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The Runic Wand : presenza Psychedelic Pointer 5

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Saturday, September 27, 2025

NON ESISTONO PROBLEMI

 Di Bruno Lanciano


Voi, in quanto presenza consapevole, non avete nessun problema, esattamente come lo spazio di una stanza non si fa un problema di tutto ciò che contiene.
Qualunque cosa appare, perché, voi, la Presenza Consapevole, avete già detto sì alla sua manifestazione.
Ciò significa che non esistono veri problemi, perché i problemi riguardano soltanto l'io immaginato dal pensiero, e mai il vero Sè.
Immaginate di lanciare una palla in una stanza: la palla non è un problema per lo spazio, che non ha meccanismi interni che gli permettano di fare resistenza. Solo un altro oggetto può fare opposizione alla palla.
L'io è paragonabile a un oggetto, è un pensiero o una sensazione che nasce nello spazio del Sé e si oppone alla situazione in atto. È questa resistenza che trasforma una situazione in un problema, ed è sempre questa opposizione che trasforma il nostro io ín un'entità separata e il mondo in un problema.
Se non c'è resistenza, c'è soltanto l'Intimità Immediata e Indivisa dell'Esperienza. La pura esperienza non è fatta di parti, sé, altri o oggetti in conflitto tra di loro: è un Tutto Intimo e Indiviso.
Un problema è lo scontro di una parte o di un oggetto immaginario con un'altra parte o un altro oggetto immaginario, ma nella pura esperienza non ci sono parti o oggetti separati.
I problemi sono sempre prodotti dal pensiero: un pensiero in conflitto con un altro pensiero o con una situazione. Tutti questi pensieri appaiono nel Sé, ma non sono il Sé.
Per il Sé, nemmeno un pensiero o una sensazione di resistenza costituiscono un problema, perché sono come palle lanciate nello Spazio Vuoto. Il pensiero che si oppone, e che dà origine all'io, è un problema solo per questo io.
Solo l'io può cercare di sbarazzarsi dell'io, perché è il solo a vederlo. In realtà, l'io non può vedere niente, perché è soltanto visto. La separazione tutti i problemi che ne derivano esistono solo dal punto di vista della separazione, che è immaginario.
Come potrebbe il vero sé volersi liberare dal senso di separatezza se non vi è nessuna separazione? È l'apparente esistenza dell'io immaginario che trasforma una situazione in un problema da risolvere.
E impossibile affrontare dei problemi inesistenti, ed è proprio affrontandoli che diamo loro realtà. I problemi prosperano sull'attenzione che ricevono, anzi, sono fatti di questa attenzione.
In assenza di opposizione a quello che è in questo momento e di ricerca di ciò che non è in questo momento, ovvero in assenza dell'attività che costituisce l'io, c'è semplicemente la situazione in atto, Indivisa, e qualunque cosa sia necessaria al corpo o alla mente sarà orchestrata dal tutto a vantaggio del tutto.
Se c'è una vera emergenza, il corpo e la mente risponderanno con prontezza, ma l'io sarà assente da questa risposta, che risulterà quindi libera dalle lenti della separatezza che distorcono la realtà dell'esperienza.
Mente e corpo svolgeranno il loro compito facendo tutto ciò che è necessario con efficienza e precisione, poi, finita l'emergenza ritorneranno al loro stato naturale di apertura benessere e trasparenza senza residui ne' tracce.

Rupert Spira, La Presenza Consapevole

Wednesday, September 17, 2025

QUANDO LA VITA SE NE VA

Di Tenèbras


Voi… Avete mai visto la vita andare via dagli occhi di una persona?
È una sensazione che non si dimentica, come un respiro che si spezza nel silenzio. Ti accorgi che in quegli occhi c’è ancora un barlume, e poi, lentamente, quel barlume svanisce, come una candela che si spegne sotto un soffio invisibile.
Era sera, la stanza della vecchia casa era piena di parenti. Tutti stretti attorno al letto, dove zia Maria giaceva, immobile, con il respiro corto e spezzato. Le pareti sembravano respirare insieme a lei, scricchiolando piano, mentre i lumicini oscillavano, proiettando ombre lunghe e tremolanti.
Qualcuno pregava sottovoce, altri fissavano il pavimento, incapaci di guardare. Io, invece, non riuscivo a distogliere gli occhi dai suoi. Erano spalancati, vitrei, eppure dentro vi danzava ancora un piccolo bagliore, fragile come un riflesso nell’acqua.
In quell’istante, un vento gelido attraversò la stanza, e le tende si sollevarono senza che nessuno avesse aperto le finestre. Il respiro della donna si fece più lento, sempre più lontano. Tutti si strinsero le mani, come se un filo invisibile li unisse in quell’ultimo momento.
E poi lo vidi. Non so se fu la mia immaginazione o qualcosa di più: una sagoma scura, in fondo alla stanza, piegata verso di lei. Una figura senza volto che si chinò sul letto e sfiorò con un dito invisibile la sua fronte.
Gli occhi di zia Maria si velarono. Il bagliore svanì. Il suo corpo rimase lì, immobile, ma io giuro di aver visto quell’ombra sollevarsi ed uscire dalla stanza, lasciando dietro di sé un freddo che nessuna coperta avrebbe potuto scaldare.
Da quella notte, ogni volta che sono accanto a chi muore, cerco quella scintilla negli occhi. E so che, quando si spegne, non è mai sola a spegnersi. C’è sempre qualcuno nell’ombra che la raccoglie.
E vi assicuro una cosa… quella presenza, una volta che la vedi, non la dimentichi più.

𝐓𝐞𝐧è𝐛𝐫𝐚𝐬
𝐒𝐭𝐨𝐫𝐢𝐞 𝐝𝐢 𝐭𝐞𝐧𝐞𝐛𝐫𝐞 𝐞 𝐚𝐧𝐢𝐦𝐞 𝐩𝐞𝐫𝐝𝐮𝐭𝐞

Friday, September 12, 2025

LE STREGHE E IL ROSARIO

 Di Tenèbras

In Sardegna si racconta che le streghe, quando cala la sera, camminino silenziose tra i vicoli dei paesi.
Non lasciano passi né ombre, ma la loro presenza si avverte: un odore acre nell’aria, un cane che abbaia senza motivo, il vento che scuote i panni stesi dopo il tramonto.
Si dice che amino rapire le bambine non ancora battezzate. Entrano nelle case in punta di piedi, attirate dal pianto o dal respiro leggero nella culla. Ma c’è un modo antico per confonderle: lasciare un rosario accanto alla neonata.
Le streghe non riescono a resistere. Invece di prendere la bambina, si fermano a contare le palline del rosario, una per una, fino a perdersi nella sequenza infinita.
Così la notte passa, e all’alba devono svanire, sconfitte dal sole.
Una donna di Orani raccontava di averle viste. Una sera d’inverno, tornata tardi a casa, notò che i panni erano ancora stesi fuori. Entrò di corsa, e trovò sua figlia che piangeva disperata nella culla.
Vicino al letto, una figura curva, con i capelli lunghi e arruffati, stava piegata sul rosario. Le sue dita sottili lo percorrevano una per una, muovendosi con una velocità innaturale.
La madre urlò, e la creatura alzò il volto: due occhi vuoti, neri come il carbone. Poi, con un sibilo, svanì nel nulla, lasciando il rosario spezzato sul pavimento.
Da quella notte, la donna non dimenticò mai di togliere i panni prima del tramonto.
E a chi ancora oggi le chiede se sia vera quella storia, risponde soltanto:
Se avete una figlia piccola… Non rischiate. Il rosario vicino alla culla, sempre. Perché loro… Passano ancora.

𝐓𝐞𝐧è𝐛𝐫𝐚𝐬

𝐒𝐭𝐨𝐫𝐢𝐞 𝐝𝐢 𝐭𝐞𝐧𝐞𝐛𝐫𝐞 𝐞 𝐚𝐧𝐢𝐦𝐞 𝐩𝐞𝐫𝐝𝐮𝐭𝐞