali che più o meno le religioni, le filosofie conoscono ed insegnano. La comunicazione fra incarnati e disincarnati, per essere all'altezza del miracolo che rappresenta, deve dire qualcosa che va oltre, qualcosa che l'uomo da solo non può scoprire se non quando è molto avanti nel sentiero dell'iniziazione".


* * *

Da quello che è già stato riassunto precedentemente sappiamo che per definizione stessa l'Assoluto è il Tutto: Il Cosmo è sua emanazione tutto quanto esiste in questo Cosmo è sempre esistito e sempre esisterà, poiché Dio è Immutabile e nulla può crescere o diminuire nell'Assoluto. Il mutare, il divenire sono illusori.
Nelle comunicazioni avvenute dopo la stesura dei libri "Incontri" e "Colloqui" i nostri Maestri hanno cominciato ad intrattenerci sempre di più sul concetto della Divinità, sulla natura di Dio-Assoluto, su come si può conciliare il "divenire" del relativo con l'"essere" dell'Assoluto, facendoci capire che per scoprire la vera natura di ciò che non fa parte della realtà della quale siamo a conoscenza, dobbiamo liberarci di tutte quelle sovrastrutture create per spiegare un mondo sconosciuto con la sola metrica di quello che ci è consueto.

Riportiamo integralmente le parole del Maestro Kempis, in una comunicazione di molti e molti anni fa e che Egli ci rivolse proprio per introdurci nell'argomento centrale di queste ultime Verità.

"L'illusione del movimento in una proiezione cinematografica è data dal susseguirsi dei fotogrammi e dalla persistenza delle immagini sulla retina dell'occhio;questo vi insegna la vostra scienza. In realtà la visione di un film è un lavoro mentale perché è un fenomeno che avviene nel veicolo mentale dell'individuo. 

Se qualcuno vi dicesse che tutto quanto quello che voi vedete è simile all'illusione di cui ora parlavo, sono sicuro che voi prendereste quel qualcuno per pazzo. Pure considerate: in possesso di una visione relativa, chiusi in una forma densa, voi potreste essere oggetto di una illusione simile a quella di cui vi parlavo. In realtà esiste solo l'Eterno Presente e l'Infinita Presenza. Nel piano fisico voi avete cognizione dello spazio perché, chiusi in una forma, per raggiungerne un'altra, una delle due deve spostarsi entro l'agente che lo separa. Nell'astrale è il desiderio o la volontà che possono rendervi presenti laddove desiderate e dove volete. Nel mentale è il pensiero che vi dà l'immediata sensazione di un reale contatto fra voi e
l'oggetto del vostro pensiero. Nello spirituale, al di fuori di ogni limitazione, si ha coscienza dell'Eterno Presente e dell'Infinita Presenza di ogni cosa. Un oceano si può considerare un insieme di gocce; pure ciascuna goccia esiste solo nell'attimo in cui viene prelevata dalla massa dell'oceano e solo allora si può dire che ne sia vicina o lontana. Allo stesso modo se voi risalite alla radice dello essere vostro comprendete di essere uno nel Tutto e che lo spazio è del piano relativo, poiché solo li si ha l'illusione che esso esista. Come il movimento è una successione di punti, il tempo ne è una di attimi, in ciascuno dei quali vi è una particolare disposizione degli oggetti dell'Universo. La vostra mente, passando da un attimo all'altro, secondo una successione convenzionale, con il ricordo crea l'illusione del movimento, del cambiamento, del tempo."

Dopo aver suscitato il nostro interesse all'argomento presentato con queste parole, i nostri Maestri ci hanno condotto a scoprire la necessità che ci fosse illustrata quella Realtà che rappresenta il corollario di tutto l'insegnamento.

Accettando il concetto che in astratto il Cosmo, considerato al di fuori dell'osservazione che ne fa l'individuo, è immobile, possiamo veramente paragonarlo ad una bobina cinematografica, in cui ogni attimo di questo Cosmo rappresenta un fotogramma del film. Ogni istante ha una sua architettura ed è costruito in modo diverso dall'istante antecedente: l'evoluzione della materia e della vita macrocosmica risulta dall'osservazione, fatta anche a posteriori, delle mutazioni che vi sono fra istante precedente ed istante successivo. Il Cosmo, sia esso fisico, astrale, mentale è tutto esistente in queste situazioni cosmiche che i nostri Maestri hanno paragonate a fotogrammi. Il fotogramma è l'unità elementare delle situazioni cosmiche, così come l'unità elementare del piano fisico è l'unità elementare della materia fisica. . Come l'unità elementare compone, attraverso a varie aggregazioni, le forme, ecco che le unità elementari delle situazioni (i fotogrammi) compongono la vita dell'individuo.

Le materie di ciascun piano sono rappresentate secondo un ciclo vitale che deriva dal modulo fondamentale secondo
il quale il Cosmo è ideato.

Unitamente a queste serie di fotogrammi che rappresentano il ciclo cosmico della materia, della vita macrocosmica,
vi è un’altra infinità di fotogrammi che rappresentano la nascita, l'evolvere, il trasformarsi degli individui. La vita
macrocosmica si compenetra e compenetra la vita microcosmica: il "dossier" Cosmo è costituito da tutte queste cartelle riguardanti la vita macrocosmica e la vita microcosmica.

Emanazione e riassorbimento di un Cosmo esistono, ma non sono eventi oggettivi, sono illusori. Il mondo fisico che cade sotto i nostri occhi e che appare come un perenne "divenire" è in realtà un eterno "essere" Le leggi che la scienza umana scopre sono in effetti l'aspetto illusorio e mutevole di altre leggi immutabili che costituiscono il fondamento del Cosmo.

Il mondo che l'uomo percepisce è un caleidoscopio di forme in perenne apparente mutazione che in realtà non mutano affatto, poiché ciascuna mutazione esiste nell'eternità. Il trascorrere illusorio, nasce dalla visione limitata di un mondo limitato. Il viaggio nello spazio e nel tempo si compie solo attraverso allo spostarsi della consapevolezza individuale.

Quando l'individuo è a livello di esistenza delle vite inferiori (minerale, vegetale, animale) è stato definito "centro di sensibilità e di espressione" perché non ha consapevolezza di sè: invece quando l'individuo è a livello di vita umana viene definito "centro di coscienza e di espressione", perché egli allora ha consapevolezza di essere. Con la parola individuo intendiamo riferirci alla forma di vita che il centro di sentire anima in ogni incarnazione: la parola "individualità" si riferisce invece all'insieme di tutte le personalità di cui si ammanta ogni Scintilla Divina (o virtuale frazionamento dell'Assoluto) per percorrere il cammino nel tempo o nello spazio.

Sappiamo che la costituzione del microcosmo è analoga alla costituzione del macrocosmo: infatti anche il corpo fisico dell'individuo è rappresentato in tante situazioni eternamente immutabili, si scompone in un numero incontabile di fotogrammi. In ogni fotogramma vi è raffigurato un corpo fisico un tantino diverso da quello che si trova nel fotogramma precedente e nel fotogramma seguente. E noi, che con la nostra consapevolezza, da un fotogramma passiamo all'altro, che viviamo questi fotogrammi, abbiamo la sensazione che si tratti di un reale corpo fisico, uno ed uno solo, sempre lo stesso, che nasce cresce invecchia muore. Così è del corpo astrale che sappiamo essere il veicolo che rivela all'individuo la vita emotiva, le sensazioni Allo stesso modo possiamo dire del corpo mentale, poiché scorrendo i fotogrammi del piano mentale si rivelano all' uomo le idee, i pensieri. Ad ogni fotogramma del piano fisico corrispondono i fotogrammi dei piani sopra citati.
L'unità, il centro in cui si riassume tutta la vita dell'individuo è la coscienza individuale, il veicolo akasico, che non è più costituito da fotogrammi, ma da una teoria di gradi di "sentire", di sentimento, posti l'uno accanto all'altro secondo una successione da più semplice a più complesso, nella quale teoria ciascuno di questi "sentire" è percepito singolarmente.

La coscienza è una cosa diversa dalla consapevolezza: la coscienza corrisponde all'evoluzione raggiunta proprio attraverso a quei corpi fisici, astrali e mentali che sono i veicoli, i mezzi atti a tradurre in atto i sentire individuali che, nell' Assoluto, esistono in potenza da sempre e per sempre.

Fino ad ora siamo stati nella posizione di chi, alle spalle di uno scrittore, segua la composizione di un libro leggendo, parola dopo parola, quello che lo scrittore scrive: cioè seguiamo lo svolgersi della storia del piano fisico, della piccolissima sezione del piano fisico su cui si accentra la nostra attenzione e sappiamo che è trascorsa una certa storia, senza sapere quale altra storia dovrà svolgersi.

Ora paragoniamo il Cosmo ad un libro di proporzioni immense in cui è contenuta tutta la storia del Cosmo stesso e di tutti gli individui in esso esistenti. La successione secondo la quale ciascuno percepisce la propria esistenza non discende da una priorità derivante dal tempo astronomico, ma dalla gradualità del "sentire" che ciascuno rappresenta, di quel sentire di cui sappiamo è costituita la coscienza e che inizia da un grado di sentire minimo che potremo chiamare "sentire A" e che termina con un massimo sentire che chiameremo "z".

Nel Cosmo le parti eguali vibrano all'unisono, perciò saranno prima percepiti tutti i sentire A di ciascun individuo (inizio della evoluzione) poi il sentire B, poi C, fino a completare le gamme dei sentire individuali. Il libro è lì, esistente da sempre e gli individui cominciano a leggere la propria storia tutti simultaneamente, indipendentemente dal numero della pagina in cui il personaggio fa il suo esordio nella storia generale, ossia in qualunque tempo o spazio la storia sia narrata, in qualunque tempo e spazio sia raffigurato il corpo fisico a cui è legata la parte più vera di loro stessi, che non deve essere identificata con il corpo fisico.

Se sostituiamo l'immagine del libro con l'immagine delle situazioni cosmiche tutte esistenti senza un movimento autonomo, vediamo che le varie epoche non sono che spazi cosmici, tutte esistenti al di fuori del tempo. Il tempo nasce dall'esaminare un fotogramma dopo l'altro seguendo una determinata direzione che è la stessa che crea l'ordine del tempo: da una forma di vita meno organizzata ad una più organizzata.

La vita dell'individuo è una vita interiore, soggettiva: ciascun individuo ha il suo tempo ed il suo spazio, pur non avendo una visione indipendente ed onirica del Cosmo. Questa visione si fonda su una base comune, che pur originando sensazioni soggettive è percepita in modo analogo da più osservatori; il piano fisico, ad esempio, è l'elemento comune a tutti fotogrammi del Cosmo fisico e questo comune denominatore dà il senso di un universo astronomico che esista oggettivamente.

Ciò che la scienza vede della vita cosmica, dell'universo che sta a lui d'attorno, è la proiezione di ciò che sta realmente alla base dell'esistenza cosmica: ma la legge vera non è già quella che l'osservatore nota in questo succedersi di istanti, ma quella immobile, immutabile di ogni istante preso a se e per sè.

Ora, in questa immagine di un Cosmo tutto esistente in una serie innumerevole di situazioni cosmiche, come si può inserire il libero arbitrio, sia pure relativo, degli individui? Gli individui sono già tutti creati e sono legati da sempre a quelle che saranno le loro forme di vita: ma dire che tutto esiste già, non significa dire che l'uomo non ha scelta. Tutto esiste già in funzione ed in virtù delle scelte degli individui: noi che scegliamo non seguiamo un disegno di Dio, ma il disegno di Dio è quello che è in base a quelle che saranno le nostre scelte, poiché nella mente dell'onniscienza non esistono i limiti del tempo Tutto è stato fatto secondo un disegno che lascia all'uomo una certa libertà: se si vuole avere un'idea chiara di quale libertà di arbitrio possono usufruire le creature, si deve paragonare la entità che organizza la forma più semplice di vita (cristallo) ed una equazione di primo grado, in cui una sola è la soluzione; le entità superiori a questa ad equazioni di grado superiore al primo, fino a giungere a Dio-Assoluto, paragonato ad una equazione di grado infinito in cui infinite sono le soluzioni. La libertà è rappresentata dalle soluzioni disponibili.

Per dire che l'uomo ha una certa libertà, il Tutto deve esistere nella misura di questa libertà: per dire che un individuo ha la possibilità di fare una scelta, deve esistere nel Cosmo una azione e le sue varianti. Ovverosia offrire questa possibilità di scelta, anche se è già conosciuta la scelta che egli farà. Questa libertà si concretizza, secondo l'esempio della bobina cinematografica, con tanti spezzoni (varianti) di film quante sono le effettive possibilità di scelta dell'uomo.

Tutti gli spezzoni confluiscono nuovamente nella pellicola che ritorna ad essere una dove, per karma, l'individuo non ha possibilità di scelta. Se pensiamo che il libero arbitrio è condizionato dal la evoluzione dell'individuo, cioè dal suo
"grado di sentire", dai limiti che i suoi veicoli inferiori gli impongono, (corpo fisico, astrale, mentale) dall'ambiente in cui nasce, dal tipo di educazione e di cultura che ha potuto acquisire e dai suoi legami karmici, ci rendiamo conto che la sua libertà di scelta è alquanto limitata. Pure l'arbitrio relativo esiste, perché la coscienza nasce nella libertà e le varianti rappresentano la misura di queste libertà.

Sia le situazioni che l'individuo vive, sceglie, sia quelle a cui l'individuo non si lega, esistono nella stessa identica maniera:se si potessero vedere dal di fuori, non sapremmo dire quale variante ha vissuto lo individuo poiché il suo corpo fisico è rappresentato sia in una serie che nell'altra: solo l'individuo che ha operato la scelta conosce intimamente quali sono state le serie di fotogrammi a cui ha legato la propria consapevolezza e da cui ha tratto le esperienze che lo porteranno comunque alla stessa meta, con maggiore o minore dolore, in più o meno tempo. Tempo che riguarda esclusivamente la sua vita, poiché in una variante che riguarda due individui, per l'uno può realizzarsi una situazione e per l'altro la sua variante.

Infatti nessuno può in qualche modo ingerirsi nella vita degli altri se ciò non è previsto dall'ordine generale degli eventi, a pareggi di dare ed avere Karmici. La storia del Cosmo non muta in dipendenza delle scelte del singolo: le varianti esistono proprio perché la storia generale non sia in dipendenza alle scelte singole, ma sia solo in funzione di esse.

Per l'individuo vivere significa "sentire", significa legarsi con la propria consapevolezza alle situazioni in cui è rappresentata la sua storia. Tutti i "sentire" compresi nella lunga esistenza di un individuo che contiene "sentire semplici" e "sentire complessi" vibrano all'unisono con i "sentire" di analoga natura, appartengono essi ad individui ubicati nel passato o nel futuro astronomico.

Così possiamo comprendere che gli individui che noi vediamo nei nostri fotogrammi, se non hanno il nostro identico grado di sentire, non percepiscono contemporaneamente a noi quel dato fotogramma: anche se noi li vediamo vivere, parlare muoversi, essi prendono vita in virtù della legge stessa che compone i fotogrammi: è l'immedesimarsi della consapevolezza, del nostro "sentire", che ha dato movimento e concretezza a quel fotogramma che, nella sua esistenza oggettiva, è privo di concretezza e movimento e che acquista tempo, spazio e concretezza tutte le volte che le forme di vita in esso rappresentate "sentono", percepiscono quella situazione cosmica.

Questa affermazione inizialmente ci porta a delle considerazioni che ci lasciano assai perplessi: le vite inferiori che rispecchiano un sentire più semplice di quelli relativi alle vite umane, sono dunque già trascorse rispetto alle nostre, come le vite dei santi, di cui abbiamo udito parlare e che fanno parte del tempo passato, rispecchiando dei "sentire" più complessi in relazione al nostro "sentire" di questo momento, non sono state da essi ancora percepite, "sentite". Questo però ha un valore relativo perché il "sentire" che noi in questo momento percepiamo è si la realizzazione nell'eternità di un frammento di coscienza, ma in effetti tutti i frammenti esistenti, semplici o complessi che siano, esistono da sempre e per sempre in una comunione inseparabile. Sono queste unità di sentire, per la loro natura chiuse dal senso di provenire da una situazione precedente e di sfociare in una situazione seguente, che creano un errata percezione: questa è la vera frantumazione dell'Uno nei Molti, l'illusorio frazionamento dell'Assoluto.

Possiamo così arrivare ad intuire che a percepire tutti questi "sentire" sia un unico "sentire" e che nessuna differenza ci sia in realtà fra noi e voi, io e te, perché ogni cosa è Lui. E' Lui che esiste allo stato di "sentire" non solo limitato e chiuso in "sentire individuali", ma anche nell'illimitato "sentire Assoluto".

Questa Verità che intravediamo ci fa sentire quali veramente siamo: parte integrante di un Tutto, differenziati gli uni dagli altri da un velo illusorio, percepenti ciascuno una porzione di tempo e di spazio come canali di un unica percezione.

I nostri Maestri si rendono conto che le Verità di cui ci hanno parlato possono sbalordire, sembrare pazzesche, assurde, ma qualunque possa essere il nostro giudizio resta il fatto che sono enunciazioni aderenti il più possibile alla realtà di ciò che E'. Nessuna tesi religiosa, nessuna ipotesi filosofica o scientifica possono conciliare il continuo "divenire" del mondo nel quale viviamo con il concetto di Dio Tutto - Uno - Assoluto - Eterno- Infinito- Immutabile. Ogni congettura che l'uomo può avanzare circa la Realtà sarà sempre in antitesi con essa se egli riterrà reale solo ciò che appare.

Comprendendo che "evolvere" non significa "divenire", ma il manifestarsi in fasi successive di differenti "sentire" corrispondenti a tanti stati di essere, vediamo che le Verità che ci sono state rivelate possono conciliare il relativo con l'Assoluto, possono veramente rappresentare la "sintesi" - fra "divenire" ed "essere", poiché la Realtà non è "una" che diviene, ma "una costituita da "molte che sono".

                                                                                                                                
                                                                                                                            L. C.




RIASSUNTO DEI PIU' IMPORTANTI CONCETTI ESPOSTI DAI MAESTRI NELL’ANNO 1973 - 1974



Lezione del 22.11.73 - Dali
Per farci intendere meglio la verità delle varianti in questa lezione Dali parla di una realtà fisica generale e delle varianti come se fossero eventi sognati solo da chi si immedesima nella variante alla storia generale. Supponiamo cioè che in questa serata uno di noi avesse avuto la libertà di venire qui o di andare al cinema: nei fotogrammi della serata il corpo fisico di colui che ha questa libertà è rappresentato sia in una serie che nell'altra: ammettiamo che la storia generale sia quella che lo vede rappresentato partecipante a questa riunione: quando la sua consapevolezza si unirà ai fotogrammi di questa serata, se egli sceglierà di andare al cinema, quella variante possiamo paragonarla ad un suo sogno, ad una sua realtà onirica, vissuta e sentita solo da lui.

Forse così enunciata la verità delle varianti è più comprensibile, ma importante è capire che non esiste una realtà fisica e una realtà onirica: le molteplici storie sono vere e reali tutte nello stesso modo. Ai fini della realtà sia fisica, sia assoluta, sia relativa, i vari rami sono di un identica realtà, hanno una identica validità: è solo per il "sentire" dei veicoli inferiori dell'individuo che si lega con la sua consapevolezza all'una o all'altra serie, che esiste una differenza.

E' importante comprendere queste verità, poiché i nostri Maestri desiderano portarci avanti, desiderano parlarci di cose nuove e noi dobbiamo fare lo sforzo di capire quello che è stato detto fino ad ora, per non trovarci in difficoltà di fronte alle verità successive.

Dobbiamo comprendere che il piano fisico a cui diamo tanta importanza, non è una realtà fisica come fino ad oggi abbiamo inteso.

(Kempis)
Lo stesso nostro corpo fisico che noi vediamo e percepiamo come una entità materiale, se meditiamo sulla verità dei fotogrammi, giungiamo a capire che non esiste come un ente a sé che nasce, cresce, vive, evolve e muore, ma è frazionato in una miriade di fotografie, di situazioni, che lo contemplano dalla nascita alla morte. Cioè il nostro corpo fisico è un veicolo che ci fa percepire delle sensazioni, che ci pone in contatto con il piano fisico, ma che non è identificabile con noi stessi. Rifacendoci ad una immagine cara agli orientali, questo corpo altro non è che un vestito e se io fuoriesco da questo corpo, le mie sensazioni cesseranno perché io interrompo il collegamento fra il centro di sentire che io sono e lo strumento che, con i suoi sensi, mi fa percepire le situazioni inerenti al piano fisico.

Lezione del 6.12.1973 - Dali
Situazioni che sono rappresentate nei fotogrammi del piano fisico, e che compongono la storia cosmica: la storia cosmica non ha una sua unicità, in qualche modo oggettiva, anche con l'o minuscolo, secondo come noi siamo abituati a considerarla con i nostri sensi fisici, ma esistono tante realtà tanti mondi individuali quanti sono gli individui: il mondo quale l'individuo lo percepisce, esiste in quel modo solo per lui (Kempis 7.3.74). Questi mondi individuali si intersecano e nei punti d'intersecazione vi sono gli elementi comuni, quegli elementi che danno l'illusione che esista un mondo fisico con una sua concretezza. Concretezza che in realtà - anche realtà con la erre maiuscola - non esiste per niente.

Lezione del 20.12.1973 - Dali
Noi siamo ancora attaccati alla convinzione che questa realtà fisica sia qualcosa di esistente oggettivamente che oggettivamente esista il tempo e lo spazio, che ciò che è comune nell'osservazione a più persone, sia oggettivo e che la soggettività nel piano fisico sia confinata solo in quelle piccole diversità che possono dipendere dai diversi punti di vista, ma che in sostanza la realtà fisica sia qualcosa di ben definito, di oggettivamente esistente.

Ma i nostri maestri vogliono condurci a vedere la realtà come qualcosa di diverso da quello che fino ad ora abbiamo supposto: a vedere la realtà da un diverso punto di vista. La comunicazione fra il mondo degli incarnati e il mondo dei disincarnati, per essere all'altezza del miracolo che rappresenta, deve dare qualcosa al mondo degli uomini, qualcosa che superi ogni insegnamento umano, che vada al di là di ciò che i buoni predicatori delle Chiese possono
dire, di ciò che gli ottimi filosofi del passato o del presente possono enunciare, di ciò che la scienza ha scoperto fin qui, anche se la realtà è una meta che ciascuno raggiunge da solo, individualmente.

(Kempis)
Dopo averci fatto riflettere sul fatto che non dobbiamo identificarsi con il nostro corpo fisico, il Maestro Kempis richiama la nostra attenzione sul corpo astrale, sul veicolo più sottile che ci comunica le emozioni, le sensazioni di paura, di sofferenza, di ansia, di calma, di piacere: anche il corpo astrale, come il piano astrale, è scomposto in fotogrammi, non esiste come un ente a sè e le emozioni o sensazioni sono avvertite dall'individuo quando si trova in quella situazione contingente per cui il veicolo detto corpo astrale, gliele rivela. Se noi riuscissimo a fare le meditazioni che i nostri Maestri ci suggeriscono, cioè "io non sono il mio corpo fisico, tanto che io potrei uscirne e rimanere sempre io; io non sono il mio corpo astrale, poiché io potrei esistere anche al di là delle sensazioni ci accorgeremmo che piano piano questo "io" si ritrae e diventa sempre meno importante. Senza le sensazioni e le emozioni che cosa rimane dell'individuo? Rimane ciò che lo pone al di sopra di tutto il creato, che lo nobilita, che lo fa uomo:rimane il "pensiero".

L'individuo è dunque identificabile con il pensiero?

Lezione del 10.1.1974 - Kempis
Secondo la verità dei fotogrammi, anche il piano mentale, dove ha sede il pensiero, ed il corpo mentale, che fa percepire le situazioni inerenti al piano mentale, sono costituiti da fotogrammi e l'individuo non è il pensiero, ma il "pensatore".

Allora, se togliamo il corpo fisico con le sue sensazioni, il corpo astrale con le sue emozioni, il corpo mentale con i suoi pensieri, che cosa rimane dell'individuo? Rimane il "sentire della sua coscienza" il sentire che fa parte della radice più profonda dell'individuo, il sentire che rimane anche nell'alternarsi dei cicli delle vite e delle morti: un "sentire" che non fa parte dei piani più grossolani di esistenza.

Ricordando la filosofia Yoga, Kempis ci fa notare il sistema dello Hata-Yoga che sposta la concezione dell'io ad un "io superiore". Dicendo "io non sono la bassezza del mio corpo fisico, nè l'infimo grado dei miei desideri, nè la miscela dei miei pensieri, ma il mio "io" risiede in piani ben più alti" noi non facciamo altro che sublimare il nostro "io", facciamo una meditazione auto-suggestione.

Tenendo invece presente che i nostri corpi (fisico, astrale e mentale), non esistono in realtà, ma che sono un insieme di fotogrammi del piano fisico astrale e mentale, possiamo capire meglio che l'io non è altro che una percezione illusoria.

Lezione del 24.1.1974 - Kempis
Ecco che esaminando insieme ai nostri Maestri la costituzione dei piani di esistenza, siamo giunti ora al piano akasico, che sappiamo essere diversamente costituito dal piano fisico, astrale e mentale. Infatti, mentre questi piani più densi sono composti da fotogrammi, il piano akasico è costituito da un insieme di teorie di sentire individuali che vanno da un "sentire" detto in "potenza" sino ad un "sentire" definito in "atto"

Così il veicolo akasico di ogni individuo è composto proprio da queste gamme di "sentire" che le nostre Guide hanno paragonato ad una collana di perle, in cui ogni perla è un "sentire" sempre più complesso che si rivela man mano che l'individuo procede nella sua evoluzione.

Ognuno di noi ha la sua collana di "sentire individuale", collana che fuoriesce da una sola incarnazione, che dura tutta
l'esistenza dell'individualità, per poi trasformarsi in "sentire Assoluto".

Ebbene, se tutte queste collane, per una raffigurazione mentale, le mettiamo assieme, vediamo che sono analoghe, non solo, ma se una unità di scorrere c'è - sia pure illusoria data la natura stessa del sentire individuale - questa illusione si svolge simultaneamente fra i vari "sentire": ogni unità di percezione, che viene colta una sola volta nell'eternità senza tempo, vibra analogamente con tutti i suoi simili.

Così il sentire individuale che corrisponde alla vita del selvaggio, si rivelerà, esisterà, verrà in luce in quell'attimo dell'eternità senza tempo per tutti gli individui contemporaneamente, sia che i corpi fisici di quegli individui con un sentire così semplice siano rappresentati nello spazio-tempo all'inizio del Cosmo, sia verso la fine.

Poi sarà il "sentire" più intenso successivo a quella fase di esistenza, per ognuno via via più complesso, più raffinato.
Dunque nemmeno nel piano akasico troviamo l'"io", ma troviamo unicamente dei "sentire" percepiti uno alla volta si da dare l'illusione di uno scorrere, di un prima e di un dopo, ma che in effetti sono li da sempre e per sempre.

Non esiste un ente percepente nel piano akasico, ma la natura limitata, chiusa di ogni "sentire" che si rivela fase per fase, crea questa successione che non ha durata di tempo.

Lezione del 7.2.1974 - Kempis
Con la spiegazione dei fotogrammi noi abbiamo compreso che il corpo fisico non esiste come noi lo vediamo e percepiamo, ma è raffigurato in una infinità di situazioni, di mutazioni, di rappresentazioni: questo insieme diventa "uno" per virtù del corpo mentale dell'individuo, il quale a sua volta non è una unità, ma è un insieme di fotogrammi. Il corpo mentale è ciò che crea l'illusione dell'io, ma questo insieme di fotogrammi fisici, astrali e mentali non potrebbero dare l'illusione di unità se non ci fosse un "centro di sensibilità, un centro di sentire".

Il "centro di sentire" è l'individuo nel suo insieme ed è così suddiviso: da una parte i corpi fisico, astrale e mentale:dall'altra il corpo akasico e gli altri veicoli spirituali. Nella parte che si affaccia sui fotogrammi del piano mentale, astrale e fisico esiste questo ente percepente che, immergendosi nelle situazioni rappresentate nei fotogrammi stessi, dà una forma di sentire all'individuo.

Ma se andiamo oltre questi piani più densi di esistenza troviamo il veicolo akasico che non è più un ente percepente, ma è un "sentire" in sè che partecipa della natura dell'Assoluto, che non ha bisogno di una situazione da percepire per rivelarsi. E' un aspetto, sia pure ancora umanizzato, dell'Assoluto nell'uomo: al di sopra aspetti sempre più raffinati e più aderenti alla reale natura dell'Assoluto: "la Scintilla Divina".

Ecco così ancora una volta sottolineato il fatto che nell'individuo esistono due tipi di "sentire"; il "sentire di sensazione" che è trasmesso al centro di sensibilità dai corpi fisici, astrali e mentali, ed il "sentire" della coscienza o del corpo akasico che è composto da tutta una gamma di "sentire" più intimi, più profondi, dal più semplice al più complesso. (Naturalmente la fase del "sentire" più complesso comprende in sé la fase del più semplice).

Le esperienze di vita vissuta con sensazioni e pensieri nei piani fisico, astrale e mentale conducono l'individuo alla manifestazione di un "sentire di coscienza" sempre più complesso: l'evoluzione della coscienza individuale è eguale per tutti gli individui, lo svolgimento delle collane del "sentire" di coscienza è uguale per tutti, non ha tempo di durata e non è paragonabile all'illusione del tempo, non ha varianti.

Ma se scendiamo alla percezione dei fotogrammi più densi delle nostre vite di uomini, l'evoluzione non è eguale per tutti e le varianti esistono: la metà può essere raggiunta o seguendo la vita naturale delle molteplici esperienze dirette, o seguendo le altre vie che vedono l'individuo impegnato con tutti i suoi veicoli inferiori a raggiungere la consapevolezza di se stesso.

Lezione 7.3.1974 - Kempìs
Anche se le perle dei "sentire individuali" esistono da sempre e per sempre nell'individuo, esse si rivelano, vibrano, si manifestano in quell'attimo in cui la percezione individuale del mondo dei fotogrammi si ripercuote tanto profondamente e sentitamente da costituire una esperienza e da raggiungere la coscienza. Sappiamo dalle lezioni degli anni precedenti che quando l'individuo ha interamente costituita la sua coscienza individuale, egli abbandona la ruota delle nascite e delle morti e la sua evoluzione si svolge ora nel piano akasico; il fluire del sentire avviene spontaneamente, senza necessità di percezioni nei piani più densi del Cosmo.

Tutte le perle del sentire individuali vibrano ora all'unisono (non solo simultaneamente, ma in comunione) raggiungendo prima un "sentire universale" e quindi "cosmico". In questa comunione si trovano non solo tutte le percezioni degli individui che fummo nelle varie incarnazioni; ma di tutti gli individui esistenti nel Cosmo. Significa vivere la totalità delle esperienze individuali ad un dato livello di sentire, poi a quello successivo ancora, non più attraverso alla percezione individuale, ma attraverso al sentire totale degli individui.

Questo è il "sentire" del piano akasico dove esiste ancora una successione, oltre è il "sentire" dell'individualità, cioè il percepire tutti insieme questi sentire individuali, senza successione.

Le "individualità" hanno un terminale oltre il Cosmo, cioè nella Scintilla Divina, che i nostri Maestri hanno definito "virtuale frazionamento dell'Assoluto". Virtuale, non reale, poiché non è concepibile che l'insieme dell'individualità, queste collane di "sentire individuali" percepiti tutti simultaneamente abbiano ciascuno un frammento di divinità. E' un frazionamento dell'Assoluto che non può essere che illusorio.

Visualizzando l'insieme delle individualità, possiamo dire che la Scintilla Divina è un sole i cui raggi sono appunto le individualità: così troviamo un punto di confluenza di tutti gli esseri esistenti in un Cosmo, un punto di esistenza che è il virtuale frazionamento dell'Assoluto, che è quindi l'Assoluto. Proprio come l'immagine delle anime gruppo: tanti corpi che fanno capo ad un individuo; tante collane di "sentire" che si imperniano tutte su di un punto unico; il virtuale
frazionamento dell'Assoluto.

Con quale coraggio possiamo allora guardarci senza comprensione l’un l’altro, come sentirci estranei quando ciascuno di noi non fa che rappresentare un'esperienza, una variante di quella infinita esistenza che si chiama l'Assoluto?



RIASSUNTO DEI PIU' IMPORTANTI CONCETTI ESPOSTI NELL'ANNO 1974-75

Lezione del 19 dicembre 1974 - Kempis
Quando cerchiamo di comprendere come sia la vita sul piano di esistenza che i nostri Maestri hanno chiamato piano akasico, Kempis ci suggerisce di adoprare uno strumento che ognuno di noi ha a sua disposizione: l’immaginazione.

L'immaginazione è una facoltà superiore della mente che ci aiuta ad ipotizzare una realtà nella quale i fatti che accadono nel mondo che ci circonda trovano una logica collocazione, ma soprattutto una convincente spiegazione. Una siffatta realtà è sempre stata ipotizzata, ma nessuno ha mai saputo vederla nella sua interezza, perché nessuno ha mai saputo immaginare nella misura necessaria.

Quando le nostre Guide Spirituali ci parlano di queste Verità da essi conosciute per esperienza diretta, essi contano proprio sulla nostra immaginazione: essa sola può essere mediatrice di un colloquio fra loro e noi per la comprensione del mondo nel quale viviamo, mondo in cui nulla è veramente come appare.

Stimolare l'immaginazione non significa però fantasticare! Fantasticare è cavalcare l'ippogrifo dei poeti senza tener conto dell'orientamento: immaginare è congetturare, ideare partendo da dati concreti.

Il nostro mondo non è che immaginazione della realtà che ci circonda, perfino la visione ottica è immaginazione. Le immagini, dal cervello fisico passano al corpo astrale, da qui nella mente in cui sono ricostruite con l'immaginazione: così la comunicazione dal grosso al sottile Mentre con l'intuizione la via è opposta: nell'intuizione è la comunione della parte più sottile del nostro essere con la realtà, che ci dà la consapevolezza di essa.

Per comprendere come si svolga l'esistenza successiva a quella attuale, dobbiamo parlare di intuizione: ma solo un uso controllato e ragionevole dell'immaginazione può aprirci a questa esistenza successiva.

Lezione del 16 gennaio 1975 - Kempis
All'inizio di questa lezione il Maestro Kempis commenta abbastanza favorevolmente lo sforzo immaginativo che abbiamo compiuto tutti insieme per comprendere come possa svolgersi l'esistenza del piano akasico, cioè sul piano della coscienza. Per parlare di questo piano di esistenza occorre cambiare del tutto la prospettiva, occorre entrare in un nuovo ordine di idee.

Sappiamo che lasciato il piano mentale, che fa ancora parte insieme all'astrale e al fisico dei piani grossolani di esistenza, l'uomo rimane con il solo veicolo della coscienza, cioè con il "sentire", chi ha raggiunto questo "sentire" lascia la terra, lascia la ragione dei fotogrammi, la ruota delle nascite e delle morti, perché esperimenta un nuovo stato di esistere in cui si può sentire senza necessità di stimoli esterni.

Chi giudica l'evoluzione spirituale osservando gli uomini sulla terra è simile in - questo giudizio - a chi ad esempio osservando una scuola e vedendola sempre frequentata dica: "ma gli uomini non imparano mai, sono sempre a scuola! E soprattutto non crescono mai!" La terra è per chi non ha ancora costituito la propria coscienza individuale, per chi può percepire unicamente attraverso alle fantasmagoriche immagini dei mondi  grossolani.

Lo stato di essenza, beatitudine, esistenza del quale parlano più volentieri gli orientali che gli occidentali, si raggiunge nel silenzio interiore, quando si domano gli stimoli fisici, i desideri, nella quiete del pensiero: cioè nel distacco dal mondo dei fotogrammi. Ma questo distacco deve avvenire spontaneamente, quando il mondo dei fotogrammi ha insegnato all'uomo tutto quello che doveva insegnare. Errato sarebbe fuggire il mondo prima che questo avesse forgiato l'individuo, credendo di trovare nell'isolamento il puro sentire.

L'esistenza futura nostra è un'esistenza lontana da quel mondo nel quale, anche se illusoria, esiste l'idea delle vicinanze con altre creature, ma non è un'esistenza di isolamento. Quando sperimentiamo l'esistenza di "puro sentire" in cui ogni "sentire" succede all'altro spontaneamente, a poco a poco entriamo in comunione con tutti gli esseri esistenti divenendo partecipi del loro "sentire", raggiungendo la certezza di essere "uno" con loro, di essere in sintonia con tutto l'emanato.

E questo è più dì una sensazione di vicinanza che il mondo dei fotogrammi può darci! Quel mondo che fa parte di quella porzione dell'esistenza che Dio ci ha dato da sperimentare e che, al di là dell'illusorio scorrere, della separatività dell'io e non-io, è identificabile con noi stessi.

Lezione del 13 febbraio 1975 - Kempis.
Uno dei mezzi della nostra evoluzione che ci conduce alla fase successiva della nostra esistenza, quella di coscienza-sentimento, è la mente. Ma dobbiamo imparare bene questo mezzo, da non essere sua preda: dobbiamo dissolvere l'errata immagine della separatività che la mente crea in noi, dobbiamo riuscire a percepire al di là del dualismo io-non io di cui ci fa schiavi!

Incomprensioni, sospetti, gelosie, brame di possesso, onore offeso e vendicato, farse e tragedie si sono fondate e si fondano sui miraggi creati dalla mente che l'uomo non ha imparato a far funzionare correttamente, credendo diviso ciò che non lo è.
L'uomo, che a differenza di altri esseri del Creato possiede l'intelletto, paga cara questa sua ricchezza: il prezzo dell'intelletto è il dolore. Infatti si può dire che il novanta per cento delle sofferenze che patisce l'uomo scaturisce dalla sua mente, creatrice dell'io e dei suoi inestinguibili conflitti.

Ma non dobbiamo credere che l'uso non corretto della mente da parte dell'uomo sia un errore del piano divino, anzi ne fa parte. I miraggi della mente sono mezzi adatti all'immaturità dell'uomo, attraverso ai quali progredisce. Le situazioni nelle quali l'uomo è posto in forza della sua mente, per quanto irreali possono essere, costituiscono l'humus in cui affondano le radici della coscienza. Ma c'è un momento dell'esistenza individuale in cui queste radici debbono entrare in profondità, alla ricerca di nuove situazioni che scaturiscono da un nuovo modo di vedere il mondo, una nuova visione che non avvenga più in funzione dell'io e del non-io, ed in cui non vi sia spazio per i fantasmi creati dalla mente.

Ecco quello che i nostri Maestri vogliono fare per noi: aiutarci nell'opera di rinnovamento che siamo chiamati ad intraprendere cominciando da noi stessi: aiutarci a distruggere, superandola, la visione del mondo in funzione della separatività ed a capire che la legge è fatta per l'uomo e non l'uomo per la legge.
L'interesse di ciascuno è quello di capire senza soffrire, di usare la mente senza pagarne lo scotto; e questo può avvenire solo quando l'uomo ha imparato a tener fede ai suoi principi, a comandare a se stesso.

Lezione del 13 marzo 1975 - Dali.
Per portarci questo aiuto i nostri Maestri possono darci solo delle indicazioni, non hanno la pretesa di infonderci la Verità, poiché la Verità è una conquista del singolo. Le indicazioni, per essere un valevole intermediario fra l'uomo e la Verità, debbono maturare con i tempi e con i popoli.

Non debbono insegnarci a cercare negli altri ciò che solo in noi stessi possiamo trovare. Non debbono parlarci dell'aldilà senza insegnarci a comprendere l'aldiquà: che senso può avere conoscere come si svolge la vita su altri piani di esistenza o in altre dimensioni, se non sappiamo vivere la nostra dimensione? Non debbono insegnarci a voler cambiare gli altri, se prima non abbiamo cambiato noi stessi. Non debbono insegnarci ad atteggiarsi a buoni, mansueti, altruisti, pacifici, senza incitarci a mutare profondamente il nostro intimo. Non debbono insegnarci un "divenire", ma esserci di ausilio per raggiungere il nuovo "essere".
Della meravigliosa dissertazione che il Maestro Kempis ci ha tenuto sul divenire "ed essere", pensiamo sia meglio riportare integralmente i brani più salienti, con la sua esposizione incisiva ed avvincente.

Kempis - (segue lezione 13 marzo 1975
"Quando parliamo della differenza che esiste fra "divenire" ed "essere", voi non ricordate che su questo argomento ci sono state delle scuole filosofiche meravigliose degli antichi filosofi, per esempio la Scuola Eleatica, Parmenide, Zenone, Melisso... i quali, un pò per intuizione e un po' perché avevano ricevuto una traduzione orale che veniva dall'Egitto e ancora dalla Siria, dalla Babilonia e persino da Atlantide, avevano capito che la realtà non può identificarsi che nell'"essere" e che il "divenire" che osserviamo nel mondo che ci circonda, scaturisce da una falsa testimonianza dei nostri sensi. Le critiche che si possono fare al pensiero degli antichi filosofi in questo senso possono essere rivolte unicamente a colpire i sistemi da loro pensati per conciliare il "divenire" con l'"essere", ma non all'idea centrale che la realtà si debba identificare con 1'"essere”.

Il mondo che voi osservate è un mondo che sembra in continuo divenire, ma la realtà è che voi avete una visione dinamica di un mondo statico. Non è la pianta che cresce, che continuamente "diviene", che non è più quello che era, ma siete voi che ne osservate in successione le fasi di esistenza, voi che credete che le fasi già osservate non esistono più.  Errore! Esistono nell'eternità del non tempo!

La Realtà non è una che diviene, ma una costituita da molte che sono.L'illusione del movimento è originata dal "sentire individuale" che si svolge in "serie di sentire", dal più semplice al più complesso: e poiché il "sentire" più complesso comprende il più semplice, nell'individuo inteso come momento di questa serie -cioè in noi quali ci sentiamo - nasce l'illusione di provenire "da" e tendere "a", cioè l'illusione dello scorrere, del venire.

E' questa illusione di provenire da un sentire precedente e sfociare in un sentire susseguente che realizza l'unità del Tutto unendo, come un filo, tante perle in collane, "sentire elementari" corrispondenti a sensitività di piante e di animali, a "sentire più complessi" corrispondenti a visioni sempre più ampie e poi a comunioni sempre più estese, fin'oltre l'ultimo scorrere, l'ultima separazione, l'identificazione in Dio.

L'emanato fa parte integrante di Dio, la sua esistenza fa parte dell'esistenza di Dio! Ecco perché non può esservi un reale "divenire" nell'emanazione.

Noi quali ci sentiamo, quali crediamo di essere, esistiamo solo nell'illusione della separatività: in realtà esiste solo Dio, solo Lui. Ma poiché Lui è "sentire" assoluto, che comprende e riassume in sè ogni "sentire", ciò garantisce che la nostra esistenza non finisce col finire dell'illusione.

Come il "sentire" del selvaggio ed il "sentire" del Santo fanno parte di una stessa individualità, così noi quali ci sentiamo, quali crediamo di essere, facciamo parte di una esistenza che si identifica in Dio. Il rapporto che esiste fra noi e la nostra individualità è lo stesso che esiste fra la nostra individualità e Lui, e come il "sentire" dell'individualità è il "sentire" tutti i gradi del sentire individuale al di là della successione, così il "sentire assoluto" comprende il sentire di tutte le individualità al di là della separazione.

Ma il vero senso di queste parole traspare se si comprende che Lui non può esservi distinzione "io" - "non io", che in Lui non può staccarsi o giungere o tornare qualcuno, perché Egli è in realtà Eterno ed Indiviso Essere.
                                                                                                                                                                  L. C.
 

L'ESPERIENZA EXTRASENSORIALE DI JUNG

di Giulio Caratelli

Una probabile NDE con premonizione

Carl Gustav Jung (1875-1961)
Quando aveva 69 anni, un giorno Carl Gustav Jung, il grande psicologo svizzero fondatore della psicologia analitica, propositore dell’inconscio collettivo, avvertì la precisa sensazione di una uscita dai limiti fisici del proprio corpo, quindi di fluttuare nello spazio e di salire molto in alto. Essendo ben complesso e piuttosto esteso il pensiero di Jung sulla probabilità che la vita continui dopo la morte, sui fenomeni post-mortem, sulla possibilità che la psiche possa trovarsi in un continuum extra-spazio-temporale e la connessione di ciò con la percezione extrasensoriale – e tutto questo necessiterebbe di un’ampia trattazione – ci limitiamo in questa occasione a brevi e sintetiche note illustrative di taluni moment i della nota esperienza di Jung del 1944, che si protrasse per ben tre settimane; esperienza peraltro molto ricca in sé di svariati connotati a livello simbolico, di interrogativi sul senso dell’esistenza terrena, un’esperienza che con tutto il peso delle indispensabili ca utele può essere in qualche maniera assimilabile a una “Esperienza di pre-morte”, ampiamente conosciuta con la specifica terminologia inglese Near-Death Experience, “esperienza in prossimità della morte”1. Essa scaturì, primariamente, dal fatto che Jung si fratturò una gamba, un incidente che si complicò per problemi cardiaci. Jung cadde in condizioni di incoscienza e durante questo delicato frangente della sua esistenza, oggettivamente trovandosi in serio pericolo di morte, ebbe la sensazione di essere trasportato in alto nello spazio, arrivando – del tutto sospeso nel vuoto – addir ittura a circa 1500 Km di distanza dal nostro pianeta, che poteva osservare meravigliosamente avvolto di una luce azzurrina e del quale poteva ugualmente scorgere agevolmente la forma sferica e diversi particolari geografici, i profili delle terre e degli oceani2. E lassù scorse anche una pietra di rilevanti dimensioni e di colore scuro, sospesa nello spazio. In essa era rilevabile lo scavo di un tempio e, nel momento in cui si accingeva ad entrar vi, provò delle misteriose sensazioni, sentì che il proprio passato personale, in qualche maniera, gli era stato completamente tolto. Così, nella sua autobiografia, racconta Jung con espressioni molto suggestive, spunto per molteplici riflessioni: “Quando mi avvicinai ai gradini che portavano all’entrata accadde una cosa strana: ebbi la sensazione che tutto il passato mi fosse all’improvviso tolto violentemente. Tutto ciò che mi proponevo, o che avevo desiderato, o pensato, tutta la fantasmagoria dell’esistenza terrena, svanì, o mi fu sottratto: un processo estremamente doloroso. Nondimeno qualcosa rimase: era come se adesso avessi con me tutto ciò che avevo vissuto e fatto, tutto ciò che mi era accaduto intorno. Consistevo di tutte quelle cose, per così dire; consistevo della mia storia personale […]. Questa esperienza mi dava la sensazione di un’estrema miseria, e, al tempo stesso, di grande appagamento. Non vi era più nulla che volessi o desiderassi. Esistevo, per così dire, oggettivamente; ero ciò che ero stato e che avevo vissuto”. Egli nota ancora: “Rifuggiamo dalla parola «eterno», ma posso descrivere la mia esperienza solo come la beatitudine di una condizione non-temporale nella quale presente, passato e futuro siano una cosa sola. Tutto ciò che avviene nel tempo vi era compreso in un tutto obiettivo, nulla più era distribuito nel tempo o poteva essere misurato con concetti temporali. Tale esperienza potrebbe semmai esser definita come un certa condizione del sentimento, che non si può però immaginare. Come posso immaginare di essere contemporaneamente così come ier l’altro oggi e dopodomani?”. In ogni caso Jung, di fronte a quei vissuti personali molto particolari e comunque caratterizzati da un grande senso di realtà, non volle andare “oltre”, non volle dare un rilevante e decisivo peso all’ipotesi che la psiche potesse funzionare ai margini o fuori del cervello, con tutte le profonde implicazioni che ne susseguono. E li valutò, quindi, come il risultato finale di profondi processi psicologici, in altri termini come una “visualizzazione del Sé” e pertanto una “individuazione compiuta”, vale a dire quello che nell’ambito proprio della psicologia junghiana rappresenta il punto terminale dello sviluppo psichico che conduce a un ampliamento della nostra coscienza. Oggi – epoca in cui le Near Death Experiences, indubbiamente ancora caratterizzate da molteplici aspetti enigmatici, sono tuttavia al centro di molteplici ricerche condotte ad esteso livello interdisciplinare, compresa la partecipazione in tale contesto di indagine della stessa parapsicologia e della ricerca sulla sopravvivenza dopo la morte – Jung avrebbe potuto mutare almeno parzialmente le proprie opinioni su tali esperienze, ferma restando la difficoltà di pervenire a conclusioni finali. Non bisogna altresì trascurare che nel corso del procedere della sua esperienza, tra le varie visioni da lui esperite sempre ricche di intense emozioni, Jung ebbe la rappresentazione del proprio medico con l’aspetto di “re di Coo”. Isola del Dodecanneso, Coo fu famosa nell’antichità per la presenza del Santuario di Esculapio, dio della medicina, come pure per aver dato i natali al grande medico Ippocrate. Superata la lunga fase critica e ritornato finalmente alla condizione di veglia e quindi allo stato di usuale consapevolezza, Jung interpretò tale specifica immagine a carattere simbolico, riguardante il proprio medico curante, come una premonizione di morte, riguardante appunto quella persona. In effetti, trascorso qualche mese, il medico morì.

 
BIBLIOGRAFIA 
 
Caratelli G., “Il problema dei fenomeni paranormali in Freud e Jung”, tesi di laurea, Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, Facoltà di Magistero, Corso di laurea in Psicologia, aa 1982-1983, relatore prof. A. Carotenuto, correlatore Prof. P. Bertoletti, si vedano le pp. 206-209 [non pubblicata].

Caratelli G., “Aspetti precognitivi”, Scienza e Cultura nel Mondo, Anno XV N. 3 Settembre-Dicembre 2012, p. 15.

Caratelli G., “Fenomeni di precognizione in Carl Gustav Jung”, Scienza e Cultura nel Mondo, Anno XVII N. 2 Maggio-Agosto 2014, pp. 35-39 (si vedano le pp. 35-36).

Giovetti P., “Jung e la parapsicologia”, Luce e Ombra, Anno 82° N. 1 Gennaio-Marzo 1982, pp. 47-58 (si vedano le pp. 56-57).

Giovetti P., “C. G. Jung, creatore della psicologia analitica”, Luce e Ombra, Anno 111 N. 3 Luglio-Settembre 2011, pp. 233-242 (si veda p. 240).

Jaffé A., “C. G. Jung e la parapsicologia”, Luce e Ombra, Anno 116 N. 2 Aprile-Giugno 2016, pp. 141-158 (si vedano le pp. 149-150).

Jung C. G., Ricordi, sogni, riflessioni di C. G. Jung, a cura di A. Jaffé, Rizzoli, Milano 1978, pp. 344-352 (pp. 345-346 e 351 per le citazioni).


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1 . Si ricorda utilmente, in brevissima sintesi, che per quanto concerne tale esperienza, coinvolgente un ristretto ma comunque significativo numero della popolazione, sorprendentemente caratterizzata dal vario concorso di molteplici vissuti (oltre la EEC: la “visione panoramica della propria vita”, il sentimento di passaggio molto veloce attraverso un tunnel, la visione di luci intense e paesaggi luminosi, il forte disagio provato a “rientrare” a un certo punto nei limiti del proprio organismo fisico, etc.), il soggetto interessato non muore realmente ma arriva unicamente all’estrema soglia di processi fisici, biologici irreversibili; e, malgrado l’oggettiva gravità delle sue condizioni, come spesso si suol dire, “ritorna in vita”, ovvero supera quel frangente assai critico, la grave sopraggiunta crisi vitale, riferendo quindi successivamente,con la migliore approssimazione possibile, le eventuali visioni e i connessi propri sentimenti, le sorprendenti peculiarità essenziali – senz’altro particolari e talvolta non facilmente definibili verbalmente – di quei delicati momenti.
 
2. Si potrebbe assimilare a una delle diverse componenti della EPM, ovvero la cosiddetta “Esperienza extra-corporea” (EEC), detta anche, con terminologia inglese, Out of Body Experience (OBE), “esperienza fuori dal corpo”. Da notare che nella presunta EEC di Jung manca il particolare vissuto di osservare – da un punto di vista e prospettiva sempre  esterno – il proprio corpo fisico incosciente, immobile e inanimato, esperienza denominata “autoscopia” oppure “visione autoscopica” (da considerarsi in tale contesto differente dall’omonima sindrome psichiatrica) che è statisticamente riferita da una porzione di  quanti sono stati coinvolti in una EEC (Pacciolla A., EPM. Esperienze pre-morte. Fenomenologia e ipotesi interpretative, San Paolo, Cinisello Balsamo -MI 1995). Si vedano le pp. 97-100 su tale questione, in cui Pacciolla indica il 30 per cento.