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Thursday, April 16, 2026

Alchimia La Morte Filosofale – Nigredo

 Di Anonimo

La Morte Filosofale è il primo ed il più importante Passo della Grande Opera, la Fase in Nero, basata sulla Dissoluzione dell'Ego e sulla Putrefazione dei nostri desideri inferiori, affinché si abbia Trasformazione. È il Grande Arcano dell'Alchimia, è una Morte intesa come Trasformazione e Cambio di Paradigma, la Fase governata da Saturno, indispensabile per accedere al livello più elevato di Perfezione e Completezza.

Siamo in pieno Nigredo, simboleggiato dal corvo nero e dalla nera Terra d'Egitto Al-Kimiya, inondata dal Nilo e putrida affinché sia fertile.
Siamo al termine di un ciclo, affinché si abbia un Nuovo Ciclo ad un'ottava superiore.
L'Ermetismo pone al centro lo sviluppo spirituale dell'Adepto, che solo confrontandosi con le sue paure e i suoi limiti, con le sofferenze e con la Morte, può infine raggiungere lo stato più puro ed elevato di Conoscenza e Sapienza.
La Via della Conoscenza Superiore si schiude a noi quando impariamo a morire a noi stessi, perdendo tutti i limiti egoici per rivestirci di una corazza splendente e incorruttibile che ci siamo costruiti con grande costanza e dedizione, con grande fede.
La corazza ci rende Signori della Serpe, cioè capaci di governare e imperare sui nostri più bassi istinti, mettendoli al nostro servizio, signori e non più servi.

Solo rinunciando all'Egoismo si può raggiungere l'agognata Conoscenza.

Ucciso in noi l'Egoismo si realizza la Morte Filosofale, che permette una visione unitaria di tutte le Cose e del Creato, di modo che anche nella più scura e degradata Materia si scorga comunque la Scintilla Divina e la Matrice di Dio.

Se l'Egoismo provoca la Caduta, il Dono di Sé fa risorgere e produce in noi l'Oro Filosofale, attuando la Enantiodromia, il rovesciamento totale da un opposto all'altro, dal Nigredo all'Albedo. Il Solve et Coagula.

Siamo nel pieno della Notte Oscura dell'Anima junghiana, in cui l'individuo si confronta con la sua ombra e la accetta, illuminandola.
Nicola Valois, grande alchimista francese, così scriveva : " La Pazienza è la Scala dei Filosofi, e l'Umiltà è la Porta del loro Giardino, poiché a chiunque persevera senza Orgoglio e senza Invidia Dio farà Misericordia.".

Per raggiungere la Morte Filosofale servono due Chiavi entrambe importanti, la Sapienza e la Volontà.

La Sapienza si conquista in un percorso irto di ostacoli, con la pratica di vita, con la meditazione e lo studio, ma anche con l'estasi, condotti con slancio e fermezza interiore, con grande rigore.

La Volontà è come un muscolo da allenare e potenziare quotidianamente e gradualmente, ed è la nostra forza più grande, che ci permette di crescere in Consapevolezza. Volere senza timore e senza desiderio egoico è il segreto della Volontà Onnipotente, quella per cui "Nihil difficile volenti": Nulla è Impossibile a chi veramente vuole.

Ma non bastano le due Chiavi.

Queste due Chiavi vanno usate insieme e sinergicamente affinché la Volontà sia sempre guidata da una Perfetta Sapienza.
Cristo stesso ha manifestato la Sua Grandezza quando ha avuto la forza di dire:"Padre non sia fatta la Mia Volontà ma la Tua".
Anche Zoroastro era consapevole di questo quando enunció i 4 Verbi: Volere, Sapere, Potere e Tacere.
È "La Morte" della Lama XIII dei Tarocchi, con il suo essere 13, numero duale e ambivalente, positivo per chi tende alla mortificazione e alla conquista dei beni spirituali, negativo in caso contrario, che da Morte Spirituale può farsi mera morte fine a sé stessa.

Il nome dell'Arcano "La Mort" si legge allo stesso modo che se si chiamasse " L'Amor".

Infatti la Morte Filosofale, che è la morte a noi stessi, è un Amore che si sviluppa possente in noi e che ci permette di abbracciare l'intero Creato mentre il Creato ci culla, per Morire a sé stessi divenendo Immortali, perché la Morte è sconfitta dall'Amore, come dono totale di noi stessi.
Una Morte che da terribile e spaventosa si fa sposa bella e dolcissima, Regina dell'Ovest e delle Terre dove il Sole tramonta, che ci sussurra promesse fatte di futuro eterno, di figli e di nipoti ricoscenti, di perpetuarsi dei cicli.
Bella come la Venere Libutina, Amore e Morte in lei, bella come Diana e come Artemide, che ci porta in dono la Giustizia più Grande ed Imparziale.
La Morte e le Avversità diventano, grazie alla Consapevolezza che ci dà Sophia, fattori naturali ed essenziali dell'Eterno Ciclo della Vita, necessari affinché ci sia Rinnovamento e Rinascita e la Vita fluisca.
Il distacco dallEgo, che può sembrare doloroso, si rivela per l'eroe e per il giusto addirittura piacevole poiché appagante più di qualsiasi cosa, rendendo capaci di andare oltre i limiti umani. Si raggiunge così il traguardo, il premio di sentirsi parte integrante dell'Uno e del Suo Infinito Potere di Donarsi continuamente. Una volta raggiunta questa faticosissima vetta il respirare e il vivere sarà inebriante.
Ritornati allo stadio primitivo, al momento creativo del passaggio dal Caos originsrio all'Essenza Indifferenziata, e da lì poi ad ogni cosa.

NON C'È NULLA DI NASCOSTO CHE NON SARÀ SVELATO... MALEDETTI

Di Leonardo Santi


"Il 23 maggio 1992 la vettura su cui viaggiavano Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli uomini della scorta (Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani) saltò in aria uccidendoli tutti. Dopo soli due mesi, il 19 luglio l'altra strage in Via D'Amelio dove persero la vita il magistrato Paolo Borsellino e cinque uomini della scorta.

Qualche settimana dopo, il mercoledì 16 settembre 1992 (noto come Black Wednesday), il sionista George Soros attaccò l’Italia speculando contro la lira e causando l'espulsione dell'Italia dallo SME (Sistema monetario europeo)!

Il ministro Giuliano Amato, il ministro del Tesoro Piero Barucci, il governatore della Banca d’Italia Carlo Azeglio Ciampi e il direttore generale del Tesoro Mario Draghi (tutti ampiamente premiati successivamente) fecero vaporizzare 15.000 miliardi di riserve della Banca Centrale, per poi alla fine cedere alle pressioni del mercato (di Soros) e svalutare la moneta italiana del 30%.

Dovevano indebolire il paese, destabilizzando la classe politica per spianare la strada all'Operazione Tangentopoli, detta Mani Pulite: l'inchiesta della magistratura politicizzata che tra il 1992 e il 1994 scoperchiò un vasto sistema organizzato di corruzione. Nulla di nuovo ovviamente (hanno mangiato sempre tutti), ma necessitava fare pulizia del vecchio per far posto al nuovo Sistema!

Grazie a questo, Romano Prodi dal 1992/1993 diede il via alla più grande svendita dei patrimoni e dei gioielli nostrani, regalandoli a gruppi stranieri e al suo amichetto, De Benedetti. Parliamo di Autostrade, Telecom, Alitalia, Iri, Motta, Cirio, Autogrill, Locatelli, Invernizzi, Buitoni, Galbani, Negroni, Ferrarelle, Peroni, Moretti, Fini, Perugina, Mira Lanza, SME, Siv dell’Efim, il Nuovo Pignone dell’Eni, Acciai Speciali Terni, Ilva Laminati Piani, Italimpianti, Dalmine…

“Smonterò il paese pezzo per pezzo“, disse Romano Prodi il 17 gennaio 1998, e per questi servigi ovviamente ebbe totale copertura mediatica dai giornali di Agnelli e De Benedetti.

Avete capito perché dovevano morire Falcone e Borsellino?"

Papa Leone: “Ho appena letto l’ultima profezia di Fatima, e questo è ciò che dice…”

Di John Smith

Quella mattina il Vaticano si svegliò avvolto in un silenzio insolito, come se le mura secolari che sono state testimoni di cospirazioni, confessioni e decisioni che hanno fatto la storia del mondo, custodissero un segreto troppo pesante per essere svelato con leggerezza. Non era un giorno qualsiasi.
Nelle stanze private del pontefice, lontano dalle telecamere e dallo sguardo pubblico, Papa Leone – una figura la cui stessa presenza aveva già generato dibattito dentro e fuori la Chiesa – teneva tra le mani un documento che, per decenni, era stato oggetto di speculazione, paura e fascino: l’ultima profezia di Fatima.
Da anni la cosiddetta “terza profezia di Fatima” è oggetto di controversie. Sebbene il Vaticano abbia affermato di averlo rivelato ufficialmente nel 2000, molti esperti, teologi e ricercatori indipendenti hanno sostenuto che ciò che è stato divulgato non era l’intero messaggio. Si parlava di una parte omessa, una sezione ancora più inquietante, che descriveva eventi capaci di scuotere non solo la Chiesa, ma l’ordine mondiale.
Secondo fonti vicine alla Santa Sede, Papa Leone aveva chiesto il pieno accesso agli archivi segreti poco dopo la sua elezione. Non è stata una decisione cerimoniale. Si è trattato, secondo chi lo conosce, di una ricerca personale, quasi ossessiva, per comprendere le radici spirituali della crisi contemporanea. Quella mattina, finalmente, ricevette il documento completo.
“L’ho appena letto… e non è quello che ci aspettavamo”, avrebbe detto a bassa voce a uno dei suoi più stretti consiglieri, come rivelato da una fonte con conoscenza diretta della conversazione. Non c’era drammaticità nel suo tono, ma c’era una gravità che gelava la stanza.
Ciò che era contenuto in quel testo, scritto originariamente da Suor Lucía dos Santos dopo le apparizioni del 1917 a Fatima, in Portogallo, non era semplicemente una visione simbolica. Si trattava, secondo coloro che hanno avuto accesso indirettamente a frammenti del contenuto, di un avvertimento diretto. Non di guerre passate o di persecuzioni religiose già conosciute, ma di una crisi interna, di una frattura del cuore stesso della Chiesa.
Il documento descriverebbe una scena inquietante: un leader spirituale circondato dal caos, un’istituzione indebolita dall’interno e un’umanità che, avendo raggiunto progressi senza precedenti, si ritrova spiritualmente disorientata. Questa non sarebbe una profezia di distruzione immediata, ma piuttosto una lenta erosione morale, una progressiva perdita di fede e di significato.

Ma la cosa più inquietante non sarebbe la visione in sé, bensì la sua interpretazione.

“Il messaggio non è solo un avvertimento… è una responsabilità”, avrebbe commentato Papa Leone in un incontro privato poche ore dopo. I presenti descrivono un’atmosfera tesa, quasi elettrica. Non si trattava di un pontefice allarmato, ma profondamente consapevole delle implicazioni di ciò che aveva letto.
Alcuni analisti interni al Vaticano sostengono che la decisione di mantenere segreta una parte della profezia per così tanto tempo non sia stato un atto di occultamento doloso, ma piuttosto una misura di contenimento. Il mondo, sostengono, non era pronto. Ma oggi, in un’epoca segnata da sovrainformazione, polarizzazione e sfiducia nelle istituzioni, sorge una domanda inevitabile: siete pronti adesso?
Fonti interne assicurano che Papa Leone non ha intenzione di divulgarne subito l’intero contenuto. Non per paura, ma per strategia. La rivelazione, dicono, deve essere accompagnata da un contesto, da una guida, da una narrazione che non alimenti il ​​panico, ma piuttosto la riflessione.

Tuttavia, il semplice fatto che il pontefice abbia riconosciuto l’esistenza di contenuti non del tutto rivelati ha rilanciato un dibattito globale. Sui social network milioni di utenti hanno cominciato a speculare. È questa una crisi di fede? Da un collasso istituzionale? O un messaggio più ampio sulla direzione dell’umanità?
Ricercatori indipendenti hanno iniziato a setacciare testi antichi, dichiarazioni passate e file declassificati alla ricerca di indizi. Alcuni sottolineano inquietanti coincidenze tra la presunta profezia e gli eventi recenti: conflitti geopolitici, crisi climatiche, progresso incontrollato della tecnologia e un crescente senso di vuoto esistenziale nelle società altamente sviluppate.

Ma al di là delle teorie, c’è un elemento che risalta: la reazione dello stesso Papa Leone.

Coloro che lo hanno visto da quel giorno descrivono un uomo cambiato. Non indebolito, ma più determinato. Più introspettivo. Più consapevoli del peso del proprio ruolo in un momento critico. Ha ridotto le sue apparizioni pubbliche, intensificato i suoi incontri privati ​​con i leader religiosi e ha avviato una serie di riforme interne che, seppur discrete, preannunciano una profonda ristrutturazione.
“Non si tratta di predire il futuro, ma di evitare lo scenario peggiore”, avrebbe detto in uno dei suoi interventi più recenti, senza fare riferimento diretto alla profezia, ma accennando alla sua influenza.

La storia di Fatima è sempre stata avvolta nel mistero. Dalle visioni di tre pastorelli alle interpretazioni che hanno attraversato generazioni, è stato uno specchio su cui credenti e scettici proiettano le loro paure e speranze. Ma ora, con un Papa che afferma di aver letto quello che molti considerano l’ultimo capitolo nascosto di quella storia, il mistero assume una nuova dimensione.

Non si tratta solo di ciò che dice la profezia, ma di ciò che provoca.

In un mondo che cerca la certezza in mezzo al caos, l’idea di un messaggio nascosto, custodito da più di un secolo, ha un potere quasi irresistibile. Ma solleva anche una domanda fondamentale: cosa facciamo con quelle informazioni?
Papa Leone sembra avere la sua risposta. Non sotto forma di dichiarazioni grandiose o rivelazioni immediate, ma in azioni silenziose, in decisioni strategiche, in una leadership che, almeno per ora, preferisce la prudenza allo spettacolo.

Perché, come suggerisce chi è stato vicino a quel documento, il vero potere della profezia non sta nel suo contenuto letterale, ma nella sua capacità di metterci di fronte a una verità scomoda: il futuro non è scritto, ma i segni ci sono.
E forse, solo forse, il messaggio più importante non è ciò che verrà, ma ciò che abbiamo ancora tempo per cambiare.