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Tuesday, October 14, 2025

PERCHE’ LA MASSONERIA FA TANTA PAURA?

Di Elena Paredi


I numeri della Massoneria in Italia sono piuttosto contenuti. La più grande Comunione italiana, il GOI, Grande Oriente d’Italia, sembra si aggiri attorno ai 23.000 iniziati. La Gran Loggia d’Italia degli ALAM, Antichi Liberi Accettati Muratori, dovrebbe averne 9.000 circa. Dovrebbero essere, invece, 2.500 quelli della GLRI, la Gran Loggia Regolare d’Italia. Accanto a queste, ci sono tante altre Obbedienze più piccole. Realtà difficili da quantificare come numeri. 
Dovrebbero essere comunque dati, che, al netto di sovrapposizioni o doppie appartenenze, non dovrebbero aggiungere troppo ai circa 35.000 Fratelli delle tre Gran Logge citate. Su una popolazione di oltre 59 milioni di abitanti sono una percentuale bassissima: 0,059%. Sicuramente inferiori alle nazioni con un rapporto tra abitanti e Massoni molto più alto.
Nelle grandi città del Nord inglese si raggiunge anche il 15%. La sola Londra conta oltre 1.800 Logge. In alcune zone di USA e Austria si arriva al 5% e, comunque, su tutto il territorio non si scende mai sotto l’1%.
Tradizionalmente, il Gran Maestro della UGLE, United Grand Lodge of England, è il Duca di Kent. Negli USA tutti i Presidenti della Repubblica lo sono.

Ovunque, l’appartenenza alla Massoneria viene vista come motivo di prestigio, di affiliazione a quella che è percepita come un’élite culturale e spirituale.

In Italia capita qualcosa di diverso, notiamo che la nostra Istituzione è ancora osteggiata e le sue finalità fraintese. Probabilmente i motivi derivano anche da mutamenti sociali che tendono a spersonalizzare l’individuo.
Il perverso processo di individualizzazione della modernità porta ad un progressivo annullamento del valore dell’individuo. Le regole del consumo si estendono ai rapporti personali. Le persone diventano intercambiabili, come la marca di un dentifricio o il modello di smartphone.
E, nella logica delle multinazionali, l’uomo smette di avere un’anima, un volto, un nome. Non più demoni cui vendere l’anima. Non più un’anima da vendere al diavolo.
Slegata da ogni vincolo etico, prima o poi, ogni cosa può e deve rientrare nell’orizzonte di finestre di Overton, che tendono asintoticamente all’infinito.
Se alcune tematiche sono oggetto di pensiero unico e di censure, la società liquida si riserva i propri meccanismi di estrinsecazione dell’aggressività, secondo modalità che non minacciano il sistema. Tuttalpiù, a farne le spese saranno sempre gli individui. Individui sempre più lasciati in balia della paura.
Il mito, la magia, la religione, la ritualità erano tutti modelli di giustificazione di un ordine sociale. Davano una giustificazione per le regole, per la sofferenza, per il sogno, per gli stati alterati di coscienza. Orizzonti con una componente morale tale da giustificare la più grande delle paure umane: la morte.
Il mondo occidentale, in sostanza, ha smarrito ogni forma di spiritualità, ogni senso del sacro. Nella modernità non c’è più spazio per una dimensione spirituale. Proprio quello che all’uomo liquido è negato, sacrificato nella logica del profitto. Una spiritualità che possa restituire la sfera del sacro.
E qui, ritorniamo alla Massoneria. Equivoco comune è quello di pensare che una spiritualità debba necessariamente essere legata ad una religione. Il sacro è più genericamente contrapposto al profano, e consiste nel rapportarsi a qualcosa che si percepisce come superiore, di completamente diverso e separato dalla sfera materiale. Questo, perché, diversamente dal mondo orientale, la cultura occidentale non ha alcuna spiritualità non connessa alla religione. Ovvero, ne ha una sola. Autenticamente laica e occidentale. La Massoneria, appunto. Che, forse, spaventa proprio perché può dare tutte le risposte che l’uomo liquido cerca. E che ha tutte le caratteristiche per far fronte alla crisi attuale. Non essendo una religione, non ha dogmi, per cui non ha verità da imporre. Non si fonda su una visione del Sacro irrazionale, ma lo cerca attraverso l’uso della Ragione. Mette al centro l’uomo, che ha la possibilità di vivere, in modo assolutamente individuale, il sacro.
Pur essendo un percorso individuale, la Massoneria si fonda su di un sistema simbolico, che attinge ad archetipi, dai quali costruisce la sua universalità. Inoltre, l’individuo di cui parla la Massoneria non è quello della liquidità, ridotto a numero ed isolato.
Una delle metafore più belle di una Loggia è quello della melagrana. Ogni chicco è separato dagli altri da una membrana, tutti i chicchi, pur nel loro essere distinti, formano il frutto.
L’uomo Massone non è isolato, ma vive in modo forte quel senso di solidarietà attualmente estromesso dalla modernità. Tende all’empatia. Non intende il prossimo come semplice dato statistico, ma vede la persona, in carne, ossa, emozioni, paure e pensieri. Fa beneficenza senza esibirla.
Questo ci conduce ad un concetto di libertà diverso da quella propugnata nel mondo occidentale. Libertà come consapevolezza, come diritto di esprimere il proprio pensiero senza censure, come possibilità di sviluppare al massimo il proprio essere.
Perché no, il Massone potrebbe essere quell’uomo nuovo capace di far entrare in equilibrio, far coincidere e superare, e di fronteggiare, in questo modo, la complessità dei nostri tempi.

Proviamo ad immaginare un mondo occidentale in cui il vuoto morale possa essere sostituito dall’etica Massonica.
La società dei post, che si identifica solo per quello che è stato e non è più, che finalmente supera la liquidità delle crisi bloccate, per concretizzarsi in una nuova forma di concretezza. Dove coltivare una spiritualità non confessionale invece di inseguire mode consumistiche. Potrebbe anche portare ad una delle più grandi rivoluzioni della storia. Come è già capitato in passato, quando quegli stessi Ideali hanno determinato la nascita dello stato moderno, l’affermazione dei diritti universali dell’uomo.

Ideali. Quanto fa paura, oggi, questa parola?

Quanto fa paura oggi, la Massoneria, che ancora si fa portatrice di Ideali?

(Estratto dell’articolo di Pietro Riccio, pubblicato su EXPARTIBUS)

Thursday, September 18, 2025

⚡️Pratica del perdono di sé stessi in tutte le incarnazioni

Di Olga Samarina


Non so se funzioni, io seguo altro metodo, ma per qualcuno forse potrà essere utile.

Tutti noi abbiamo sentito parlare dell'importanza dell'amore per sé stessi. Ma perché molte tecniche, meditazioni e affermazioni danno solo un risultato temporaneo?
La ragione è più profonda, è nel subconscio.
La mancanza di amore per sé spesso affonda le radici nella memoria delle vite passate.
L'anima ricorda tutto: la rudezza, la crudeltà, l'ingiustizia. Anche se la coscienza non conserva ricordi, il subconscio ne porta il peso. Da qui il senso di colpa inspiegabile, i programmi di autodistruzione, la sensazione di «non meritare felicità e amore».

Come guarire il rifiuto di sé?

L'unico modo è perdonare e accettare sé stessi in tutte le incarnazioni.
Per questo esiste una pratica semplice ma potente, che lavora direttamente con il subconscio.

Tecnica del perdono (41 giorni)

Per 41 giorni consecutivi, senza interruzioni, scrivete ogni giorno con la mano sinistra su un foglio di carta:

«Chiedo perdono per tutti i miei pensieri, emozioni, sentimenti e azioni verso tutti gli esseri viventi in tutte le mie incarnazioni.
Perdono me stesso per tutti i miei pensieri, emozioni, sentimenti e azioni verso me stesso e gli altri esseri viventi in tutte le mie incarnazioni.
Perdono e accetto me stesso in tutte le mie incarnazioni».

Ulteriori suggerimenti

Si può includere la Famiglia: chiedere perdono alla Famiglia e perdonare sé stessi per comportamenti non armonici nei suoi confronti. E anche chiedere perdono alla Famiglia da parte di tutti gli esseri viventi.
Questo aiuta a ristabilire il legame con la Famiglia, a trovare sicurezza e un sostegno interiore.

Conclusione della pratica

Dopo aver scritto — bruciate il foglio.
Spargete le ceneri al vento, lavatele con l'acqua o consegnatele alla terra.
Il numero 41 è sacro: è proprio il tempo che il desiderio impiega per raggiungere le Forze Superiori.

Risultato

La pratica può essere ripetuta più volte con pause di 1–2 mesi.
Le radici profonde della mancanza di amore per sé richiedono tempo, ma gradualmente libererete l'anima dal senso di colpa e raggiungerete la vera accettazione.

 "Perdonare sé stessi è la chiave della libertà interiore."

Friday, September 12, 2025

I 10 COMANDAMENTI DI LUCIFERO

Di Mosè Valentino

NON SI FA UN PATTO DI POTERE, CON UNA MENTE DEBOLE e POVERA ...

 Di Ximena Alvarez


Tutti gli esseri possiedono questa forza, essere felici, raggiungere obiettivi, salvare ostacoli, ottenere fortuna, realizzare i loro sogni, ottenere l'amore, le passioni, godere del successo, trasformare i sogni in realtà, vivere al massimo l'esperienza della vita.
Ma Dio non lo permette, gli toglie l'occasione mentre Lucifero dà loro la totale e assoluta LIBERTÀ.
Spiriti liberi... Senza limiti...
Questo è l'entrata del vero inferno del potere, può ancora rinunciare e morire crocifisso, nella stupidità umana, oppure liberare la sua anima e conquistare la vita.
Prima di iniziare, è importante chiarire alcuni concetti, inizierai un viaggio mentale attraverso il tempo, ti immergerai nel mondo dell'oscurità, con tutti gli elementi che questo comporta, infatti, entrerai nello stesso inferno.
Il velo della sua mente si spezzerà, scoprirà il potere totale della libertà del suo spirito, nel comprendere e scoprire le sue incredibili e implicite capacità, capirai che in definitiva sei più di un semplice essere umano, è il vero potere fatto carne.
Ma per questo deve riimparare il valore sacro della vita. Molto raramente, avventurieri del pensiero, hanno osato affrontare le regole, i dogmi, le credo, entrando nei labirinti del potere nascosto e infernale della saggezza.
Attualmente ricevi l'invito ad accedere alle profondità dell'antitesi di tutte le credenze.
Siete nella libertà di continuare o fermarvi, devo chiarire che il contenuto di questo grimorio è per i liberi pensatori, esseri evoluti che gridano per un risveglio, esseri i cui spiriti inquieti li gridano nel silenzio del pensiero, che c'è qualcos'altro, che esiste un'altra visione del mistero e della magia, da qualche parte nella sua essenza, è nascosta una verità, forse queste pagine sono una delle tante risposte.
La verità universale, non esiste, la realtà della verità è quella che ognuno, sotto un'analisi logica e onesta, sincero, scopre dentro di sé e considera la sua verità.

È ora di svegliarsi...

Saturday, October 14, 2023

LA PRESENZA A SE’ STESSI: “CARPE DIEM” - INTRODUZIONE

di Shamano Shekhinà Shekhinà

Questo fondamentale articolo dedito alla propria Consapevolezza rivolta allo spazio – tempo, tra l’altro inestinte anche per la sfera scientifica più moderna, si considera da inaugurare con una frase molto profonda e soprattutto chiarificatrice di un grandissimo uomo:

“L’inizio della libertà è la realizzazione che tu non sei «colui che pensa».
Il momento in cui cominci ad osservare colui che pensa, si attiva un livello di coscienza più alto.
Incominci a renderti conto che esiste un vasto regno di una intelligenza al di là del pensiero e che il pensiero è solamente un minuscolo aspetto di quell’intelligenza.
Ti rendi anche conto che tutte le cose che hanno veramente importanza – bellezza, amore, creatività, gioia, pace interiore – nascono al di là della mente.
Incominci a risvegliarti.”

( E. Tolle )

NON SI E’ CHI SI PENSA DI ESSERE

Il momento presente (detto anche “Hic et Nunc” come riportato fedelmente dai latini) è l’unico vero e reale momento che esiste. Dunque, ORA risulta di conseguenza un eterno interminabile momento, del tutto o quasi inafferrabile, se si considera il fatto che un attimo appena prima sia di già appartenente ad un momento passato come allo stesso identico modo l’attimo subito successivo non c’è ancora: in pratica QUI SEI TU!.

In questo momento “Presente” è possibile vivere l’intera propria e vera natura per poi comprendere di conseguenza e nel tempo che tale attimo è in effetti l’unico momento esistente per essere in grado di scoprire chi si è veramente.

In questo momento di Presenza, sarà dunque fortemente possibile realizzare che non si è “colui che pensa”, dal momento che si può osservarlo. Se si può esserne il testimone, vuol dire che non si è assolutamente ciò, ed è da questo punto che può iniziare il Risveglio, grazie al fatto del comprendere che si è molto di più del proprio corpo e così anche della propria mente.

CHI SI E’ DAVVERO ALLORA

In pratica ognuno è un regista, un attore ed insieme anche ogni spettatore del proprio film, tutto contemporaneamente! Si è perciò spirito, si è coscienza, o meglio come dice lo stesso Tolle, si è l’ampio spazio in cui tutto accade.

LA PRESENZA E’ UNO STATO DI ILLUMINAZIONE

La Presenza è un vero e proprio stato il quale non può essere afferrato tramite la mente o nemmeno compreso. Lo stato di Presenza viene fuori non appena la mente è veramente tranquilla e anche l’intera attenzione è incentrata sull’Adesso, vale a dire nel “qui e ora”.

Riacquistare la consapevolezza dell’Essere e dimorare in quello stato di «realizzazione intuitiva» è l’illuminazione

L’Illuminazione è uno stato naturale nel quale la coscienza si è risvegliata dall’illusione della separazione, uno stato di connessione col vero e unico Essere dentro il quale non esiste più alcuna forma di dualità.


Monday, August 1, 2022

30 anni dopo la sentenza della Corte costituzionale, come sta la laicità in Italia?


Il 19 aprile 1989 il principio della laicità veniva definito “supremo” in una storica sentenza della Corte: oggi l’Italia può davvero considerarsi un paese laico?
L'occhio di Dio  Musei Vaticani
L'occhio di Dio - Musei Vaticani (foto: Godong/UIG via Getty Images)

Il 19 aprile 1989 sulla Gazzetta ufficiale viene pubblicata la sentenza della Corte costituzionale n.203. In Italia per la prima volta si stabilisce che **il principio di laicità è considerato “**supremo”. Può sembrare un termine roboante, ma significa una cosa ben precisa: la laicità, nel nostro paese, diventa inviolabile, al pari di altri principi come quello della dignità della persona.

Un passo importante e storico. Fino a cinque anni prima la religione cattolica era considerata religione di stato. Solo con quella sentenza nel nostro paese si parla per la prima volta di laicità nell'ordinamento ufficiale dello stato, nonostante il Risorgimento e gli ideali spesso dalle tinte anticlericali che hanno segnato la storia italiana. Inutile dire, però, che la Chiesa cattolica, soprattutto a seguito dei Patti Lateranensi firmati da Benito Mussolini nel 1929, ha sempre avuto un trattamento privilegiato.

Già, ma oggi? A distanza di trent’anni dall’introduzione della laicità nell’ordinamento costituzionale vale la pena farsi qualche domanda, in un paese in cui i politici sventolano libri sacri ai comizi e negli edifici pubblici è ancora ben saldo il crocifisso.

Cosa significa il principio di laicità

Matteo Salvini esibisce il Vangelo a un comizio a Milano il 4 marzo 2018.
Matteo Salvini esibisce il Vangelo a un comizio a Milano il 4 marzo 2018.(credits: Pier Marco Tacca/Getty Images Europe)

Partiamo intanto dal dire cosa non è laicità. Non significa per forza essere atei o agnostici. Significa però che si può anche non professare alcuna fede o religione, o anche appartenere a qualsiasi credo. In sostanza, laicità significa che l’autonomia decisionale non è vincolata da norme confessionali. Questo in ambito giuridico si traduce in uno stato separato dalle istituzioni religiose: l’autorità che governa un paese non dovrebbe quindi essere condizionata da dogmi divini.

Non è sempre così: esistono infatti gli stati confessionali. In alcune aree del mondo, soprattutto in ambito musulmano, ci si rifà direttamente a dettami religiosi per regolamentare la vita civile.

La laicità italiana è ambigua

Simboli religiosi
Simboli religiosi (credits: Matthew Fearnley - CC, Flickr.com)

 

Probabilmente la Francia è la nazione che ha fatto della laicità una vera e propria bandiera. L’Italia in tal senso è stata molto più cauta. Tuttavia ci sono dei principi costituzionali piuttosto chiari. “Si possono riassumere in tre punti cardine”, spiega a Wired Marilisa D’Amico, professore di diritto costituzionale all’università di Milano. “Innanzitutto è chiara la separazione tra ordine religioso e temporale. Vige il principio che tutte le religioni sono uguali e che c’è la libertà di credere ma anche di non credere. Non bisognerebbe mai dimenticare il diritto di essere atei”.

Da noi invece vige un orientamento positivo nei confronti della libertà religiosa; non si esclude quindi la religione dall’ambito pubblico, puntando piuttosto sul pluralismo. Questo però ha creato situazioni ambigue, stemperando gli effetti della sentenza.

“L’anniversario della sentenza costituzionale del 1989 è importante e significativo”, precisa Nicola Fiorita, professore di Diritto canonico ed ecclesiastico all’università della Calabria. “Tuttavia contiene una delimitazione del principio di laicità stesso. Si afferma infatti che l’Italia è sì uno stato laico, ma anche che l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole è compatibile. Di fatto privilegiando solo una parte degli studenti”.

La sentenza ha dato quindi legittimità all’insegnamento della religione cattolica. Per certi versi un paradosso, in contrasto con la dottrina più laica. Al cosiddetto orientamento positivo si rifanno anche i sostenitori del crocifisso in classe: in questo modo, tuttavia, la pluralità religiosa e soprattutto la neutralità laica non può evidentemente dirsi compiuta.

Come giustificare momenti e simboli cristiani in luoghi di espressione dello stato laico? Il linea giurisprudenziale, l’insegnamento della religione cattolica si rifà a un valore storico e culturale e non propagandistico, perciò la Corte costituzionale lo ha ritenuto compatibile con il principio di laicità.

Le Tre Fasi
 
Non è facile dire se oggi siamo più o meno laici di qualche decennio fa. Ma per Marilisa D’Amico le leggi fatte negli anni Settanta, come quella sul divorzio o sull’aborto, erano espressione di uno stato laico nel migliore dei termini. “Anche i cattolici votarono per non negare ad altri dei diritti. Nonostante fossero considerati in contrasto con la propria visione del mondo”, ricorda D’Amico.

Secondo Nicola Fiorita negli ultimi trent’anni abbiamo vissuto tre fasi. In una prima fase c’è stata un’espansione della laicità. “Viene affermato finalmente che l’Italia è uno stato laico. Ciò comincia a produrre lentamente degli effetti politici”, spiega Fiorita. “Dal 2001 in poi si è cominciato invece a ridurre la portata del principio di laicità. Facendolo rientrare in una mera visione di pluralismo”. Una laicità che veniva riconosciuta e affermata, certo, ma da cui non si traevano più degli effetti. Si garantiva sì un pluralismo, ma di fatto era la religione cattolica a godere di un trattamento privilegiato.

“Trent’anni fa pareva iniziato un percorso progressivo di rafforzamento della neutralità delle istituzioni pubbliche. Nonché del regime indifferenziato dei diritti. Oggi possiamo dire che non è avvenuto”, constata Fiorita.


Gli effetti concreti

La questione non è solo di principio. E neppure di fede, in realtà. Marilisa D’Amico ricorda che molti politici sono stati e sono cattolici. Non è un problema. D’Amico fa l’esempio della legge sull’aborto del 1978.“Quella volta i politici cattolici hanno accettato un compromesso. Inserendo l’articolo sull’obiezione di coscienza. Anche se spesso si attua quell’articolo in modo sconsiderato, non è stata usata una legge per affermare un valore religioso”.

Secondo D’Amico oggi si assiste a crescenti intromissioni della chiesa in questioni riguardanti lo stato. Uno dei riferimenti è la campagna referendaria per la modifica della legge sulla procreazione assistita del 2005.Alcune gerarchie ecclesiastiche hanno spinto per affermare la superiorità dell’embrione a discapito della salute della donna. Per non parlare delle campagne ideologiche per negare i diritti agli omosessuali. O ancora, a chi voleva normare il fine vita. Tuttavia il parlamento rispetto a questi temi è comunque riuscito ad esprimersi: si sono varate delle leggi che non mirano a negare diritti in nome di principi religiosi.

“Penso che in questo momento la politica cerchi addirittura di rincorrere la chiesa. Questo impoverisce lo spirito della nostra Costituzione. E dimostra la debolezza della politica che si fa scudo della religione”, afferma D’Amico. Il fatto è che gli esponenti della chiesa cattolica hanno sicuramente il diritto di esprimere il proprio pensiero. Altra questione però è incitare i fedeli nell’attuare azioni politiche. Questo vale quando il papa si esprime sull’aborto, ma anche sulla questione dei migranti. Il confine evidentemente è labile, ma sta ai politici decidere se rimanere laici o meno.

“In Italia siamo abituati a sentire l’opinione della chiesa rispetto a qualsiasi tema. Ci sembra normale”, continua e conclude D’Amico. “Tuttavia da noi il concetto di laicità è inteso diversamente a seconda della propria sensibilità”.