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Sunday, May 24, 2026

LA PENTECOSTE: ALCUNE IMPORTANTI RIVELAZIONI DI RUDOLF STEINER

Di Anonimo


Il 23 maggio 1904 a Berlino, nella sede della Società Teosofica , Rudolf Steiner tenne una conferenza dal titolo "Pentecoste, la festa della liberazione dello spirito umano". In questa conferenza oggi contenuta nel volume 93 della sua Opera Omnia (La Leggenda del Tempio e la Leggenda Aurea) Steiner fa alcune rivelazioni importantissime, accennando anche, nei termini che il lettore potrà constatare, all' enigmatico Conte di Saint-Germain, da lui citato in molte altre occasioni. Ne proponiamo la parte iniziale.

"Oggigiorno le persone celebrano le loro feste senza avere la minima idea di che cosa significano. Sui giornali, che costituiscono la vera fonte di educazione e di illuminazione di molti dei nostri contemporanei, si possono trovare molti articoli su tali festività, senza che gli autori siano minimamente consapevoli del significato di esse. Ma per i teosofi è necessario sottolinearne ancora una volta il significato interiore. Per questo oggi vorrei attirare vostra attenzione sull'origine di una festa antichissima: la festa di Pentecoste.

La festa di Pentecoste è una delle più importanti e più difficili da capire. Nella coscienza cristiana ci ricorda la venuta dello Spirito Santo. Questo evento ci viene descritto come un miracolo: lo Spirito Santo fu versato sui discepoli e gli apostoli di Cristo, in modo che essi cominciarono a parlare ogni sorta di lingue. Ciò significa che essi hanno trovato accesso a ogni cuore e imparato a parlare secondo la comprensione di ognuno. Questo è uno dei significati della Pentecoste. Ma se vogliamo ottenerne una comprensione più fondamentale, dobbiamo andare molto più a fondo. La Pentecoste - come festa simbolica - è legata ai misteri più profondi, con le qualità spirituali più sacre dell'umanità. Ecco perché è così difficile parlarne. Oggi vorrei almeno toccarne qualche aspetto.

Cosa simboleggia in realtà la festa di Pentecoste, il suo principio sottostante dal quale deriva il suo significato più profondo, è preservato solo in un manoscritto che si trova, nella Biblioteca Vaticana, dove è custodito con la massima attenzione. Questo manoscritto, tuttavia, non parla della festa di Pentecoste, ma di quello di cui la Pentecoste è solo il simbolo esterno. Questo manoscritto non è stato quasi mai visto da nessuno che non sia stato iniziato ai più profondi misteri della chiesa cattolica o che sia stato in grado di leggerlo nella Luce Astrale. Una copia di esso è di proprietà di una personalità che è stata molto mal giudicata dal mondo, ma che ora comincia a interessare gli storici odierni. Avrei anche potuto dire che costui "ha posseduto" invece di "possiede" una copia di tale manoscritto, ma questo creerebbe una mancanza di chiarezza. Perciò dico ancora: una copia è di proprietà del Conte di Saint-Germain, da cui probabilmente provengono le uniche informazioni su questo tema.
Nello spirito della Teosofia vorrei dire alcune cose al riguardo. Siamo portati a qualcosa che è profondamente legato all'evoluzione dell'umanità nella quinta razza radicale. L'uomo ha assunto la sua forma attuale durante la terza razza radicale, nell'antico tempo della Lemuria, la ha ulteriormente sviluppata attraverso la quarta razza radicale, all'epoca dell'antica Atlantide, per poi entrare nella quinta razza radicale con quello che aveva ivi acquisito. Chi ha ascoltato le mie conferenze su Atlantide ricorderà che i Greci avevano ancora una memoria viva di quel periodo.
Per orientarci è necessario fare una breve panoramica su due correnti all'interno della nostra quinta razza, che sono forze nascoste nelle anime umane e che spesso lottano tra loro. Una corrente si trova espressa in modo più puro e chiaro in ciò che chiamiamo la visione della vita egiziana, indiana e meridionale. Tutto il giudaismo successivo e persino il cristianesimo ne contengono qualcosa. Ma, d'altra parte, nella nostra Europa con l'altra corrente, è stata mescolato anche il retaggio di ciò che vive nella visione del mondo che ritroviamo nell'antica Persia e che - se non ascoltiamo ciò che gli antropologi ed etimologi dicono, ma se andiamo più a fondo nella questione - ritroviamo che essa si estende dalla Persia alle regioni abitate dai Teutoni.
Di queste due correnti direi che esse puntano su due importanti, su due grandi intuizioni spirituali che le sottendono. La prima era meglio compreso dagli antichi Rishi. A loro fu rivelato l'intuizione di esseri superiori: i cosiddetti Devas. Chiunque abbia seguito una formazione occulta e che sia in grado di fare ricerche in questo campo, sa cosa sono i Devas. Questi esseri puramente spirituali, che vivono nello spazio astrale o mentale, hanno una duplice natura, mentre gli esseri umani hanno una triplice natura. Perché l'uomo, come sappiamo, è composto da corpo, anima e spirito. La natura dei Devas, tuttavia, consiste - per quanto possiamo ricercarlo - soltanto di anima e di spirito. Potrebbero avere altre membra, ma non riusciamo a rintracciarle, nemmeno con i metodi occulti. Un Deva è uno spirito animato. Gli impulsi, le emozioni, le brame e i desideri vivono invisibili nell'uomo ma, per chi ha sviluppato i propri sensi spirituali, essi appaiono come effetti di luce; quel corpo animico dell'essere umano, che forma l'essere interiore dell'uomo, sostenuto dal nostro corpo fisico, è in realtà il corpo più basso dei Devas. Possiamo considerarlo come il loro corpo fisico. La facoltà d'intuizione dell' antico indiano era principalmente concentrata sul culto di questi Devas. Gli indiani vedono questi Devas ovunque. Li considerano forze creatrici, quando guardano dietro le quinte dell'apparenza esterna. Questa intuizione è fondamentale per la visione del mondo dei popoli della fascia meridionale. Nella visione del mondo dell'Egitto, si esprime con la massima potenza.
L'altra intuizione era la base sulla quale fu fondato l'antico misticismo persiano, e questo ha portato alla venerazione di esseri che erano anch'essi di duplice natura: gli Asuras. Anche questi hanno ciò che chiamiamo anima, ma il loro organo d'anima fu racchiuso entro un corpo fisico sviluppato in modo sublime, titanico. La visione del mondo indiano, che aderisce al culto dei Deva, considerava gli Asuras come qualcosa di inferiore; mentre quelli che erano più inclini al punto di vista dei popoli del nord erano più legati agli Asuras, ovvero alla natura fisica. Dunque, si sviluppò nella zona nord più particolarmente, l'impulso per controllare le cose del mondo dei sensi in modo materialistico, procedendo verso l'ordinare del mondo della realtà attraverso il massimo livello di avanzamento tecnico, tramite le arti fisiche e simili. Oggi non ci sono più persone che aderiscono al culto degli Asuras, ma tra di noi ci sono molti individui che ancora hanno in sé qualcosa di quella natura. Da questo deriva l'attrazione verso il lato materialistico della vita e questa è infatti la tendenza base dei popoli settentrionali. Coloro che professano principi puramente materialistici possono essere sicuri di avere nella loro natura qualcosa che proviene dagli Asuras.
Tra gli adepti degli Asuras si sviluppò una sotto-corrente di sentimento strana. La sua prima comparsa avvenne nella vita spirituale dell’antica Persia. I persiani acquisirono una sorta di paura della natura dei Deva. Essi hanno perciò sperimentato paura, timore e spavento per ciò che è di natura puramente animico-spirituale. Quella era la ragione del grande contrasto che oggi possiamo osservare tra il punto di vista persiano e quello indiano. Nella visione persiana del mondo spesso si venerava proprio ciò che la visione indiana del mondo considerava cattivo, inferiore e proprio ciò che l'indiano considerava degno di venerazione si evitava. L'esperienza persiana del mondo era impregnata da uno stato d'animo che temeva e evitava ogni essere avente la natura di Deva. In breve, fu l'immagine di Satana che apparve in questa visione del mondo. Lucifero, l'essere di spirito e anima, divenne un essere che riempiva di paura e orrore. Ecco dove dobbiamo cercare l'origine di ciò che esiste come credenza nel diavolo. Questo stato d'animo è passato anche nella visione moderna del mondo; soprattutto nel Medioevo: il diavolo divenne una figura temuta ed evitata. Lucifero fu così formalmente sfuggito.
Possiamo saperne di più tramite il manoscritto già menzionato. Se si segue il corso dell'evoluzione del mondo scopriamo che a metà della terza razza radice, nell'epoca lemurica, l'umanità fu rivestita di materia fisica. È sbagliato credere come certi teosofi fanno che la reincarnazione non abbia un inizio e una fine. La reincarnazione è iniziata nel periodo dell’antica Lemuria e terminerà di nuovo all'inizio della sesta razza radicale o sesta epoca di civiltà post-atlantidea. L'umanità si reincarna solo durante un certo periodo sulla terra. Questo fenomeno, questo stato è stato preceduto da uno stato estremamente spirituale che non ha richiesto la reincarnazione, e sarà seguito da uno stato spirituale che similmente non richiederà la reincarnazione".

Saturday, October 4, 2025

L'Arcangelo Michele e il senso iniziatico dell'equinozio d'autunno

 Di Omraam Mikhaël Aïvanhov

Percorrendo la fascia zodiacale, il sole attraversa ogni anno i quattro punti cardinali chiamati equinozi e solstizi.
Questi quattro punti, solstizi ed equinozi, coincidono con le quattro feste dette cardinali: Natale, Pasqua, S. Giovanni e San Michele.
Oggi ha luogo l'equinozio d'autunno, al quale presiede l'Arcangelo Michele. Il Sole entra nel segno della Bilancia, dando così inizio a un nuovo ciclo.
E l'autunno è il periodo nel quale deve avvenire questa separazione di cui parla Ermete Trismegisto quando dice: «Tu separerai il sottile dal denso con grande abilità».
Con la festività di S. Michele (29 settembre) abbiamo appena superato l'equinozio d'autunno (dal latino aequus, uguale, e nox, notte). Passiamo da Uriele a Michele: è finita la fase di crescita esteriore nella natura, e nostra verso ciò che è "altro da sé", ed è iniziata la rigenerazione invisibile.
L'emiciclo annuale che si avvia con Michele in autunno (e si conclude con Gabriele in inverno) è quello "dalla morte alla vita", ritorniamo dentro, ripieghiamo su noi stessi e nella nostra interiorità, per consentirci poi di rinascere "a nuova vita"; quando - superato l'inverno - verrà inaugurato l'altro emiciclo, polare a questo, quello di Raffaele: "dalla vita alla morte", il tempo in cui saremo nuovamente tutti proiettati fuori di noi, all'esterno.
In questi sei mesi dell'autunno/inverno (Michele e Gabriele) la "materia è contessuta di spirito", mentre nei sei mesi precedenti della primavera/estate (Raffaele e Uriele) era lo "spirito contessuto di materia".
L'immagine di Michele che tiene la sua spada di ferro puntata sul drago è per l'Uomo, secondo Steiner, un grande "appello rivoltogli per l'azione interiore". Perché egli impari a festeggiare la festa di S. Michele "facendone - appunto - una festa di liberazione da ogni timore o paura, una festa dell'iniziativa e della forza interiori, una festa che sia un appello all'autocoscienza scevra da egoismo."

Monday, May 19, 2025

RUDOLF STEINER SULLA MASSONERIA EGIZIA

di N. R. Ottaviano



Quando le persone si incontrano e discorrono fra loro,parlano delle proprie opinioni,qualche volta anche a proposito di argomenti altissimi. Ma tutto questo rimane sul piano dell'illusione ed è tanto poco corretto quanto l'affermazione di chi non conosce la somma degli angoli in un triangolo e che al proposito ha solo un'opinione. Come non vi può essere discussione sulla somma degli angoli in un triangolo, allo stesso modo non si può discutere a proposito della verità superiori. Nelle questioni che riguardano la conoscenza è quindi impossibile seguire un principio democratico, perchè esso non ha fondamento alcuno. La massoneria degli alti gradi si distingue da quella di Giovanni ( Nota: i primi tre gradi ovvero apprendista, compagno, maestro) perché in essa si può, a grado a grado conoscere la verità. Chi ha raggiunto la conoscenza non può più essere di opinione diversa. Si ha la conoscenza oppure non la si ha. I novantasei gradi hanno quindi una piena legittimità. Alla sommità vi è il cosidetto Santuario Sovrano, come nella massoneria ordinaria vi è il Grande Oriente, ed Esso possiede le reali conoscenze occulte, conosce il cammino e il linguaggio che si può leggere nel manifesto della massoneria e che permette di ascoltare la voce dei "saggi uomini d'oriente". Chi raggiunge questo livello è infatti in grado di percepire la voce dei saggi maestri. Per arrivare a questo punto è necessario possedere un ben determinato sapere, e inoltre precise qualità interiori, virtù che non coincidono semplicemente con le usuali virtù civiche, ma sono qualcosa di molto più profondo e colmo di significato. Vorrei sottolinerare che in relazione a quanto qui si è detto, le comunicazioni teoriche e pratiche contenute nelle opere teosofiche sono solo la parte più elementare, mentre l'aspetto teorico della massoneria dei gradi superiori va ben oltre ciò che viene diffuso dalla teosofia popolare. Il contenuto dipende dal consenso degli adepti a divulgare la conoscenza fino a un determinato livello; non è possibile infatti che tutte le conoscenze siano rese note. È vero, ad esempio, che in un futuro prossimo l'umanità rimarrà molto stupita di fronte ad alcune scoperte che giungeranno troppo presto, provocando così delle sventure.


Certe cose diverranno mature in un futuro prossimo, e per questo bisogna che se ne parli, che si riconosca la necessità di procedere gradualmente nella conoscenza, come viene ribadito con ragione da chi vuol far rivivere il Rito di Memphis-Misraim.

Al vertice del movimento americano di Misraim vi è un uomo le cui caratteristiche più importanti costituiscono una garanzia di costanza nell'andare avanti. Si tratta di una persona di grande valore, il massone John Yarker. Gli insegnamenti del Rito di Misraim sono quattro. I novantasei gradi potranno quindi essere raggiunti in quattro diversi insegnamenti o discipline. La prima si occupa dell' insegnamento simbolico in cui determinati simboli vengono conosciuti come realtà.Il discepolo viene iniziato alle occulte leggi di natura.Il secondo insegnamento,o disciplina,quello cosiddetto filosofico,è egizio-ermetico ed è più teorico. Il terzo viene detto mistico e si basa sull'evoluzione interiore; se viene svolto correttamente dovrebbe guidare alla fabbricazione della pietra filosofale e cioè alla vittoria sulla morte. Il quarto è l'insegnamento cabalistico che consiste nel conoscere i principi dell'ordine universale,i dieci fondamenti.

Rudolf Steiner,Berlino,16 dicembre 1904 (O.O.n.93).



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Friday, April 8, 2022

CHI E' GIOVANNI COLAZZA... LA PERSONA PIU' ELEVATA DOPO RUDOLF STEINER

di autore anonimo

« Secondo la testimonianza di Olga de Griinewald, Giovanni Colazza non solo era il discepolo più caro a Rudolf Steiner, ma la figura più elevata dopo di lui » J.

Giovanni Romano Colazza nacque a Roma, in una famiglia del­l'alta borghesia romana, il 9 agosto 1877. Proveniente da studi classi­ci, si laureò in Medicina e Chinirgia nel 1902

presso l'Università « La Sapienza » di Roma. Uomo di scienza, fin da giovane si applicò con rigore alle discipline esoteriche, tanto orientali che occidentali.

Durante uno dei suoi numerosi viaggi in Europa conobbe Marie Von Sivers (1867-1948), divenuta in séguito Signora Steiner, con la quale rimase in stretto rapporto di amicizia per tutta la vita. Fu pro­prio Marie Von Sivers a presentare Giovanni Colazza a Rudolf Stei­ner, il quale, secondo la citata testimonianza della baronessa de Griinewald, sarebbe tornato in Italia nel 1911 — dopo le precedenti visite del 1909 e 1910 2 — espressamente «a conoscere il dottar Colazza, perché "gli era stato indicato dal Mondo Spirituale" » 3.

Rapidamente Colazza divenne discepolo del dottar Steiner, che lo po­se alla direzione del Movimento Antroposofico in Italia, dopo la fon­dazione del Gruppo Novalis nel 1913. Il Gruppo Novalis di Roma fu, per altro, il primo gruppo antroposofico in Italia.

Nel 1916-17, in qualità di ufficiale medico di campo, combattè in trincea la prima guerra mondiale. Tornato a Roma, ben presto il prestìgio e la notorietà della sua professionalità medica si accrebbero tanto da diventare Egli il medico di quasi tutte le Ambasciate e Lega­zioni straniere, pur rimanendo il medico a disposizione di tutti, senza distinzione di censo e cultura. L'arte medica trovò in Lui felice espres­sione, arricchendosi ulteriormente nel contatto con l'ispirazione più viva della Scienza dello Spirito.

Dopo la fine del primo conflitto mondiale, almeno una volta l'an­no, G. Colazza si recava a Dornach per visitare il dottar Steiner, cui riferiva di se stesso e del lavoro spirituale presso il Gruppo Novalis da Lui presieduto, e frequentato, fra le numerose e notevoli persona­lità, da Emmelina de Renzis, Colonna di Cesare, Arturo Onofri, ecc. Nel 1922, Colazza tenne in Roma una serie di incontri riservati in­tomo ai « Quaderni Esoterici » di R. Steiner.

In séguito alla scomparsa dello Steiner, nel marzo del 1925, si intensificò il collegamento « di intcriore operosità » con la Signora Stei­ner. « I signori Calvari, padre Trincherò, la baronessa de Renzis e Grii-newald, il poeta Onofri, il conte Colonna di Cesare e Calabrini, il dott. Colazza, l'ingegner Gentilli, Spaini, Federici ed altri, compose­ro intomo alla sua persona [della Signora Steiner] un serto di vario­pinte colorazioni umane, sul cui intreccio per lunghi anni, fu vivificata una successione di interessi e di comunione continua, intomo al lavo­ro che si svolgeva in Italia » 4.

Tra il 1927 ed il 1930, G. Colazza aderì al « Gruppo di UR » — partecipando all'omonima Rivista diretta da J. Evola — che rac­coglieva i più prestigiosi esoterìsti d'Italia uniti, pur provenendo da orientamenti diversi, da nobili finalità comuni ^.

La sua attività di conferenziere e di Guida fu instancabile. Dal 1943-44 fino alla sua scomparsa, raccolse intomo a sé coloro che sa­rebbero stati i più vivi cultori di Scienza dello Spirito in Italia, prepa­randoli ed esortandoli con l'esempio della sua alta statura morale, oltre che con le sue lezioni sulle opere fondamentali dello Steiner. Tra que­sti ricordiamo Mimma e Romolo Benvenuti, i giovanissimi Marianna ed Amieto Scabellone, Fiorenza Berta, Pio Filippani-Ronconi. Da una lettera di Giuseppe Federici indirizzata a Massimo Scaligero (1906-1980), in data: Napoli, 27.2.1948, apprendiamo che la Signo­ra Steiner, visitata dal Federici, così ebbe ad esprimersi circa questo gruppo: « II nostro amico Giovanni Colazza mi ha fatto pervenire da Roma messaggi di speranza per l'Italia. So che in questi anni [durante la guerra e l'immediato dopo-guerra] non ha mai interrotto il suo la­voro di riunioni, incontri, visite: mi dice che ci sono giovani e giova­nissimi che ricercano, che sono decisi e ciò corrisponde proprio a quanto il Dottore, a suo tempo, ebbe già a prevedere » 6.

Essendosi sempre rifiutato di scrivere, il suo magistero si espresse attraverso un'arte inimitabile della parola e del silenzio. Soprattutto il suo silenzio, causa per taluni di qualche disagio, evocava l'immagi­ne austera di un « maestro zen », o altre ineffabili risonanze 7. « La sua massima riservatezza, il suo rigido autocontrollo, parve ad alcuni severità, tale da incutere non soltanto un "timore reverenzia­le", bensì un disagio vero e proprio. A smentire questa fallace impres­sione basterà rievocare la gioiosa fiducia avuta in lui dai bambini — o curati o a lungo ospitati — che, nella loro spontanea, schietta, cal­da espansività, non si sentirono mai ostacolati dalla sua serietà, pre­gna di comprensione e pronta soccorrevo lezza » 8.

Nel 1951 concordò con Massimo Scaligero, personalità di spicco tra i suoi amici, di svolgere per la prima volta in Italia la « prima clas­se della Scuola Esoterica » istituita da R. Steiner. Tale impegno, mi­rabilmente assolto, deve considerarsi l'opera finale e conclusiva di Giovanni Colazza.

Morì il 16 febbraio 1953, stroncato da ictus cardiaco, nell'eser­cizio della sua professione medica. Centinaia di persone, di ogni estra­zione sociale, testimoniarono alle sue esequie l'amore e la stima che Egli aveva suscitato durante tutta la sua operosa vita.

Così come il dottar Colazza, tre giorni dopo la morte di Marie Steiner (27 dicembre 1948), « raccolse nel suo studio, al Corso d'Ita­lia, tutti gli amici e celebrò l'elogio supremo, che risuonò come un inno dì gratitudine, di elevazione a Colei che gli era stata amica dilet­ta, inferiore orientatrice per molti anni della sua vita [...] » 9, nel mo­mento del dolore e del disorientamento sopraggiunto alla sua scomparsa, toccò a Massimo Scaligero il compito di rianimare gli amici e di con­fermare la continuità di un'opera che non poteva essere interrotta. In tale compito, interamente assolto con fedeltà assoluta, Massimo Sca­ligero fu assistito fino alla fine (26 gennaio 1980) da quella ignota personalità cui egli stesso allude alle pp. 72 e 87 del suo Dallo Yoga alla Rosacroce, ed alla quale noi stessi siamo debitori di queste essen­ziali notizie biografiche, ma soprattutto della memoria indicibile di quell'Impulso che, tra passato e futuro, illumina la nostra tradizione.

In merito alla partecipazione alla rivista UR, M. Scaligero ci pre­cisò, in un colloquio personale, che il dottar Colazza non era in real­tà l'estensore degli articoli firmati con Usuo pseudonimo: Egli infatti sì limitava ad illustrare gli argomenti al direttore della Rivista, il qua­le provvedeva poi a redigerli per iscritto 10. Tale circostanza, estrema­mente indicativa di quella temperie spirituale, dell'alto senso di responsabilità ed impersonalità di quei ricercatori, ci ha confortato nella difficile decisione di redigere il ciclo di quattordici conferenze che G. Colazza tenne in Roma, con cadenza settimanale, dal 4 gen­naio al 12 aprile 1945, a commento del libro di Rudolf Steiner L'Ini­ziazione 31. La stesura che ne è derivata si discosta sensibilmente, nella forma, dal testo dattiloscritto in nostro possesso, al quale ci si è co­munque riferiti curando di rispettarne il più possibile lo « stile » ed il lessico. Tale testo, mai rivisto dall'autore, tratto per altro da uno stenogramma comprensibilmente lacunoso ed approssimativo, ci è stato gentilmente fornito dal Gruppo Novalis di Roma, al quale rivolgia­mo un sentito ringraziamento.

Sulla rivista Graal, 1-18, 1983-1987, avevamo già pubblicato, a puntate, le singole conferenze, che ora ripresentiamo, in una ulteriore edizione riveduta e corretta, nella forma di un libro organizzato in sette capitoli — ossia due conferenze per capitolo — cui abbiamo noi dato i titoli, secondo il criterio della immagine-sintesi degli argo­menti. Abbiamo visto così, non senza meraviglia, nascere un'opera dotata di vita propria: di dimensioni contenute, ma di poderoso respi­ro intcriore. Nulla abbiamo aggiunto che già non vi fosse: abbiamo soltanto composto la parola parlata secondo le esigenze della pagina scrìtta.

Nell'imminenza del quarantesimo anniversario della morte di Gio­vanni Colazza, crediamo non vi sia celebrazione più opportuna della pubblicazione di questo libro: con esso non si intende violare il magi­co silenzio del quale Egli rivestì il suo magistero, ma attestarne l'in-temporale continuità. Devotamente.

NOTE

1 M. Scaligero, Dallo Yoga alla Rosacroce, Roma 1972, p. 85. Scaligero

ritiene « fondamentale » questa testimonianza, perché la de Griinewald era par­ticolarmente vicina sia al dottor Steiner che alla Signora Steiner, sua amica d'in­fanzia.

2 Memorabili, in quelle occasioni, le conferenze tenute a Roma, ospite del­la principessa Elika del Drago, ed a Palermo. Vedi R. Steiner,Sulla via di Dama­

sco, Roma 1990, pp. 131, 168, nn. 1-2.

3 Scaligero, op. cit., pp. 86-87. Vedi anche E. Pappacene,

Di alcuni cul­tori della Scienza dello Spirito, Bari 1971, p. 188; anche Nicómachus, « Ricordo di Giovanni Colazza », Graal, 4, 1983, pp. 168 ss.

4 Orao, « Marie Steiner. L'Anima della Fedeltà », Graal, 25-26, 1989,

5 Sulla consistenza e l'importanza del contributo alla rivista UR-KRUR cfr. la ristampa fotostatica da noi edita, 3 voli., Teramo-Roma 1980-82) dei ri­cercatori orientati secondo l'indirizzo scientifico-spirituale, vedi Scaligero, op.

cit., pp. 81-82.

6 La bellissima lettera del Federici è leggibile per intero in Orao, op. cit., pp. 35-36. 7 Nicómachus, op. cit., p. 171.

8 Pappacena, op. cit., p. 189.

9 Orao, op. cit., p. 17.

10 Cfr. J. Evola, II cammino del cinabro, Milano 1963, p. 90: « Se fra i col­laboratori [di UR] si trovava qualche personalità nota, che accettò parimenti la regola dell'anonimia, vi erano però anche persone che in precedenza non aveva­no mai scritto e di cui io stesso avevo annotato alcuni insegnamenti dandovi una forma adeguata, salvo la loro approvazione definitiva del testo ». Sulla conside­ razione dell'Evola per G. Colazza, ibid., p. 29: « [...] ebbi anche occasione di

conoscere alcune personalità aventi effettivo valore, separabile dalle teorie a cui si appoggiavano. Ricorderò Decio Calvari, presidente della Lega Teosofica Indi­

pendente di Roma, Giovanni Colazza, che egualmente a Roma dirigeva un cen­tro antroposofico, cioè steineriano, il poeta Arturo Onofri che [...] aveva aderito allo stesso indirizzo ».

11 Vedi nota a p. 15.