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The Runic Wand : nave Psychedelic Pointer 5

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Monday, March 2, 2026

Experiment Philadelphia

Di Mario Roccaraso

Il 24 ottobre 1943, fu condotto un esperimento nel Porto di Philadelphia, sotto controllo del dott . Rinehart e con il visore Albert Einstein ed unità dell'United States Navy.

Tale esperimento serviva ad uno scopo militare :

Rendere invisibile ai radar nemici la nave USS ELDRIGE .

Fu un fallimento totale, tant'è che in breve tempo fu tutto insabbiato e dichiarato alla stampa come bufala giornalistica.

La nave in realtà scomparse dai radar e della vista dei presenti per ritrovarsi in un lampo, nel Porto di Nortfolk in Virgina.

Pochi minuti dopo riappare nel Porto di Philadelphia.

Da testimoni ( rimasti anonimi), fu un rientro devastante.

Si dice che parte dei marinai furono letteralmente fusi con la carena della nave, altri non sopravvissero all'esperimento e i pochi sopravvissuti rinchiusi per evitare la diffusione della notizia.

Morrison K. Jussep , un astronomo che si trovava con il suo natante in zona fu testimone di tale evento, dando notizie alla stampa.

Lo stesso fu invitato dal governo militare a non raccontare ciò che aveva visto e si ritirò a vita privata.

Nel 1955 fece ricevere agli alti commissari militari, lettere di un certo Carlos Miguel Allende, che raccontava nei minimi dettagli quanto successo, luogo, data , ora, presenze.

Tali lettere risultarono poi scritte della stessa persona : Jussep.

Nel 1957 l' Office of Naval Research, gli intima di sospendere ricerche e divulgazione dell'evento.

Jussep tace per altri 2 anni.

Nel 1959, avendo contattato la stampa con prove e retroscena dell'esperimento,

fissa un appuntamento per la mattina successiva.

La stessa sera fu trovato morto nella sua autovettura e dichiarato suicida .

Un esperimento nato per uno scopo e per fatalità servito ad un altro:

Scissione molecolare dovuta a teletrasporto.

Fatto realmente accaduto, mai accaduto o segreto?

Tutto vero o solo in parte?

Sunday, September 28, 2025

𝐃𝐚𝐧𝐢𝐞𝐥 𝐅𝐫𝐲: 𝐋𝐚 𝐓𝐞𝐬𝐭𝐢𝐦𝐨𝐧𝐢𝐚𝐧𝐳𝐚 𝐝𝐢 𝐮𝐧 𝐂𝐨𝐧𝐭𝐚𝐭𝐭𝐨 𝐀𝐫𝐦𝐨𝐧𝐢𝐨𝐬𝐨 𝐞 𝐈𝐥𝐥𝐮𝐦𝐢𝐧𝐚𝐧𝐭𝐞

 Di Patty Viganò


Il caso di Daniel Fry si erge come una delle più significative e rassicuranti testimonianze di contatto extraterrestre nella storia dell'ufologia. Lungi dalle narrazioni di abduzioni traumatiche, la sua esperienza, avvenuta nel 1950 nel cuore del New Mexico, offre una visione profondamente positiva e istruttiva dell'interazione tra l'umanità e civiltà avanzate.

Daniel Fry, un ingegnere altamente qualificato con un ruolo cruciale nello sviluppo di propellenti missilistici per la Bell Aircraft Corporation, possedeva un rigore scientifico e una credibilità professionale che rendono il suo racconto particolarmente degno di attenzione.

Il 4 luglio 1950, mentre si trovava nelle vicinanze di WhiteSands, un sito noto per le sue energie particolari e gli avvistamenti, Fry si imbatté in un fenomeno straordinario. Osservò un disco metallico dalla finitura impeccabile, privo di giunture visibili, posato silenziosamente a terra. La sua curiosità scientifica lo spinse ad avvicinarsi, e fu allora che si manifestò il contatto.
Una voce chiara e distinta, che risuonava direttamente nella sua mente – una forma di comunicazione telepatica che da allora è stata spesso riportata in contesti simili – si presentò come Alan, un rappresentante di una civiltà avanzata proveniente da un altro sistema stellare. Alan lo invitò a bordo del velivolo.
L'interno della nave, secondo la descrizione di Fry, era un modello di tecnologia pulita ed efficiente. Alan, non si mostrò, ma la comunicazione rimase fluida e diretta. L'UFO, in un dimostrazione di capacità tecnologiche ben oltre la nostra comprensione, intraprese un volo ad altissima velocità con Fry a bordo. In pochi minuti, l'ingegnere fu testimone di una visione mozzafiato della Terra dall'alto, sorvolando il continente americano a velocità sbalorditive, fino a scorgere chiaramente la città di Chicago.
Ciò che rende l'esperienza di Fry così rilevante è la sua natura intrinsecamente pacifica e il messaggio che ne derivò. Il viaggio non fu un atto di forza o di intrusione, ma un gesto di apertura e conoscenza. Alan spiegò che la loro civiltà monitorava il progresso dell'umanità con benevolenza. Il loro scopo non era l'interferenza o l'invasione, ma l'osservazione e, quando possibile, un discreto supporto.
Il nucleo del messaggio di Alan era un'urgente esortazione alla pace e alla fratellanza. Con la consapevolezza delle crescenti capacità distruttive dell'umanità (eravamo all'alba dell'era nucleare), gli esseri di Alan esprimevano una profonda preoccupazione per la nostra tendenza alla guerra e all'autodistruzione. Essi desideravano che l'umanità comprendesse il proprio potenziale e la necessità di superare le divisioni per costruire un futuro armonioso.
Al termine di questa breve ma intensissima esperienza, Daniel Fry fu delicatamente riportato al punto esatto da cui era partito, senza alcun trauma o segno di coazione, ma con una mente arricchita e una prospettiva cosmica ampliata. La sua successiva decisione di pubblicare il resoconto nel suo libro "The White Sands Incident" nel 1954 fu un atto di coraggio e un contributo fondamentale alla nascita di un filone di contattismo che enfatizza la benevolenza e il potenziale evolutivo degli incontri extraterrestri.
Il caso Fry, ci offre un archetipo di incontro costruttivo e positivo, suggerendo che, al di là delle paure e dei pregiudizi, l'universo possa ospitare intelligenze pronte a guidarci verso una maggiore consapevolezza e un futuro di pace, se solo siamo pronti ad ascoltare. La sua testimonianza rimane un faro per chi crede che il contatto con altre civiltà possa essere un catalizzatore per la nostra evoluzione.

Dalla pagina Hercolubus o pianeta rosso- it